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I capi della banca Hsbc si tagliano l’ufficio, lavoreranno su scrivanie in comune

La Republica News
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LONDRA – Da un giorno all’altro, i dirigenti di una delle più grandi, storiche e oggi controverse banche al mondo si sono ritrovati senza ufficio, né scrivania. Benvenuti a Hsbc, colosso finanziario anglo-asiatico, e nel nuovo corso di Noel Quinn, ceo da quasi due anni oramai, 59enne di Birmingham senza peli sulla lingua e che certo ha già lasciato il segno.

L’ultima di Quinn è stata quella di far sbaraccare tutto il 42esimo piano, quello “executive”, dove fino a qualche giorno fa c’erano tutti gli uffici dei massimi dirigenti, incluso il suo. Siamo nel quartier generale di Hsbc che domina Canary Wharf, la nuova “City” di grattacieli alla periferia Est della capitale britannica. Al loro posto stanze di lavoro comuni e “spazi collaborativi”. E i big manager della banca che fine faranno? Saranno spostati due piani più in alto, ma addio privilegi di un tempo: niente più uffici o scrivanie personalizzate, neanche per lo stesso amministratore delegato Quinn. Al loro posto, un open space con i cosiddetti “hot desk”, che non significa tavoli di lavoro caldi, bensì scrivanie comuni (docking stations) che vengono utilizzate a turno da chi è presente.

Una scelta dettata dalla pandemia e dal lavoro da casa sempre più diffuso, ma non solo. “I nostri uffici erano vuoti la metà del tempo perché viaggiavamo comunque molto spesso in tutto il mondo”, ha dichiarato Quinn durante un’intervista al “Financial Times”, “era solo uno spreco di spazio. Se devo chiedere ai miei colleghi di cambiare modo di lavorare, l’unica maniera per farlo è cambiare subito. Neanche io sono in ufficio cinque giorni a settimana. È inutile… è cambiato il mondo”.

Certo, Hsbc è spesso stata all’avanguardia. Come venti anni fa, quando trasferì il quartier generale nell’allora desolata Canary Wharf, lasciando il gotha della City al centro di Londra. Una bestemmia allora, una scelta ragionata a posteriori. Poi, certo, ci sono altri motivi alla base della revoca di uffici e scrivanie persino ai dirigenti. Innanzitutto il contenimento dei costi, visto che il mercato globale è stato colpito duramente dal Covid. Poi i minimali tassi di interesse delle banche centrali non aiutano. Così, Hsbc vuole tagliare il 40% dei costi della sua sede a Canary Wharf, oltre a ben 35mila posti di lavoro (per scendere a 200mila impiegati totali) e inoltre non rinnoverà del leasing di varie sedi in centro a Londra. Un’austerity da 4,5 miliardi di euro.

Come ricorda sempre il Financial Times, Hsbc comunque non è l’unica banca a definire obsoleta la vecchia organizzazione di lavoro negli uffici. Nella City di Londra oramai la parola d’ordine è “lavoro ibrido”, ossia un po’ da casa un po’ in ufficio. È quello che sta facendo Lloyds Bank, per esempio, dove il 77% degli impiegati ha espresso la volontà di continuare lo “smart working” (espressione tra l’altro mai usata in Inghilterra). Nationwide, invece, ha offerto ai suoi 13 mila dipendenti di lavorare full-time da casa, qualora lo volessero, mentre Standard Chartered sta permettendo ai suoi 95mila dipendenti di appoggiarsi alla società “Iwg” per trovare un ufficio vicino al proprio domicilio, invece di viaggiare da pendolari ogni giorno.

Negli ultimi tempi Hsbc (“Hongkong and Shanghai Banking Corporation”) ha fatto discutere anche per aver continuato a fare affari a Hong Kong, nonostante le offensive liberticide cinesi condannate dal governo britannico. Anzi, ha sostenuto pubblicamente anche la famigerata “Legge sulla sicurezza nazionale” imposta da Pechino all’ex colonia britannica e ha congelato i conti correnti degli attivisti democratici, incluse personalità come l’imprenditore Jimmy Lai. “Noi non facciamo politica, applichiamo semplicemente le leggi locali”, si era difeso due mesi fa Quinn, davanti alla Commissione parlamentare Esteri di Westminster. “Non sacrificate la libertà di Hong Kong per i bonus e gli affari”, aveva risposto, irritato, il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab. 



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