I 7 anni in cui avremmo potuto portare la banda larga nelle scuole

La Republica News

Non mi ricordo il momento esatto in cui abbiamo deciso che per far ripartire la scuola in sicurezza non avevamo assoluto bisogno della banda ultra larga. Di connettere i plessi scolastici con la fibra ad almeno 1 gigabit al secondo. Di portare la rete in tutte le classi, mica solo in segreteria. Non mi ricordo quando lo abbiamo escluso pensando che invece i banchi singoli con le rotelle, quelli sì, avrebbero risolto tutto, persino miracolosamente moltiplicato gli spazi delle aule, perché altrimenti a cosa servono i banchi singoli se poi gli studenti devono entrare tutti negli stessi angusti spazi di prima? Non me lo ricordo ma oggi che si riparte posso dire che abbiamo fatto un errore madornale senza essere accusato di tifare contro? E’ andata così: per un po’ ci siamo detti che la didattica a distanza fatta durante il lockdown era stata un disastro e che saremmo ripartiti tutti in presenza, perché quella sì è vera didattica.Poi, da poco, abbiamo capito che sarebbe stato bello ma impossibile per varie evidenti ragioni e adesso si parla solo di scuola ibrida e digitale dove ibrida è la parola magica. Come in quelle auto che sono un po’ a benzina e un po’ elettriche, moltissime classi saranno ibride, un po’ di studenti in classe e il resto a casa a rotazione. Connessi? Dipende. E qui veniamo alla banda ultra larga nelle scuole. Quali erano le caratteristiche della Didattica a Distanza (DAD) del lockdown? Queste: era imprevista e imprevedibile;  i docenti non avevano idea di come si insegna online; si creavano ingiuste divisioni fra gli studenti con un personal computer e una buona connessione e tutti gli altri. E poi? E poi, l’altra caratteristica era che la lezione i prof non la facevano da scuola, ma da casa, magari con la copertura 4G del proprio smartphone. Bene, questa didattica ibrida che stiamo per sperimentare invece era prevedibile e doveva essere prevista sei mesi fa; molti docenti nel frattempo hanno capito che la lezione online è un’altra cosa, per cominciare, deve durare un po’ meno; i voucher dovrebbero consentire alle famiglie in difficoltà economica di dotarsi di pc e connessione. E poi? E poi i prof questa volta la lezione dovranno farla dalla propria scuola. Dalla classe dove stanno quelli che a rotazione hanno vinto la lezione in presenza. Mettiamo da parte per un istante l’equilibrismo che stiamo chiedendo ai docenti, parlare ai ragazzi in classe ma anche a quelli a casa, nello schermo di un webcam. 
Concentriamoci sulle scuole connesse in fibra. Quante sono? L’ultimo dato che gira (31 luglio scorso) è questo: il 67 per cento delle scuole sono connesse in fibra o lo saranno nei prossimi tre anni. Come se fosse la stessa cosa: adesso o fra tre anni. Prendete un prof: io faccio lezione adesso, ma voi collegatevi fra tre anni. Il problema non riguarda una manciata di scuole. Stime ragionevoli portano a concludere che le scuole con la fibra ottica in tutte le classi sono una su cinque. E che ben 14 mila non sono connesse e non sanno quando lo saranno.Quattordicimila e 715 su oltre trentamila. Questi come la faranno la lezione ibrida? Intendiamoci: l’elenco dei colpevoli è lungo. Parliamo di fondi europei che avremmo potuto spendere dal 2014, che scadranno a fine anno, e che hanno avuto due delibere positive del CIPE, il comitato interministeriale presieduto dal premier con tutti i ministri economici più importanti: 2015, governo Renzi; 2017, governo Gentiloni. Finalmente a maggio è stato presentato un benemerito “piano scuola”, l’ennesimo: 400 milioni di euro di fondi europei per cablare tutte le scuole. Non 4 miliardi. Non serve un MES per la scuola. Non serve un Recovery Fund.  Bastano 400 milioni per chiudere la partita, cablare tutte le classi e mandare le lezioni in streaming. Compresi i costi della connettività per i primi cinque anni. Ci vuole tempo? Sì, ma non anni: mesi, volendo. Volendo essere coerenti con tutte le volte che ci diciamo che i giovani sono il nostro futuro. Insomma, il piano viene approvato il 5 maggio, doverosamente comunicato alla Commissione europea (sono soldi loro); il Ministero dello sviluppo economico vara il decreto il 20 agosto, il che vuol dire che la Corte dei Conti ha tempo fino al 20 settembre per dare un parere, poi Infratel (la società pubblica che attua la strategia per la banda ultra larga) bandirà una gara. Tutto con moltissima calma. Che fretta c’era. Ah sì, doveva iniziare l’anno scolastico. Inizierà. Adesso, non fra tre anni. Buona fortuna di cuore a tutti.  


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