I Covid hotel ci sono ma le Regioni non li utilizzano. E sui rimborsi e caos

I Covid hotel ci sono, ma le Regioni non li utilizzano. E sui rimborsi è caos

La Republica News
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Gli albergatori si mettono a disposizione, ma per risollevare il settore ci vorrà ben altro. Li chiamano “Covid hotel”, sono quelle strutture alberghiere che ospitano le persone in quarantena fiduciaria o i positivi con pochi o nessun sintomo. Dove una volta c’erano i turisti, ora ci sono uomini e donne. In isolamento. Per gli esercenti è un modo per tirare avanti in un periodo di magra, con la prospettiva di un Natale quasi inesistente a livello turistico e una primavera 2020 già andata in fumo. Ma per il comparto è una goccia nel mare. “Non lo facciamo certo per profitto – chiarisce il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca. “In questo momento la ‘coperta’ è corta: i posti letto negli ospedali non bastano. Noi diamo una mano per allungare questa coperta”.Difficile capire con precisione quanti siano i Covid hotel: il loro numero varia in base agli accordi presi, regione per regione, tra le Ats (Agenzie a tutela della salute) e l’associazione di categoria. In più, spiegano da Federalberghi, alcune strutture ospedaliere stringono accordi ad hoc con alberghi nei paraggi che possono prevedere tariffari e servizi differenti. 
“Per il momento stiamo mettendo a disposizione circa 150 posti letto in due hotel. Le strutture che hanno dato disponibilità per esigenze future sono una dozzina” spiega Maurizio Naro, presidente di Federalberghi Milano, Monza Brianza e Lodi. “Fanno pensione completa, con servizio in camera lasciando i pasti fuori dalla porta e sanificazione totale al check out dell’ospite. Tutto per 85 euro a persona al giorno, che salgono a 95 se l’albergatore deve anche misurare la temperatura e il dato sull’ossigenazione del sangue”. Per la pulizia della stanza l’ospite fa da sé: lenzuola e detersivi vengono lasciati davanti alla porta.Per i pochi albergatori coinvolti è una valida alternativa. Ma la domanda di Covid hotel non è molto alta “e per 150 posti letto occupati in questo modo, ce ne sono 33.000 vuoti a Milano. A ottobre le strutture erano piene al 20%, adesso siamo tra il 5 e l’8%. Molti hanno preferito chiudere”. Perché se i clienti latitano, le bollette arrivano lo stesso e i fornitori vanno pagati: “Abbiamo ottenuto dall’Ats pagamenti a 30 giorni, altrimenti anche chi ospita questo tipo di clientela andrebbe in difficoltà”. In una Roma quasi senza turisti su 1200 hotel ne sono rimasti aperti circa 200. Al momento, fanno sapere da Federalberghi Roma, i Covid hotel in attività sono cinque, su circa dieci che hanno dato la propria disponibilità. Secondo l’accordo con la Regione Lazio gli ospiti positivi vengono monitorati da infermieri sempre presenti e da medici che fanno la spola in hotel. “In questi hotel ci sono quegli stranieri risultati positivi dai tamponi fatti all’aeroporto di Fiumicino, oppure cittadini che hanno moglie e figli piccoli e non hanno possibilità di isolarsi a casa” spiegano. Il rimborso, dicono dalla sede capitolina dell’associazione di categoria, è di 30 euro al giorno per pernottamento e servizio di reception. Qui i pasti – sempre consumati in camera – vengono forniti dalla Protezione civile e consegnati dal personale sanitario. L’accordo regionale più recente è quello stipulato nelle Marche tra la Federalberghi locale e la Protezione civile. In realtà gli accordi sono due: uno per le quarantene fiduciarie, l’altro per i positivi asintomatici o paucisintomaci. Nel primo caso gli ospiti pagano di tasca propria dai 35 ai 50 euro al giorno a seconda del servizio; per i positivi invece la Protezione civile prende tutte le camere pagandole 30 euro al giorno l’una, più altri 25 per i pasti. “Gli alberghi disponibili a oggi sono 13, per un totale di 630 camere. Altre strutture stanno chiedendo di entrare a far parte di questa lista, ma per il momento la richiesta non è molto alta” spiega il presidente di Federalberghi Marche Emiliano Pigliapoco. Che aggiunge: “In questo momento di emergenza noi ci siamo. Come ci siamo stati dopo il terremoto del 2016. Ma se negli anni scorsi non fossero stati chiusi tanti ospedali, adesso non ci sarebbe bisogno di noi”.Per risollevare il settore, spiega Bernabò Bocca, “serve qualcosa in più dei ristori del governo, il cui tetto di 150.000 euro non risolve nulla a quei gruppi che fatturano milioni. Più utili sarebbero finanziamenti a 15 anni a tassi agevolati, magari garantiti al 100% dallo Stato”. E sul Natale il presidente degli albergatori coltiva ancora qualche speranza: “Quella è l’ultima a morire, ma anche se il governo allentasse le restrizioni, non ci sarà certo il liberi tutti: la paura di ripetere gli errori di agosto è forte”.


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