I lockdown degli altri spingono lexport cinese dal commercio con lestero Pechino incassa 535 miliardi

I lockdown (degli altri) spingono l’export cinese: dal commercio con l’estero Pechino incassa 535 miliardi

La Republica News
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PECHINO – I lockdown fanno bene alla Cina. I lockdown del resto del Mondo, si intende. Perché finché i consumatori globali devono restare chiusi in casa e non possono andare in vacanza, al cinema o al ristorante, si sfogano buttandosi sullo shopping, magari online. E i beni che comprano, elettronica, mobili, giocattoli, vestiti, insieme alle forniture di materiale sanitario, sono le fabbriche del Dragone a produrli, anche grazie al fatto che il virus è sotto controllo ormai da mesi. Così, dopo il record di novembre, a dicembre la Cina ha fatto di nuovo segnare flussi di esportazioni in crescita esorbitante. L’export ha spinto a un nuovo record la bilancia commerciale, 78 miliardi di dollari di surplus, ma soprattutto ha confermato la centralità, si potrebbe dire la necessità del Made in China nelle catene del valore globali, al termine di un anno cominciato nel peggiore dei modi possibili.

Una prova di resilienza. La macchina delle esportazioni cinese a novembre aveva fatto segnare +21,1%, record da tre anni, e a dicembre si è fermata poco sotto, +18,1% anno su anno, battendo le stime degli analisti e centrando il settimo dato consecutivo in crescita. A stupire è soprattutto la velocità con cui le industrie cinesi si sono adattate alle esigenze del mondo in quarantena. Nel 2020 per esempio la Cina ha esportato 420 miliardi di mascherine, 40 per ogni essere umano che vive al di fuori dei suoi confini. Poi ha fornito a tutti i device per lavorare da casa, quindi nella stagione delle feste è stata la volta dei giocattoli. 

Va detto che anche le importazioni stanno crescendo a un ritmo solido, effetto della ripresa complessiva dell’economia. Dopo il +4,5% di novembre, dicembre ha fatto segnare un +6,5%. C’è una forte componente industriale, per esempio di microprocessori che arrivano da Taiwan e Corea del Sud e poi finiscono nelle apparecchiature elettroniche che la Cina vende all’estero. Ma c’è anche una parte di consumo, ormai ripartito dopo un po’ di convalescenza. Negli ultimi tre mesi le importazioni cinesi dall’Italia sono cresciute di oltre il 20%, trascinate dai beni di lusso. Prima del virus i cittadini del Dragone li acquistavano all’estero, durante i loro viaggi, ora che non possono più viaggiare si riforniscono in casa.

Nel complesso però le importazioni salgono comunque più lente delle esportazioni, che chiudono il 2020 a +3,6%, e questo genera record su record nel surplus. L’intero anno va in archivio per la Cina con una bilancia in attivo di 535 miliardi di dollari, la più alta dal 2015. E nonostante l’accordo commerciale e gli acquisti di materie prime americane, la maggior parte di quell’attivo resta comunque con gli Stati Uniti, 317 miliardi di dollari. Interessante notare che per la prima volta i Paesi Asean hanno superato Europa e Stati Uniti come primo partner commerciale della Cina, a conferma della crescita delle interconnessioni economiche nell’area asiatica.

Gli analisti di Capital Economics avvertono che questa impennata del commercio cinese, sia in entrata che in uscita, dovrebbe sgonfiarsi nei prossimi mesi. Il resto del mondo, grazie al vaccino, dovrebbe tornare ad uscire di casa, spendendo un po’ più in servizi e meno in beni di consumo prodotti in Cina. Intanto il governo di Pechino dovrebbe gradualmente chiudere il rubinetto dello stimolo economico, raffreddando anche le importazioni. Resta però la straordinaria prova di resilienza dell’economia del Dragone, che dovrebbe aver chiuso il suo anno più difficile con una crescita superiore al 2%, forse anche sopra al 2,5, uno dei pochissimi Paesi in positivo, l’unico del G20.



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