I tristi weekend dello shopping in Lombardia clienti dimezzati

I tristi weekend dello shopping: in Lombardia clienti dimezzati

La Republica News
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MILANO – Il governo salva (per ora) i centri commerciali dalla chiusura nel week-end. E lascia in mezzo al guado quello di Lombardia, Basilicata e Piemonte costretti ad abbassare la saracinesca nel fine settimana per disposizione delle Regioni. «Ci mancava solo questa mazzata», dice sconsolato il direttore di Orio Center Ruggero Pizzagalli. Le macchine speciali per la pulizia anti-virus hanno lavorato senza sosta per tutta la notte (come tutte le notti) per sanificare bagni e parti comuni del maxi-centro commerciale a due passi da Bergamo.Fuori c’è una giornata uggiosa ideale per lo shopping. Invece no: i parcheggi di Orio – complice lo stop imposto dalla giunta regionale – sono mezzi vuoti. «Abbiamo aperto quello che potevamo aprire – spiega Pizzagalli -: fioristi, attività di ristorazione e di servizio, in tutto un centinaio di negozi sui 280 che abbiamo di solito». Risultato: sabato c’è stato un calo tra il 40 e il 50% degli ingressi («nei giorni di punta siamo arrivati a 70mila persone al giorno») e ieri più o meno la stessa solfa.
Il lockdown dei 1.200 centri commerciali italiani, in effetti, non è uguale per tutti. Chi ha scampato il pericolo della chiusura può – sottovoce – festeggiare. «Le saracinesche abbassate nel fine settimana sarebbero state un colpo durissimo» dice Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione anche perchè «sabato e domenica valgono tra il 30 e il 40% del nostro giro d’affari», calcola Pizzagalli. I punti vendita finiti nel mirino dei lockdown delle regioni hanno vissuto invece un primo tranquillo (fin troppo) week-end di paura.«Farmacie, fioristi e bar aperti in quest’ultimo week-end nei centri commerciali lombardi hanno perso il 70% d’incassi», calcola la Survey Confimprese. «Colpa della scarsa chiarezza e di decisioni prese all’ultimo minuto – dice Mario Resca, presidente dell’associazione – scelte che rischiano di far crollare un mondo che per il sistema Italia è importante esattamente come industria e manifattura».L’”aiutino” arrivato ieri dal governo non basta comunque a riportare il buon umore in un settore che ha pagato un pedaggio salato al lockdown: il giro d’affari nei primi nove mesi dell’anno è calato del 38,9% E la crisi dei grandi punti vendita di periferia, per ironia della sorte, è stata accompagnata dalla nuova giovinezza di quei piccoli negozi di vicinato che avevano quasi spinto all’estinzione.Per i centri commerciali, tra l’altro, piove sul bagnato: il comparto è alle corde in tutto il mondo, spiazzato dal boom dell’e-commerce. La “retail apocalypse”, come l’hanno etichettata negli Usa, ha fatto finire gambe all’aria decine di storiche catene Usa.Persino Ikea sta ridisegnando i suoi modelli di business puntando su negozi più piccoli nei centri delle città. «In Italia abbiamo un problema in più: i consumi stagnanti che non hanno recuperato i livelli del 2012», dice Gradara. Nel 2018 in Italia hanno chiuso più centri commerciali più di quanti ne siano stati aperti. Sul mercato immobiliare ce ne sono in vendita da tempo strutture per 6 miliardi di valore. E il Covid ha congelato sine die il progetto dell’inglese Westfield per la costruzione vicino a Milano Linate della più grande struttura d’Europa con 300 negozi.


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