I pipistrelli sono efficaci “spie” del cambiamento climatico

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Qualcuno salvi i pipistrelli dall’estinzione. Perché i chirotteri, efficaci spie del cambiamento climatico, sono tra gli animali più sensibili al riscaldamento globale. Non tutte le specie, per la verità. Alcune potrebbero soccombere, altre addirittura trarre un vantaggio competitivo. La loro risposta alle sollecitazioni appassiona gli esperti. E una nuova ondata di popolarità potrebbe dunque interessare un ordine di mammiferi già travolto, negli anni della pandemia, da un’eco mediatica significativa, “con conseguenze negative per la loro immagine pubblica”, come denunciato da un singolare articolo scientifico pubblicato sulla rivista Mammal Review con il titolo “Covid-19,­media ­coverage­ of ­bats­ and ­related ­Web­ searches:­ a­ turning ­point ­for ­bat­ conservation?”.

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Stavolta sono invece i modelli matematici a prevedere l’espansione o la contrazione delle aree di distribuzione nel futuro dei pipistrelli. Ipotesi, su solide basi scientifiche, avanzate da un team di ricerca coordinato da Danilo Russo, ecologo presso il dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, che da diversi anni porta avanti questa linea di ricerca.

E insomma diverse specie, a cominciare dall’orecchione meridionale (Plecotus austriacus), con particolare riferimento al suo areale di distribuzione nell’Europa meridionale, sono profondamente minacciate dall’innalzamento delle temperature. Un problema per tutti, perché i pipistrelli smetteranno di sterminare gli insetti nocivi nelle aree agricole in cui oggi rendono questo importante servizio ecosistemico”, annota Russo. Che proprio per affrontare questo problema di portata transnazionale, dirige un’azione COST finanziata dall’Unione Europea, denominata CLIMBATS, un chiaro gioco di parole, che riunisce numerosi scienziati di 28 differenti Paesi, impegnati, dal 2019, a raccogliere dati e sviluppare previsioni sul futuro dei pipistrelli e degli insetti nocivi di cui si alimentano in uno scenario di cambiamento climatico.

(Foto Luca Cistrone)

In questa prima fase di studio, il team italiano è partito dalle variazioni già certificate nella distribuzione per poi associarle ai diversi fattori ambientali, tra cui le temperature e le precipitazioni. Di più: al corpo di alcuni pipistrelli sono stati applicati radiotrasmettitori in grado di registrare la temperatura corporea. Due, in particolare, sono invece le specie che sembrerebbero favorite dai cambiamenti climatici: il pipistrello albolimbato e il pipistrello di Savi. Il primo ha aumentato la sua distribuzione in Europa di oltre il 400% negli ultimi decenni; la seconda specie, pure in espansione, è capace di tollerare temperature corporee superficiali di oltre 46°C.

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Ma anche per le due specie potenzialmente vincitrici si annunciano tempi complessi. “Perché anche per il pipistrello albolimbato e il pipistrello di Savi, come dimostrato di recente da un nostro studio, le ondate di calore estive (che nel 2023 raggiungono livelli da record, come atteesta il WMO, la World Meteorological Organization, ndr) coincidono con un aumento dei ricoveri presso i centri di recupero della fauna selvatica. – spiega Russo – È probabile che gli animali siano vittime di un vero shock termico, cosa che ne provoca la caduta dai rifugi. A questo punto, nei casi più fortunati, vengono notati dai cittadini che li affidano ai centri di recupero, offrendo loro una seconda chance. Nella maggioranza dei casi, però, gli animali non notati e recuperati sono destinati a morte certa, esposti come sono alla disidratazione, alla predazione da parte dei gatti domestici e degli altri rischi cui vanno incontro fuori della protezione dei loro rifugi”.

E dunque anche i pipistrelli meno minacciati dal climate change dovranno fare i conti con i suoi pericolosi effetti collaterali. Un motivo in più per contrastare il riscaldamento globale. “Anche perché – conclude Russo – non v’è dubbio alcuno che un Pianeta senza pipistrelli sarebbe più povero e sicuramente con più pesticidi, necessari per contrastare gli insetti che fino a oggi sono tenuti a bada proprio dai pipistrelli”.

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