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I manager di Autostrade si aumentano lo stipendio prima della vendita alla Cdp

La Republica News
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MILANO In vista del passaggio della maggioranza di Autostrade per l’Italia dal gruppo Atlantia al consorzio formato da Cdp, Macquarie e Blakstone il top management di Aspi – con in testa l’ad Roberto Tomasi – si aumenta lo stipendio fisso. Lo ha deciso il cda lunedì 10 maggio, dopo aver condiviso la procedura con gli eventuali e futuri compratori.

In particolare, Tomasi ha aumentato la retribuzione fissa da 635 mila a 750 mila euro l’anno, circa il 18%. Il responsabile degli affari legali Amedeo Gagliardi e quello della finanza Alberto Milvio, che con Tomasi garantiranno l’affidabilità della rete, dei numeri e di tutti i profili legali di fronte al nuovo acquirente dell’88% di Aspi oggi in mano ad Atlantia, percepiranno anche loro un incremento della parte fissa che sarà riconosciuto dai compratori subentranti «secondo le regole di mercato».

Dopo il crollo del ponte Morandi, nell’agosto 2018, tutti i vertici di Aspi erano stati progressivamente sostituititi e – data la grave situazione che si era creata – erano stati sospesi incentivi variabili, bonus di lungo periodo e altri compensi di medio e lungo termine subordinati al raggiungimento dei risultati. Adesso l’aumento del compenso dei vertici di Aspi, con un nuovo ad rispetto al momento del crollo, sarebbe stato previsto nell’offerta vincolante che Atlantia ha ricevuto lo scorso 31 marzo, e avrebbe ad oggetto un contratto di «rentention» mirato a trattenere il management e a ingaggiarlo nel periodo che intercorre tra la firma dell’accordo – prevista salvo intoppi entro l’estate- e l’effettiva vendita attesa tra fine anno e comunque entro il marzo 2022. 

Nell’offerta del consorzio guidato da Cdp si esplicita «un piano di compensi e meccanismi di incentivo» mirato a ingaggiare i membri chiave di Aspi per allinearli «all’interesse comune», ovvero quello della società e del buon esito dell’accordo tra compratore e venditore. Se con il cambio di proprietà i manager dovessero invece andare via avranno una buonuscita più alta di quella che gli sarebbe spettata con le retribuzioni precedenti. Secondo Aspi i piani di retention sono una delle best practice di mercato e lo stipendio di Tomasi partiva da un livello tra i più bassi del settore infrastrutture. Per il 2020 aveva diritto a un fisso di 635 mila euro e a un variabile pari al 150% della retribuzione annua lorda (Ral), che però non ha incassato perché gli obiettivi non sono stati raggiunti. Nell’anno della pandemia nessun manager di Autostrade ha maturato la componente variabile dei compensi. Parte degli obiettivi di Tomasi era poi subordinata all’approvazione del Pef, che ancora non c’è e che verosimililmente arriverà dopo la vendita. 



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