Il Campidoglio vuole sfrattare listituto per il Medioevo la protesta degli storici

Il Campidoglio vuole sfrattare l’istituto per il Medioevo, la protesta degli storici

La Republica News
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Una biblioteca e un archivio con circa 100mila volumi e 760 testate italiane e internazionali, usualmente aperti alla consultazione del pubblico (ma ora chiusi, per il dpcm del 3 novembre, come tutti gli archivi italiani). Un’attività di convegni. Una lunga storia, iniziata nel 1883 per dare “unità e sistema alla pubblicazione de’ Fonti di storia nazionale”. Ciò non è bastato all’Istituto storico italiano per il Medioevo per evitare l’ingiunzione a trovarsi un’altra sede, lasciando il borrominiano Oratorio dei Filippini, nel centro di Roma, e rilasciando “bonariamente i locali, liberi da persone e cose, entro 90 giorni dal ricevimento della presente”.A inviare la comunicazione è stato il Comune di Roma nei giorni scorsi, minacciando la “riacquisizione forzosa del bene” e dichiarandosi creditore per oltre 24 mila euro. Una decisione che ha provocato la reazione di studiosi e appassionati, decisi a far conoscere la situazione e a opporsi allo sfratto coinvolgendo l’opinione pubblica con un appello.
Pubblicato sul profilo Facebook dell’Istituto e firmato dalla segreteria, l’appello dichiara falsa l’accusa di essere in debito della cifra indicata dal Campidoglio, e fa notare che “i locali sono richiesti per le necessità di spazi dell’Archivio storico capitolino, che era stato collocato nel complesso borrominiano dallo stesso Fedele. Sorprende che lo stesso Comune abbia restaurato nel 2006 grandi spazi al secondo piano e al terzo piano dello stesso complesso borrominiano destinati al Capitolino e tuttora del tutto inutilizzati”.“Sfuggono le motivazioni di questa richiesta che priverebbe Roma di un’istituzione riconosciuta nel mondo” si legge ancora nel documeno. Ora con lo slogan “la Storia non si sfratta” l’Istituto ha deciso di dar battaglia al Campidoglio. E a chi si offre per far partire una raccolta fondi per pagare i 24mila euro risponde che non serve, perché il “debito non sussiste”.
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