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Gran Bretagna, via libera al vaccino AstraZeneca. Ieri la frenata da parte dell’Ema

LONDRA – Il Regno Unito ha approvato stamattina il vaccino di Oxford e AstraZeneca contro il coronavirus, dopo quello di Pfizer e BioNTech. Lo confermano il ministero della Salute britannico e la multinazionale farmaceutica. Londra ha già prenotato ben 100 milioni di dosi di questo vaccino, che si aggiungono alle 50 milioni di Pfizer, e la somministrazione dovrebbe partire con l’anno nuovo, probabilmente il 4 gennaio. Entro febbraio dunque, insieme al vaccino di Pfizer già somministrato da inizio dicembre, circa 14 milioni di residenti in Regno Unito saranno vaccinati, secondo le stime di Whitehall.  “Il governo ha accettato le raccomandazioni dell’agenzia del farmaco britannica Mhra”, dice un portavoce del ministero della Salute britannico, “il processo di approvazione è stato rigoroso e rispettoso dei più alti standard di qualità, sicurezza ed efficacia”. 

La notizia dell’approvazione arriva proprio il giorno dopo in cui l’Ema, l’agenzia del farmaco europea, ha invece dichiarato che l’approvazione dell’Ue per il vaccino di Oxford è più lontana del previsto, si parla di almeno gennaio 2021 inoltrato, in quanto non avrebbe ricevuto dati sufficienti da AstraZeneca. Invece, questi sono stati reputati puntuali e pertinenti dall’agenzia del farmaco britannica che, come con Pfizer mediante una procedura accelerata, ha approvato il vaccino prima di tutti gli altri Paesi. Il Regno Unito ha già acquistato 100 milioni di dosi del vaccino di Oxford, oltre alle 50 milioni di Pfizer. Potenzialmente dunque avrebbe già dosi per vaccinare 75 milioni di persone, su una popolazione ufficiale di 67 milioni. Di questo passo, si calcola che entro l’estate tutti i residenti potranno essere vaccinati contro il coronavirus, con quello di Oxford o Pfizer. In più, il governo britannico ha acquistato anche 5 milioni di dosi da Moderna, altro vaccino approvato dall’agenzia del farmaco americana Fda. 

“È un giorno fantastico e il trionfo della scienza britannica”, esulta su Twitter il primo ministro britannico Boris Johnson, “ora continueremo a vaccinare quante più persone, il più rapidamente possibile”. “È il momento di celebrare l’innovazione britannica” aggiunge il ministro della Salute Matt Hancock, “questo vaccino sarà disponibile a basso costo non solo nel Regno Unito ma in tutto il mondo, questo grazie all’incredibile lavoro degli scienziati di Oxford e AstraZeneca. È una storia di successo britannica. Abbiamo una nuova speranza contro il Covid adesso, ma non dobbiamo mollare adesso: bisogna rispettare le norme e le restrizioni anti Coronavirus”. Mentre per Pascal Soriot, l’amministratore delegato di AstraZeneca, “questo vaccino è efficace, ben tollerato, semplice da trasportare e utilizzare e lo produrremo no profit, senza realizzare profitti. Voglio ringraziare le decine di migliaia di volontari che hanno partecipato a questo grande progetto.

Come per il vaccino di Pfizer, nel Regno Unito si partirà dalle fasce di popolazione più anziane, vulnerabili ed esposte, come i medici e gli operatori sanitari. Il vaccino di Oxford, sviluppato in collaborazione con la Irbm di Pomezia, necessita anch’esso di due dosi, ma distanziate fino a dodici settimane, invece delle tre di Pfizer, quindi i tempi di immunizzazione in teoria sono più lunghi. Ma il vaccino di Oxford ha un vantaggio: è molto più economico e soprattutto facile da conservare, rispetto ai -80 gradi necessari a Pfizer, perché può restare in un frigorifero normale per almeno sei mesi.

Inizialmente c’era stata qualche riserva sul vaccino di Oxford perché l’efficacia media veniva data al 70% e successivamente si è scoperto che quella massima – al 90% – veniva raggiunta somministrando prima una mezza dose del vaccino e poi una intera, tra l’altro risultato raggiunto per errore durante la sperimentazione. Ma ulteriori test, secondo l’ad Soriot, hanno confermato che l’efficacia del vaccino di Oxford “è pari a quella di Pfizer e Moderna, oltre il 90%”, ha detto pochi giorni fa al Sunday Times. Non è chiaro se alla fine verranno somministrate la mezza dose e poi quella intera anche alla popolazione. Si attendono dettagli da AstraZeneca e dal ministero della Salute britannico.

La notizia era attesa da giorni in Regno Unito e rappresenta sicuramente una svolta, visto che l’epidemia qui sta dilagando nuovamente: solo ieri sono stati registrati oltre 53mila nuovi casi di Coronavirus (su 500mila test), segno che la nuova “variante inglese” del virus, più contagiosa, sta penetrando nella società e difatti gli ospedali sono in allerta massima: i ricoverati per Covid hanno già superato il picco di aprile e ieri la Sanità britannica mandava messaggini alla popolazione esortando tutti a evitare di andare al pronto soccorso o in ospedale a causa di un flusso enorme di pazienti. Segno che, di questo passo, il sistema sanitario potrebbe presto essere a rischio collasso. 

A differenza di quello di Pfizer a tecnologia Rna, il vaccino di Oxford AZD1222 deriva dall’adenovirus, un virus blando tipico degli scimpanzé, ma geneticamente modificato in modo da portare con sé una parte del coronavirus e, una volta immesso nell’essere umano, di sviluppare una risposta immunitaria preventiva nell’organismo affinché riconosca il Covid-19 e possa sconfiggerlo Nello specifico, il coronavirus è “rivestito” da proteine “appuntite” (spike), essenziali nel penetrare e infettare le cellule umane. Il vaccino di Oxford incorporerebbe solo questa parte esterna del Covid-19, senza il resto del virus, affinché, una volta che il vaccino sia stato immesso nell’organismo, quest’ultimo impari a riconoscere le proteine “spike” e quindi a difendersi preventivamente grazie a una reazione immunitaria che impedisca alle proteine “appuntite” del virus di entrare in azione.

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