Il 2021 secondo Adriano Olivetti

Il 2021 secondo Adriano Olivetti

La Republica News
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Qualche giorno fa ho fatto un viaggio nel tempo. Una amica mi ha chiesto se avessi un futurologo a portata di mano da intervistare. Un futurologo, ha detto. Era da un po’ che non sentivo questa parola. Il 2020 l’ha spazzata via, forse definitivamente, con il suo carico di previsioni clamorosamente sballate dalla pandemia imprevista, ma per nulla imprevedibile. C’è stato un tempo in cui a dicembre la tv, invece delle previsioni astrologiche, ospitava regolarmente un ingegnere e brillante divulgatore scientifico per chiedergli cosa sarebbe accaduto l’anno venturo: Roberto Vacca invece della palla di vetro consultava grafici e ricerche scientifiche di frontiera, ne ero affascinato. 
Questa storia delle previsioni secondo alcuni non ha nulla a che fare con il giornalismo, che dovrebbe occuparsi di fatti accaduti e non di quelli che forse accadranno, visione definitivamente sconfitta 35 anni fa quando nella redazione londinese del sobrio settimanale The Economist si stava per lanciare una pubblicazione che avrebbe avuto un successo incredibile: “The World In”…, il mondo nel prossimo anno. Allora ci fu un dibattito accanito, qualcuno disse che il giornalismo non si occupava di previsioni ma prevalse la linea contraria e da allora “The World In” è una pubblicazione annuale da un milione di copie (e da poco è anche un podcast mensile) che a dicembre fa il punto sul futuro prossimo.
Ovviamente nel 2020 anche le autorevoli previsioni dell’Economist sono state azzerate dal Covid-19: “Non lo avevamo previsto” ha ammesso il responsabile della pubblicazione elencando con cautela dieci possibili, ragionevoli, prevedibili appunto, trend per il 2021. Niente che vada oltre il buon senso. Ma questo vuol dire che dobbiamo smetterla di pensare al futuro? No, vuol dire solo che dobbiamo smetterla di pensare al futuro come qualcosa che arriva inevitabilmente e ricominciare a pensare a quello che dovremmo concretamente fare perché il futuro sia quello che sogniamo. Il futuro non è una previsione, quello che puoi prevedere si chiama tendenza, un megatrend su cui costruire altro. Il futuro è piuttosto una visione da raggiungere. Una idea di mondo. Quando finì la seconda guerra mondiale, e la speranza cresceva a fatica fra le macerie, Adriano Olivetti in fabbrica agli operai fece un discorso bellissimo. Disse più o meno che non dobbiamo smettere di sognare, di guardare lontano, perché se non possiamo vederlo, il futuro, non potremo nemmeno realizzarlo. C’è qualcuno che lo vede, quel futuro, per noi adesso?



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