Guariti dal Covid, basta una dose entro 12 mesi. Così si avrà pure il Green Pass

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Un’unica dose di vaccino anti-Covid per i guariti dall’infezione. Purché venga somministrata entro un massimo di 12 mesi dalla malattia, sia per i sintomatici che per gli asintomatici. Anche se l’intervallo di tempo preferibile tra il Covid e la puntura è di 6 mesi.

La nuova tempistica per il vaccino ai guariti è contenuto in una circolare firmata la sera del 21 luglio dal direttore generale della Prevenzione Gianni Rezza. Prima il ministero indicava un intervallo tra 3 e 6 mesi per la somministrazione: ora si passa a 6-12 mesi.

Una sola dose entro 12 mesi

Il testo del provvedimento recita: “È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-SarsCoV-2/Covid-19 nei soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica), purché la vaccinazione venga eseguita preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa e comunque non oltre 12 mesi dalla guarigione”.

Due dosi dopo 12 mesi

Trascorsi i 12 mesi dall’infezione da Covid, la possibilità di una vaccinazione a metà non vale più. E dunque se è già passato un anno dalla malattia, come per tutti coloro che hanno contratto il Covid nella prima ondata dell’epidemia risalente alla primavera dello scorso anno, l’indicazione del ministero è di sottoporsi a un intero ciclo vaccinale, con due dosi di Pfizer, Moderna e AstraZeneca o il monodose Johnson&Johnson.

Due dosi anche per gli immunodepressi

Due dosi spettano anche agli immunodepressi. Nella circolare si raccomanda alle persone guarite dal Covid ma “con condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici” di proseguire “con la schedula vaccinale completa prevista”. Ovvero entrambe le dosi di vaccino.

Niente sierologico pre-vaccino (e niente Green Pass col sierologico)

Infine, il documento inviato a enti e Regioni, evidenzia che “come da indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale”. In sostanza, la singola dose entro 12 mesi o le due dosi se è passato più tempo dall’infezione valgono per tutti, anche per chi ha ancora un alto livello di anticorpi. Per questo il test preventivo è inutile ai fine della decisione sulla vaccinazione. Lo stesso vale per l’ottenimento del Green Pass: il test sierologico che dimostra un alto numero di anticorpi non è una condizione sufficiente a ottenere il Certificato Verde.

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Il Green Pass per i guariti

L’aggiornamento delle tempistiche (che prima prevedevano una sola dose tra 3 e 6 mesi per i guariti dal Covid) cambia anche i criteri per l’ottenimento del Green Pass. Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, nell’annunciare le nuove indicazioni, aveva sottolineato che “molti cittadini che hanno contratto Covid-19 e che facevano una dose di vaccino, avevano poi difficoltà ad ottenere il Green Pass, e ciò perché in alcune regioni la dose era somministrata magari dopo i sei mesi previsti. Quindi, la piattaforma del sistema non faceva generare il Green Pass dal momento che l’algoritmo prevedeva la vaccinazione per i guariti entro i sei mesi” e questo, ha affermato Costa, “è un problema che riguarda già qualche migliaia di cittadini e che ora risolveremo”.

Secondo il sottosegretario la circolare dovrebbe quindi agevolare l’enorme quantità di persone in difficoltà con il download del Certificato verde, che ora hanno sei mesi in più di tempo. Una finestra allungata proprio in coincidenza con l’estensione dell’utilizzo del Pass che con il nuovo decreto alle porte servirà anche per locali al chiuso, attività culturali e sportive.

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