Guardiola, quei consigli poco felici del vice e un ko che fa rumore. Ora il City può dargli un ultimatum

La Republica News

Finora gli emiri di Abu Dhabi, ambiziosi proprietari del Manchester City, hanno accontentato in tutto Pep Guardiola. L’ultimo nulla osta a una sua richiesta ha avuto per lui un particolare significato. Poco più di due mesi fa, lo scorso giugno, ha ottenuto il via libera all’ingaggio come suo vice dell’allenatore da lui più ammirato: il suo maestro basco cinquantacinquenne Juan Manuel Lillo, che nella vita di Pep non è certo una persona qualunque. La storia affonda le radici nel lontano 2003, ma diventa ancora più attuale in queste ore, in cui al Barcellona imperversa la campagna elettorale per la presidenza del club, in crisi apertissima dopo la disfatta col Bayern. La vicenda Lillo inizia 17 anni fa e ha segnato la carriera di Guardiola: senza il poco noto episodio del 2003, non avrebbe probabilmente mai fatto l’allenatore. L’allora ex centrocampista del Barça aveva appena lasciato il Brescia, da calciatore alla tredicesima stagione da professionista, quando l’allora candidato alla presidenza del Barcellona Luis Bassat lo scelse come direttore sportivo, in caso di vittoria alle elezioni. Pep scelse a sua volta come allenatore Lillo, se la cordata avesse vinto: significa che, se Bassat fosse stato eletto, Guardiola probabilmente non si sarebbe mai seduto, nel 2008, sulla panchina che lo ha reso celebre: avrebbe fatto il dirigente. Invece la corsa alla presidenza la vinse Joan Laporta e Guardiola andò a giocare ancora in Qatar e infine in Messico – nei Dorados, allenati da Lillo – prima di essere chiamato alla guida del Barcellona B. Fu il trampolino giusto: nel 2008, per volontà di Laporta, venne promosso al ruolo di allenatore della prima squadra.Champions League


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