I giovani chiusi in casa molto prima del Covid

I giovani chiusi in casa molto prima del Covid

La Republica News
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“Sono un giovane hikikomori e mi riferisco alla lettera del signor Lamagna (sul Venerdì del 13 novembre) che scherzava sul confinamento dei vecchi causa pandemia richiedendo alberghi di prima categoria in località di lusso. Premesso che questa richiesta è più che legittima e che è altrettanto legittimo favorire il “ricambio generazionale” purché sia una scelta personale e non imposta dal di fuori, quale che ne sia il motivo. Vorrei domandare a lui e anche a lei cosa ne sapete di questi giovani di cui è richiesto l’aiuto. Forse è solo una mia ingenua opinione, ma io ritengo che i tempi cambino e che di conseguenza anche la gioventù nei suoi valori e nei suoi miti e nelle sue azioni sia cambiata. I giovani d’oggi non sono quelli di 50 anni fa. E il modo di essere giovani oggi è probabilmente diverso dal modo in cui lo siete stati lei e il signor Giovanni. Certamente ancora esistono giovanotti con la testa sulle spalle e il cuore appuntato nel petto. E parimenti esisteranno i giovani sognatori che con la loro opera cambiano e rivoluzionano Il mondo: vorrei ricordarvi però che nel pentolone chiamato gioventù esistono anche i giovani bistrattati bamboccioni di Tommaso Padoa-Schioppa e anche i compagni di disavventure ed eredi spirituali di Telemaco, la generazione Telemaco citata dal buon Renzi. Inoltre ultimamente stanno cominciando ad esistere persino i giovani hikikomori perché la fragilità, seppure in modo diverso, non è prerogativa esclusiva dell’anziano. Quindi giacché la vita e il Covid ci hanno ricordato che abbiamo bisogno ora più che mai gli uni degli altri, mi permetto rispettosamente di rivendicare per tutti questi giovani under 35 la stessa dignità e il riconoscimento che il signor Giovanni chiede per gli over 70″. Senza firma
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Naturalmente non sapevo chi fossero gli hikikomori e mi sono informata, e la traduzione potrebbe essere: persone che praticano l’autoisolamento volontario. Sono adolescenti e giovani giapponesi che si ritirano dalla vita sociale e si rinchiudono nella loro camera per lunghi tempi, evitando ogni rapporto anche con i genitori: il fenomeno pare riguardi  tutti i Paesi economicamente avanzati e in Italia sarebbero attorno ai centomila, soprattutto maschi, che sono l’anello debole dei tempi difficili. Il fenomeno ovviamente è aumentato con la pandemia e l’uso costante del web. Non so che dire, ma siccome lei si accomuna ai vecchi, posso solo farle sapere che io a 91 anni non mi sono affatto ritirata, a parte la pandemia che mi costringe in casa. Non ho bisogno di alcun riconoscimento e la dignità me la sono conquistata nei decenni e ancora adesso cerco di meritarmela ogni giorno.
Lo so che il mio è un predicozzo scemo che avrà sentito mille volte, ma rifiutare la vita, con le sue difficoltà e bellezze, a me pare una malattia, una forma depressiva che nasce dal disagio sociale e familiare e che quindi va curata: se invece è una scelta cosciente, ma non credo, è solo un modo, mi perdoni, un po’ vile, di evitare ogni responsabilità verso il mondo e se stessi, lasciando il mondo, e lei stesso, in mano a quelli che lei ritiene forti, e che potrebbero esserlo anche troppo, non so se lasciandovi in pace e ovviamente mantenendovi. Penso ai sensi di colpa dei suoi genitori, e alla vostra, alla sua crudeltà.  Troppo facile: è la difficoltà della vita a renderla appassionante.
Sul Venerdì del 18 dicembre 2020



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