I fondi della Lega: le domande in cerca di risposta nel processo. Tutte le tappe dell’inchiesta

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Il prossimo 21 aprile partirà a Milano il processo per gli ex revisori contabili della Lega, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni. Sono indagati per turbativa d’asta, peculato e fatture false nell’inchiesta sull’acquisto da parte di Lombardia Film Commission di un immobile a Cormano, individuato come nuova sede dell’ente regionale. Un’operazione da 800 mila euro, fondi pubblici erogati da Regione Lombardia che per il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pm Stefano Civardi, titolari dell’inchiesta, sono stati distratti per farli finire nelle tasche dei due professionisti leghisti. Una settimana prima, il prossimo 15 aprile, inizierà invece il processo per Francesco Barachetti, l’imprenditore al centro di numerose movimentazioni di denaro della Lega, che deve rispondere di concorso in peculato e fatture false. Nell’indagine sono stati coinvolti anche il commercialista Michele Scillieri, nel cui studio in centro a Milano era stata registrata la lista “Per Salvini premier”, e i due prestanome Luca Sostegni e Fabio Barbarossa, quest’ultimo cognato di Scillieri. I tre sono usciti dall’inchiesta con un patteggiamento: tre anni e quattro mesi per Scillieri, due anni e un mese per Barbarossa, quattro anni e dieci mesi per Sostegni. Per lui una condanna più pesante perché riconosciuto responsabile anche di estorsione nei confronti dei due contabili leghisti. Sostegni minacciava di rivelare i retroscena dell’affare se non fosse stato ricompensato per il suo ruolo nell’operazione.

L’affaire Lombardia Film Commission è stato ricostruito dalla procura e dalla Guardia di Finanza di Milano con intercettazioni, testimonianze, analisi dei flussi finanziari e delle tante “Segnalazioni di operazioni sospette” raccolte dall’Antiriciclaggio della Banca d’Italia. Materiale ora agli atti del processo contro Di Rubba, Manzoni e Barachetti. Ma mentre l’imprenditore ha scelto il rito ordinario – quindi un processo pubblico – Di Rubba e Manzoni hanno optato per il processo abbreviato. Un rito che, oltre a prevedere uno sconto di pena per gli imputati, impedisce a cittadini e giornalisti di assistere alle udienze. Si arriverà alla sentenza del gup Guido Salvini, quindi, dopo una serie di udienze a porte chiuse. Repubblica ha deciso di raccontare tutte le tappe dell’inchiesta – dal fermo d’urgenza dello scorso luglio di Luca Sostegni, prima che tentasse di lasciare l’Italia per il Brasile, fino alla richiesta di processo dei pm, poche settimane fa – e di ripercorrere le fasi più significative: la finta gara d’appalto per la selezione di un immobile, la spartizione dei soldi pubblici, i rapporti societari tra gli imputati e i politici della Lega, l’acquisto da parte dei revisori leghisti di due ville sul lago di Garda col denaro erogato da Regione Lombardia. Tappe di una storia che s’intreccia con quella sul tesoro scomparso di 49 milioni della Lega a cui danno la caccia le procure di mezzo nord Italia.

Le prime tracce di questa storia risalgono all’ottobre del 2016. In un messaggio whatsapp Alberto Di Rubba dice ad Andrea Manzoni di ricordare al commercialista Michele Scillieri di “preparare due o tre immobili”. Lo scopo dei due revisori contabili della Lega è simulare una vera gara d’appalto per l’aggiudicazione dell’edificio da adibire a nuova sede della Lombardia Film Commission, fondazione di Regione Lombardia. In realtà era già deciso che l’operazione dovesse essere fatta col capannone di Cormano.

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Il capannone è di una cliente di Scillieri, la vedova Paloschi, fortemente indebitata col fisco. Il commercialista farà in modo di acquistarlo tramite una società, Andromeda srl, il cui prestanome è il cognato Fabio Barbarossa. Il prezzo è di 400mila euro, pagati con due assegni mai versati. Denaro che Scillieri dirotterà poi in Svizzera per sbloccare una propria posizione finanziaria attraverso la fiduciaria Fidirev.

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L’acquisto da parte della Lombardia Film Commission andrà effettivamente in porto, un anno dopo, nel dicembre del 2017: Di Rubba e Manzoni fanno in modo che venga acquistato dopo una finta gara d’appalto. Il costo finale sarà di 800mila euro, denaro pubblico. Che fine fanno questi soldi? Secondo le accuse 600mila euro serviranno ai contabili della Lega per comprarsi due ville sul Lago di Garda, l’oggetto del peculato. Altri soldi vanno a Barachetti, imprenditore fedelissimo della Lega per la ristrutturazione dell’immobile di Cormano.

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Con la storia del capannone nello stesso periodo, si innesta anche un’altra vicenda, quella dei fondi della Lega. E’ il 24 luglio del 2017 quando dal tribunale di Genova arriva la prima sentenza che, oltre a condannare Bossi e Belsito, dispone la confisca dei famosi 49 milioni (che sarà confermata dalla Cassazione nel luglio del 2018).

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Sono giorni convulsi, alle elezioni mancano pochi mesi e i guai giudiziari del Carroccio sembrano poter mettere a rischio la campagna elettorale. Nel frattempo si sta perfezionando l’operazione Film Commission. Nelle settimane successive succede anche qualcos’altro, seppure lontano dai riflettori. Tra il 10 ottobre e il 10 novembre del 2017, vengono firmati tre atti per spostare temporaneamente la sede della Lega in via Privata delle Stelline numero 1, condominio dove si trova lo studio del commercialista Michele Scillieri. I soci fondatori sono parlamentari noti: Matteo Salvini, Roberto Calderoli, Lorenzo Fontana, Giulio Centemero, Giancarlo Giorgetti. A cosa serve questa mossa? Per gli investigatori è un modo per impedire che lo Stato possa confiscare i soldi della Lega. Individuano in favore di Scillieri due pagamenti da parte della Lega e di PontidaFin (uno da 60mila e uno da 17mila euro, risalenti all’autunno 2017).

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 Ma è nell’estate del 2020 che le indagini della Procura di Milano hanno una svolta. Parte una rogatoria in Svizzera per capire che fine hanno fatto i soldi della compravendita dell’immobile. E’ su questa operazione che inizialmente si concentrano gli investigatori.

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Il 16 Luglio 2020 viene arrestato Luca Sostegni, prestanome di Scillieri. Saranno le sue testimonianze a fare luce su com’è andata la compravendita dell’immobile di Cormano.

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Il 9 settembre finiscono ai domiciliari Di Rubba, Manzoni, Scillieri e Barbarossa. Per loro l’accusa è di peculato e turbata libertà nella scelta del libero contraente.

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Dalle carte dell’inchiesta tra cui intercettazioni e verbali, emerge nei dettagli il sistema messo in piedi dai contabili della Lega con Scillieri. Per il gip l’accordo corruttivo è “provato”.

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Nelle tante intercettazioni, anche lo sfogo di Scillieri. “hanno ciucciato una montagna di soldi dalla Lega, una montagna!”. E si dice pronto a parlare con la procura. “A me non si apre quel cassettino della testa, non si è mai aperto in vita mia, non fatemelo aprire…”.

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Il 16 ottobre vengono sequestrate le ville di Di Rubba e Manzoni al “Green Residence Sirmione” e il 13 novembre va ai domiciliari anche Francesco Barachetti: è l’imprenditore della Lega che si occupa della ristrutturazione dell’immobile di Cormano.

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Cominciano gli interrogatori. Dopo un po’ di resistenze, Scillieri ammette. E comincia a individuare un sistema più ampio: parla di un presunto sistema di retrocessione per cui ogni consulente nominato dal partito restituiva alla Lega fino al 15 per cento dei soldi incassati per i lavori.

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Il 5 gennaio il prestanome Sostegni patteggia. Scillieri invece lo fa il 26 febbraio, condanna a 3 anni e 4 mesi. Con lui anche il cognato Barbarossa.  Per Di Rubba, Manzoni e Barachetti il processo la prima udienza del processo è prevista per il 15 aprile.

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Rimangono ancora aperti interrogativi su cui la procura sta cercando di fare chiarezza. Il primo riguarda i soldi della Lega. Sui conti di Di Rubba e Manzoni i magistrati hanno osservato tantissime transazioni. Quante di queste riguardano i fondi del Partito? E poi. Scillieri ha realizzato numerose operazioni come curatore fallimentare: quante di queste hanno seguito uno schema simile a quello della compravendita dell’immobile di Cormano?

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E poi il ruolo dell’imprenditore di Casnigo, Francesco Barachetti. Dal 2016 al 2018, la sua società ha ampliato il volume d’affari di quasi due milioni di euro, arrivando a superare i 4 milioni di euro. Quanti di questi sono arrivati grazie alla Lega?

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E fino a che punto questa vicenda si intreccia con quelle che riguardano i fondi della Lega? In questo vorticoso giro di denaro si ritrovano anche le tracce dei finanziamenti al partito? E qual è il ruolo in tutta la vicenda dell’attuale tesoriere del Carroccio Giulio Centemero?

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