Guerra in Ucraina, in Italia parte la mobilitazione pacifista: “Centomila bambini già senza casa”

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ROMA – Ecco dove sono i pacifisti, dove saranno questa sera (a Genova alle 18, in Piazza De Ferrari) e sabato mattina (a Roma alle 10,30, in Piazza Santi Apostoli). Il movimento ha avuto bisogno di vedere i carrarmati russi entrare dalla Crimea, i caccia sfrecciare sopra le città ucraine per convincersi di una nuova mobilitazione, e per questo sono stati accusati di non avere la stessa reattività per la guerra di Putin che hanno avuto per le guerre angloamericane in Medio Oriente.

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A Genova il presidio “No alla guerra-sì alla pace” è stato lanciato dal Pd locale e in queste ultime ore si sono affiancati altri partiti e associazioni. “La pace è l’unica soluzione”, è il claim.

La manifestazione per la pace oggi a Genova (leoni)

La convocazione per Roma è larga, e s’ipotizza partecipata. Sotto l’egida della Rete italiana pace e disarmo, hanno già risposto i sindacati Cgil, Cisl e Uil, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, l’Arci, il Forum del Terzo settore con il grande arcipelago di realtà non governative che rappresenta, Legambiente, la Libera di Don Ciotti, Oxfam in prima linea nel denunciare le povertà del mondo e gli studenti della Rete della Conoscenza e di Link, l’Uds e la Rete degli studenti medi. Per aderire basta scrivere a [email protected] In Piazza dei Santi Apostoli si erano già visti diversi attivisti giovedì scorso, portati a manifestare dalla Comunità di Sant’Egidio.

La Rete italiana pace e disarmo è nata il 21 settembre 2020 dall’unificazione di due organismi storici del movimento italiano: la Rete della pace (fondata nel 2010) e la Rete italiana disarmo (fondata nel 2004). Un presidio di pace è annunciato anche a Quarrata, in provincia di Pistoia, sabato alle ore 16, in Piazza Risorgimento.

Le ventotto organizzazioni sociali del Tavolo Asilo e immigrazione hanno firmato un appello al governo italiano e all’Unione europea affinché le persone costrette a fuggire “trovino le frontiere europee aperte e accessibili” e “affinché si predisponga con urgenza un piano europeo d’accoglienza con una suddivisione equa tra i Paesi membri”. S’ipotizzano cinque milioni di nuovi profughi dall’Ucraina.

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Trova voce sul tema anche il mondo universitario. La rettrice dell’Università di Padova, Daniela Mapelli, ha scritto: “Ancora una volta l’uso indiscriminato della forza sostituisce la ragione. La solidarietà dell’intera comunità accademica va agli ottantasei studenti e studentesse ucraini che frequentano la nostra università. Ci stringiamo a loro in queste ore così drammatiche e incerte, che immaginiamo siano per loro fonte di grandissima preoccupazione”. E il rettore dell’Università di Parma, Paolo Andrei: “Esprimo la mia più ferma condanna nei confronti dell’attacco della Russia, atto di guerra che rappresenta una gravissima violazione del diritto internazionale e un vero e proprio attentato all’ordine democratico. Una guerra, a maggior ragione oggi, è quanto di più inammissibile, oltre che anacronistico”.

Le associazioni non governative iniziano a segnalare i guasti ai civili causati dalla guerra ai più deboli in quel territorio. Save the children, ricordando che nel conflitto “a bassa intensità” in atto dal 2014 sono morti 150 bambini, segnala che negli ultimi giorni, nell’Ucraina orientale, almeno 100.000 piccoli con le loro famiglie hanno dovuto lasciare la propria casa “e hanno urgente bisogno di un riparo, cibo e acqua pulita”.

Soleterre, che lavora in tre ospedali con i bambini oncologici (due strutture sono a Kiev), fa sapere che “venticinque dei nostri piccoli pazienti sono rimasti senza cure essenziali e cinque milioni di persone sono in grave pericolo a causa dei bombardamenti ai pozzi d’acqua della città”. La situazione è già compromessa: “Stiamo attrezzando le nostre strutture con cibo e beni di prima necessità per accogliere le famiglie in difficoltà”.

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