I numeri dell’evasione fiscale. Nelle casse dello Stato un buco da 1.153 miliardi da 23 milioni di contribuenti

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Ci sono alcuni numeri ben precisi nell’audizione che l’Agenzia delle Entrate ha depositato lunedì sera al Senato – al termine di una giornata di botte e risposte sulle ipotesi di nuovi condoni – e che spiegano perché il direttore dell’Ade, Ernesto Maria Ruffini, e il viceministro Maurizio Leo, padre della delega fiscale, siano fermi nel limitare le fughe in avanti del vicepremier Matteo Salvini su nuove tregue fiscali tombali. Da una parte, le varie rottamazioni che si sono succedute hanno portato sì quasi 20 miliardi nelle casse dell’Erario. Ma è molto meno di quel che si metteva in conto.

E allora, dall’altra parte, viene da chiedersi se il gioco a promettere un altro condono valga la candela. Perché, dicono gli esperti, è anche a causa di queste promesse continue di pace fiscale che gli italiani rinviano i propri impegni con l’Erario. E non è un caso che il magazzino del non riscosso sia una cifra monstre, 1.153 miliardi di euro.

Il magazzino della riscossione da record

Nel commentare la delega di riforma del Fisco, le Entrate riconoscono che il testo prova a semplificare e rendere più efficiente il processo di riscossione e rimborso, dicendo che ora è una “disciplina estremamente farraginosa che, nonostante le parziali modifiche intervenute nel tempo, risulta ancora sostanzialmente ispirata a principi appropriati ad un contesto di alterità tra la pubblica amministrazione e i soggetti privati incaricati dell’attività di recupero coattivo, ormai superato da molti anni”.

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Ecco che così il “magazzino della riscossione” – fatto di “crediti vetusti, non riscossi e, di fatto, in buona parte non riscuotibili” – è arrivato alla cifra monstre di circa 1.153 miliardi di euro ed è composto da oltre 170 milioni di cartelle di pagamento che contengono circa 290 milioni di singoli crediti affidati. Riguardano 23 milioni di soggetti debitori. Un importo, quello di oltre mille miliardi, “già al netto degli importi annullati a seguito dell’integrale pagamento delle somme dovute per le precedenti edizioni della definizione agevolata (cd. rottamazioni) e del cd. “Saldo e Stralcio”, nonché delle somme oggetto delle disposizioni di annullamento ex-lege – stralcio dei cd. “mini-crediti””. Se si guarda il “magazzino netto”, ovvero quello senza considerare i debitori falliti, deceduti, nullatenenti, su cui è già scattata una azione cautelare o esecutiva, si scende a soli 114 miliardi. 

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Da una seconda tabella emerge per altro come la mancata riscossione sia concentrata tra i grandi soggetti. Ripartito per fasce di debito del contribuente, infatti, quel debito si concentra per quasi il 70% dell’ammontare in pacchetti di valore superiore ai 500mila euro. Grandi debiti, dunque, o grandi “evasori”. Solo il 3,3% dell’ammontare fa riferimento a carichi sotto i 10mila euro. E se si guarda alla tipologia di contribuenti, nel 64% dei casi si tratta di persone giuridiche. 

Il punto sulle rottamazioni

Nel testo si trova anche la ricognizione di aspettative e risultati effettivi delle prime tre rottamazioni e il Saldo e Stralcio. Hanno portato nelle casse dell’Erario complessivi 19,9 miliardi di euro, considerando anche 400 milioni ancora attesi quest’anno, con un impatto sul magazzino dei crediti non riscossi pari a 30,4 miliardi. La rottamazione Quater – che prevedeva la richiesta entro la fine di giugno – non ha ancora un gettito previsto ma ha registrato 3,8 milioni di istanze da un totale di contribuenti di poco superiori ai 3 milioni.

I dati mostrano comunque una forte riduzione degli incassi rispetto a quanto programmato. Per la prima rottamazione si stimavano importi per 17,8 miliardi, contro gli 8,4 di quelli realmente versati; nella riapertura della rottamazione Bis si prevedevano 8,5 miliardi ma il gettito si è fermato 2,8 miliardi; la versione Ter aveva un’attesa di incasso di 26,3 miliardi ma sono 8 si sono concretamente realizzati. I Saldo e Stralcio, poi hanno dato 700 milioni contro gli 1,3 miliardi previsti. 

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