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I miliardari nel mondo aumentano di un terzo, il Fmi propone un’imposta sui ricchi

La Republica News
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NEW YORK – Per qualcuno pandemia e lockdown sono stati una manna dal cielo: i miliardari. La classifica annua dei miliardari mondiali realizzata dalla rivista americana Forbes conferma questo bilancio: gli ultimi dodici mesi sono stati generosi con gli immensamente ricchi, i vincitori che dalla crisi hanno tratto maggiori guadagni. I loro ranghi sono aumentati del 30% aggiungendo 660 nuovi ingressi nel club che ora annovera 2.755 membri. Il loro patrimonio complessivo nel marzo 2021 ha raggiunto 13.100 miliardi di dollari ed è aumentato di ben 5.000 miliardi di dollari solo nei dodici mesi precedenti, in un periodo che per la maggioranza della popolazione è stato segnato da morti e malattie, disoccupazione e impoverimento.

Al primo posto nell’elenco si conferma Jeff Bezos, fondatore e azionista di maggioranza relativa di Amazon. La sua azienda ha stravinto la sfida dei lockdown aumentando al 42% la sua quota del commercio digitale. Al secondo posto Elon Musk di Tesla, seguito da Bernard Arnault (Lvmh), Bill Gates, Mark Zuckerberg (Facebook). L’andamento eccellente di molte Borse, tra cui Wall Street, ha contribuito in modo decisivo al loro ulteriore arricchimento. Solo negli Stati Uniti i 400 più ricchi hanno visto la loro porzione del Pil raddoppiare in dieci anni, dal 9% nel 2010 al 18% nel 2020.

Di fronte all’ulteriore aumento delle diseguaglianze e alla formidabile accelerazione nella concentrazione di ricchezza, il Fondo monetario internazionale lancia la proposta di una “tassa di solidarietà”: dovrebbe colpire i più ricchi e quelle imprese che dalla pandemia e lockdown hanno tratto profitti eccezionali. Vitor Gaspar, capo della sezione fiscale al Fmi, lancia la proposta ai governi perché «i cittadini percepiscano che tutti contribuiscono allo sforzo della ripresa». Il dirigente del Fmi sottolinea che il 2020 ha impoverito in modo particolare i più giovani e le fasce deboli della manodopera; ricorda il precedente della Germania che aumentò l’aliquota sullo scaglione più elevato di reddito come tassa di solidarietà per finanziare la riunificazione. A questa sovraimposta temporanea sui redditi dei più ricchi, secondo l’esperto del Fondo dovrebbe aggiungersene una sui sovraprofitti accumulati nel 2020 da molte aziende.

La proposta del Fmi è allineata con i cambiamenti della politica fiscale americana proposti da Joe Biden, e che dovranno affrontare l’iter di approvazione al Congresso. Su tutti spicca l’aumento della tassa sugli utili societari dal 21% al 28%, a cui l’Amministrazione Biden vuole affiancare una global minimum tax sulle multinazionali. Qualcosa di simile sta accadendo a livello locale, almeno in quegli Stati Usa che sono governati dai democratici. E’ il caso di New York, dove il governatore Andrew Cuomo ha concordato con l’assemblea legislativa locale un bilancio da 212 miliardi con due misure radicali. Da una parte un aumento della tassazione locale sulle imprese e le persone fisiche ad alto reddito, che dovrebbe fruttare 4,3 miliardi aggiuntivi di gettito. D’altra parte due miliardi di aiuti agli immigrati senza permesso di soggiorno, per compensarli del fatto di non aver ricevuto i sussidi federali erogati dalle varie manovre anticrisi del 2020 e 2021. La svolta di Cuomo non era scontata visto che in passato il governatore si era distinto per le sue posizioni moderate e centriste. Ma tutta la politica economica sta orientandosi verso una finalità redistributiva. La prima legge di bilancio approvata dal Congresso durante la presidenza Biden ha stanziato 1.900 miliardi di dollari prevalentemente per aumentare il reddito del ceto medio e dei poveri.



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