Il Coronavirus non risparmia neanche la Lotteria Italia 30 di biglietti venduti

Il Coronavirus non risparmia neanche la Lotteria Italia: -30% di biglietti venduti

La Republica News
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L’effetto lockdown si fa sentire anche nella Lotteria più antica del nostro Paese, mai così pochi tagliandi venduti
Il coronavirus non fa sconti neanche alla Lotteria Italia. I numeri della vendita dei biglietti di questa edizione sono infatti impietosi: -30%. Insomma uno dei concorsi storici del nostro paese (la prima Lotteria ufficiale italiana si svolse nel 1933 in Libia, all’epoca sotto la dominazione italiana e venne abbinata al Gran Premio di Tripoli di automobilismo che fu vinto da Achille Varzi, alla guida di una Bugatti, che precedette sul traguardo Tazio Nuvolari su Alfa Romeo) paga la “quarantena” dovuta al Covid-19. I lockdown forzati imposti dal Governo a più riprese hanno avuto un effetto dirompente sulla Lotteria dell’Epifania. Secondo quanto apprende Agimeg, sono stati venduti appena 4,7 milioni di biglietti (per un totale di 23,5 milioni di euro), ben 2 milioni di biglietti in meno rispetto ai 6,7 milioni di tagliandi staccati nella scorsa edizione (-30%). Si tratta del dato più basso nella storia della Lotteria, che negli ultimi anni è andata via via perdendo appeal tra i giocatori. In un trend già in calo ed in corso da diversi anni – è dall’edizione 2009/10 che non si superano i 10 milioni di biglietti venduti – si sono inseriti i divieti imposti dal Governo per fronteggiare l’epidemia di coronavirus. Lo stop agli spostamenti tra Comuni e Regioni nel periodo natalizio, con autogrill e stazioni di treni semideserte (uno dei luoghi simbolo della vendita dei biglietti della Lotteria Italia), hanno acuito ulteriormente il calo delle vendite. Insomma la classica estrazioni del 6 gennaio, abbinata alla trasmissione ‘I Soliti Ignoti – Il ritorno’, non vedrà il tutto esaurito su poltrone e divani, in attesa dei biglietti vincenti, come negli anni passati.
Quanto sono lontani i tempi d’oro
I numeri della Lotteria Italia oggi continuano ad essere molto lontani dagli sfarzi degli anni ’80 e ’90, quando si viaggiava costantemente oltre i 30 milioni di tagliandi. L’anno d’oro fu il 1988-89, quando furono venduti oltre 37 milioni di biglietti. Quell’anno la Lotteria Italia era abbinata al programma televisivo ‘Fantastico 9’, condotto dal duo Montesano-Oxa e fece registrare ben 37,4 milioni di tagliandi venduti. Italiani pazzi per la Lotteria anche nel 1986 (abbinata a ‘Fantastico 7’), con 33,6 milioni di biglietti venduti seguito dal 1989 con 33 milioni (‘Fantastico 10’).
Tra i record negativi anche i premi non incassati
Di certo che gli italiani ci mettono del loro per creare situazioni particolari legate alla lotteria. Negli ultimi 20 anni, non sono infatti stati riscossi premi per oltre 27 milioni di euro. Il record (in negativo) spetta all’edizione 2008-2009, quando un giocatore di Roma non ritirò il primo premio da 5 milioni di euro, poi messo nuovamente in palio l’anno successivo. Quell’edizione va ricordata anche per il record di premi non incassati, il cui totale toccò addirittura i 7 milioni di euro.
Il Covid-19 ha colpito tutto il settore dei giochi ma non l’online
Il calo della vendita dei biglietti della Lotteria Italia in questa edizione non è tuttavia un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di perdite importanti anche in altri settori del comparto giochi. Nel 2020 l’emergenza coronavirus ha costretto le attività di gioco – sale giochi, sale scommesse e sale bingo – a 5 mesi e mezzo di chiusura. Dopo il primo lockdown di primavera – durato da inizio marzo a metà giugno – il Governo, a seguito della seconda ondata della pandemia, ha disposto da fine ottobre una nuova serrata di tutte le attività di gioco, che si protrarrà almeno sino a metà gennaio. Di fatto nell’anno in corso il gioco pubblico è stato ‘congelato’ in media per 165 giorni. Uno stop forzato che ha avuto un impatto significativo sulla raccolta del gioco pubblico nell’anno in corso. Secondo le stime dei concessionari, raccolte da Agimeg, il settore perderà infatti circa il 25% degli incassi. Nel 2020 si registrerà una raccolta stimata in 80/82 miliardi di euro, contro i 110 miliardi del 2019. La riduzione della raccolta, ripartita diversamente tra i diversi settori – quella sulla rete fisica ha subìto una ovvia battuta d’arresto, mentre il gioco online è aumentato del 40% – avrà ripercussioni anche in termini di gettito erariale, con un calo di circa 4,5/5 miliardi di euro. Lo scorso anno nelle casse dello Stato finirono 11,5 miliardi di euro, mentre nel 2020 se ne prevedono tra i 6,5 e 7 miliardi.



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