Il cecchino “resuscitato” a Kiev: “Sono stato l’ultimo a sapere della mia morte”

Pubblicità
Pubblicità

“Sono vivo, come potete vedere. Neppure un graffio”. Wali è uno dei protagonisti mediatici di questa guerra: un cecchino, che è partito dal Canada per combattere con le forze ucraine. Ex soldato dell’esercito canadese, veterano delle missioni afghane, viene presentato come il “tiratore più letale al mondo” e il suo arrivo a Kiev è stato commentato dalle tv internazionali. Poi due giorni fa la propaganda russa ha detto che Wali era stato ucciso a Mariupol, “venti minuti dopo il suo ingresso in città”. “Mai stato a Mariupol”, ha dichiarato in un video su Youtube: “Sono stato in missione alle porte della capitale. Quando sono rientrato dalla terra di nessuno, ho acceso il telefonino e c’erano decine di messaggi preoccupati sulla mia sorte. Diciamo che sono stato l’ultimo a venire informato della mia morte…”. Wali smentisce di essere “il migliore sniper del pianeta. Sono solo un buon tiratore, nulla di più, nulla di meno. Non ho ancora ucciso un russo, ma ho dato il mio contributo: i cecchini servono anche ad altro, siamo i migliori osservatori e contribuiamo all’intelligence”. Il volontario si è unito alla Norman Brigade, un reparto composto da ex militari britannici e canadesi attivo alla periferia della capitale. Che non ama la sua fama mediatica: pochi giorni fa ha diffuso sui social una foto, tuffato con un fucile di precisione Sako nei palloncini dei giochi per bambini. Immediata la nota del suo reparto: “Gli abbiamo detto di obbedire alla catena di comando. Lui è uno spirito libero, ma qui ci sono altre priorità”.
di Gianluca Di Feo

A cura di Sofia Gadici

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source