I tagli: una scure su salari e studenti. Partenza in salita

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La scure temuta sul mondo della scuola? Una su tutte: il mancato rinnovo del contratto. Quei 124 euro mensili lordi che il ministro Giuseppe Valditara ha faticosamente portato a casa per il triennio 2019-21, non bastano più. Le attese, in tempi in cui l’inflazione ha eroso gli stipendi, sono alte. Ed è sui salari che gli insegnanti e, ovviamente, i sindacati, tremano dall’indomani dell’uscita del ministro Giancarlo Giorgetti, che tiene i cordoni della borsa: «Sarà una legge di bilancio complicata, non si può fare tutto».

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Le richieste di Valditara

Sulla scuola il titolare dell’Economia non ha fatto previsioni di tagli, mentre già ci sono per la sanità. Sul tavolo ci sono le richieste che il collega Valditara ha messo nero su bianco e per le quali si batterà. Un elenco che tiene dentro l’artiglieria pesante: il contratto per il triennio 2022-24 e la partita complicata degli organici. La scuola ripartirà a settembre, di nuovo, con più di 200 mila precari, stimano i sindacati. E i supplenti, si calcola 117 mila, saranno in particolare sul sostegno, a svantaggio della parte più fragile degli studenti. Poi ci sono i soldi per i docenti tutor, una delle riforme bandiera del ministro all’Istruzione e al Merito. Trovati i 150 milioni per farli partire nelle quarte e quinte di licei e istituti superiori ce ne vorranno almeno il triplo per estenderli alle altre classi.

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Gli interventi nel Mezzogiorno

L’elenco è lungo, Viale Trastevere batte cassa con almeno una ventina di voci da esaudire. E tra queste anche i soldi per aumentare gli ispettori e gli investimenti contro la dispersione scolastica, in particolare per finanziare il piano Agenda Sud che prevede interventi mirati nelle scuole del Mezzogiorno. Un libro dei sogni? Valditara si è incontrato con Giorgetti a luglio e si limita a dire: «Ho trovato grande disponibilità e sensibilità». Ma già ad agosto lo scenario è quello di una manovra tra i 25-30 miliardi, chi dice anche oltre.

Il rinnovo del contratto

«Trovo incredibile che si scopra adesso che serve una manovra di questa entità», osserva Gianna Fracassi, segretaria della Flc-Cgil. E attacca: «Le dichiarazioni del ministro Giorgetti sono preoccupanti, per quanto ci riguarda nella legge di bilancio ci devono essere risorse per un contratto già scaduto da un anno e mezzo e che deve rispondere dell’erosione degli stipendi negli ultimi 18 mesi. Per noi è imprescindibile mettere queste risorse». Insomma, i sindacati già si agitano e pure il mondo della scuola vede nero, abituato com’è ad essere trattato da Cenerentola. «Prendiamo atto delle difficoltà che il governo sta prospettando», dichiara la segretaria della Cisl scuola Ivana Barbacci, mettendo bene in chiaro che il rinnovo del contratto deve essere una priorità.

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Investire nella scuola

«Ci aspettiamo che si investa nella scuola e nella valorizzazione del personale», insiste. Il contratto firmato a luglio per il comparto Istruzione, Università e Ricerca ha pesato per 2 miliardi. «La categoria si aspetta risorse adeguate», insistono i sindacati, perché pesa sempre di più l’impoverimento anche per la classe dei docenti e lo si è già visto nelle rinunce alla cattedra di ruolo da parte di chi vive al Sud perché impossibilitato a sostenere le spese di un trasferimento al Centro Nord. «Altro che tagli, ci vogliono investimenti sulla scuola», dice Rino Di Meglio della Gilda. «In legge di bilancio abbiamo chiesto più di un miliardo per scuola e università, almeno 300 milioni servono per garantire l’organico aggiuntivo per il Pnrr approvato solo per tre mesi sino a dicembre. Altri 400 milioni servono per tutelare chi lavora lontano dalla propria città», spiega Marcello Pacifico di Anief, Insomma la partita è aperta. E sarà complicata.

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