Il bambino, la trasfusione che salva la vita e la libertà di scelta

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La storia è nota. Un bambino di due anni, affetto da una patologia cardiaca e ricoverato all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, deve ricevere una trasfusione di sangue finalizzata a una delicata operazione chirurgica. I suoi genitori pretendono che, a donare il sangue, siano persone non vaccinate contro il Covid e lanciano un appello perché si presentino donatori non immunizzati. L’ospedale e il centro trasfusionale si oppongono e, di conseguenza, la controversia viene sottoposta al giudizio del Tribunale di Modena che, nella giornata di martedì, si è pronunciata disponendo l’esecuzione della trasfusione.

Possiamo sorvolare sulle motivazioni – a dir poco dissennate – che stanno all’origine di quel rifiuto, ma il problema etico e medico è, comunque, di grande rilievo. Già nel 2018, nel film Il Verdetto di Richard Eyre, Emma Thompson interpretò la figura di Fiona Maye, una giudice dell’Alta Corte Britannica alle prese con Adam, un diciassettenne testimone di Geova affetto da leucemia che rifiuta la trasfusione. Incerta tra il rispetto delle convinzioni religiose del ragazzo e la possibilità di un trattamento medico capace di salvargli la vita, la giudice decide – irritualmente – di incontrarlo in ospedale per trovare una soluzione capace di conciliare l’interesse vitale e la libertà di scelta. Impresa gigantesca, che non consente soluzioni semplici e che, in genere, lascia insoddisfatti perché il bilanciamento tra due diritti fondamentali in conflitto è difficile da raggiungere e tende a restare precario.

Circa vent’anni fa, la Commissione per le intese con le confessioni religiose di Palazzo Chigi incaricò Amos Luzzatto, medico e allora presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, e me di definire un protocollo che regolamentasse le pratiche di emotrasfusione nel caso di rifiuto, per ragioni teologiche e di fede, da parte di aderenti alla Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova. Il nostro fu un lavoro esplorativo, di approfondimento teorico e di mediazione pratica con i rappresentanti della Congregazione, estremamente interessati a trovare un punto di incontro con le istituzioni su un argomento per loro cruciale ma suscettibile, allo stesso tempo, di creare scandalo nell’opinione pubblica.

Formulammo una ipotesi di mediazione che, dopo un intenso dibattito, venne accolta. Si prevedeva che, nel caso di un paziente in età adulta, il principio dell’autodeterminazione fosse decisivo in virtù di quell’art. 32 della Carta costituzionale, che così recita: “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

Per quanto riguarda i minori, l’approccio era diverso: qualora non ci si trovasse in una circostanza di urgenza e in uno stato di necessità, doveva essere una commissione di medici, tra i quali uno indicato dalla Congregazione dei Testimoni di Geova, a valutare il caso concreto, a considerare se esistessero possibilità di autotrasfusione o di tecniche medico-chirurgiche alternative e, infine, a decidere a maggioranza.

Quest’ultima proposta non venne accolta dalla successiva legge del 2005 sulla “Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati”, dove – in caso di conflitto irrisolto tra genitori e autorità sanitarie – si affida la decisione alla Procura presso il Tribunale dei minorenni. Questa, sospendendo temporaneamente la responsabilità genitoriale, dispone un provvedimento basato in via esclusiva su criteri medico-scientifici. Così è avvenuto per la vicenda del bambino di Modena.

Ripeto: qui siamo in presenza, presumibilmente, di un caso di primitivismo culturale, privo di qualunque rispetto per le evidenze scientifiche. Ma, ancora una volta, questa piccola storia di provincia ci parla della fatica di elaborare una etica pubblica nelle società complesse, in presenza di una amplissima pluralità di credenze, convinzioni religiose, subculture: tanto più quando una pandemia arriva a sconvolgere le tradizionali opzioni morali e i consolidati sistemi di valori.

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