I guai di Chadia Rodriguez, un passaggio in auto e poi la rapina con lo spray

Pubblicità
Pubblicità

Avrebbe “adescato” la vittima, un uomo conosciuto in un bar, grazie alla sua avvenenza e alla giovane età. L’avrebbe convinto a farsi dare un passaggio in auto da Mondovì fino a Torino, in cambio del pieno di benzina, insieme ai suoi due complici. E poi, con la scusa di dover andare in bagno, l’avrebbe fatto fermare presso il cimitero Monumentale, dove in un luogo isolato, nel buio della notte, uno dei due ragazzi gli ha spruzzato lo spray urticante e l’altro gli ha strappato la catenina d’oro dal collo. È questo l’episodio, avvenuto l’ 8 settembre 2017, che secondo l’accusa della procura ha messo nei guai Chadia Rodriguez, la rapper di origine spagnola e marocchina, che si è trovata coinvolta nella chiusura della maxi indagine su 53 componenti della banda dello spray che hanno messo a segno colpi ai concerti e nelle discoteche di mezza Europa.

L’8 settembre 2017

La giovane cantante, tutelata dagli avvocati Leonardo Proni e Fabio Federico, attende di conoscere le accuse che le vengono contestate per potersi difendere da un’accusa come quella di rapina in concorso, aggravata dall’utilizzo di un’arma, lo spray, per la quale il principale complice, Zaccaria El Fadili ha già patteggiato una pena di 3 anni e 8 mesi, il 5 aprile 2019. Ed è negli atti di quel procedimento che viene ricostruito proprio l’episodio che la procura ora contesta alla cantante, nel frattempo diventata famosa tanto da partecipare anche al concerto del 1 maggio.

Concertone del Primo Maggio, Chadia Rodriguez si mette in topless sul palco: “Libera l’amore”

La rapper Chadia Rodriguez indagata con la banda degli scippatori con lo spray

Non è stata subito individuata dagli investigatori Chadia Darnakh. All’inizio, infatti, era stata sospettata un’altra ragazza, di origine romena, per il fatto che Zaccaria El fadili, qualche settimana dopo la rapina, era stato fermato per un controllo in autostrada ed era a bordo dell’auto di quell’amica. Ma soprattutto la vittima, un uomo italiano, aveva riconosciuto proprio in quella giovane l’autrice della sua rapina. Il riconoscimento però non aveva retto il vaglio del gip, anche perché il rapinato aveva dichiarato che la donna che l’aveva convinto a farsi dare un passaggio, era di origini magrebine, visto che aveva scambiato alcune battute in arabo con i suoi complici.

Convinto con una telefonata

Nella ricostruzione del fatto da lui denunciato, aveva spiegato di aver conosciuto casualmente la ragazza con cui si era scambiato il numero di telefono. All’una di notte lei l’aveva chiamato chiedendogli il passaggio. Lui era andato a prenderla al centro commerciale di Mondovì e lì lo aveva convinto a portare tutti e tre i ragazzi fino a Torino con la promessa di pagargli la benzina per il viaggio. Durante il tragitto, la ragazza gli avrebbe chiesto in prestito il cellulare e avrebbe cancellato i numeri di telefono che si erano scambiati. Arrivati a Torino, dopo che i due ragazzi gli avevano spruzzato lo spray e strappato la collana, avrebbero cercato di rubargli l’auto, senza riuscirci, e gli avrebbero preso il cellulare. E tutti e tre sarebbero fuggiti dentro il parco del cimitero.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source