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Il Covid e il blocco dei licenziamenti, la strana coppia: Salvini si allinea a Letta. Partiti in pressing su Draghi

La Republica News
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ROMA – C’è uno strano filo, negato da chi lo regge, che potrebbe far saltare lo stop al blocco dei licenziamenti. Lo tirano Enrico Letta da un lato e Matteo Salvini dall’altro, i nemici giurati che in questo fine settimana si sono lanciati controversi segnali di dialogo. E che sono uniti da un unico obiettivo: non farsi travolgere dal decisionismo di Mario Draghi che non ha il problema del consenso. Così, negli ambienti dei due partiti, si spiega la mossa del leader della Lega che a sorpresa riapre sulla possibilità di spostare in avanti di qualche mese il divieto di licenziare da parte delle aziende colpite dal Covid: Salvini, dalle colonne del Corriere, dice che su questo tema con il Pd ci può essere confronto. Non pochi collegano quest’apertura alle parole di pace pronunciate da Letta qualche ora prima, quelle che riconoscevano nel capo del Carroccio “una persona vera”. Sullo sfondo altre convergenze meno evidenti, fra il Capitano e l’ex premier: come la riflessione sul “duro mestiere dei sindaci”, che Letta ha consegnato all’Espresso, e che l’altro ha posto alla base della richiesta di compensi più idonei ai rischi e ai sacrifici degli amministratori.

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Però non sono tutte rose e fiori: il nuovo feeling, anzi, nasce fra diffidenze interne ed esterne ai due partiti. Dentro la Lega, ad esempio, la posizione di Salvini crea giocoforza qualche imbarazzo a chi, nel governo, aveva bocciato la proposta di Andrea Orlando che puntava proprio alla proroga del blocco dei licenziamenti: dal sottosegretario al Lavoro Tiziana Misini al ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti.

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L’argomento è ancora oggetto di dibattito, fra gli ex lumbard, che ieri sera hanno tenuto un vertice: con il segretario c’erano ministri, vice e sottosegretari. Ciò che emerge, da fonti vicine alla sottosegretaria Misini, è una nuova proposta della Lega “che metta insieme le esigenze delle imprese e quelle dei sindacati”. Comunque una correzione di rotta, rispetto ai giorni scorsi, in cui il Carroccio si era mostrato particolarmente sensibile alle sollecitazioni di Confindustria, che aveva scagliato i suoi strali contro la proroga del divieto di licenziare. “Una misura che, a livello planetario, resiste solo in Italia”, ha ribadito ieri Carlo Bonomi. In controluce la divergenze fra la linea di Giorgetti, garante delle istanze delle categorie produttive del Nord, e quella di Salvini, che punta a rafforzare il partito nell’intero territorio, anche oltre lo zoccolo duro costituito dai piccoli imprenditori, e che non è disponibile a passare per chi mette la firma a un provvedimento che manda a casa migliaia di lavoratori. Di qui l’ultima evoluzione del pensiero salviniano, che fa riaffiorare peraltro le divisioni nel centrodestra: “Il blocco dei licenziamenti – dice Giorgia Meloni – è unproblema secondario: rischiamo infatti che chiuda direttamente il 40 per cento delle aziende”.

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In questo panorama, il Pd addita anzitutto le contraddizioni leghiste: “Da Salvini siamo abituati a cambiamenti repentini, giravolte e voltafaccia. Per me è fondamentale la nostra linearità e la missione di servire gli interessi degli italiani”, dice Enrico Letta che per un attimo mette da parte il ramoscello d’ulivo. Salvo poi lasciare la porta aperta: “L’appello che faccio a Salvini e a tutti gli alleati di governo è lo stesso: cerchiamo di essere seri e non alimentiamo aspettative che rischiano di rimanere frustrate. La nostra disponibilità a discutere sul tema dei licenziamenti c’è, ma va fatto con serietà”. Ancora più esplicito il vicesegretario dem Giuseppe Provenzano: “Il gioco delle due Leghe non va bene più, se in mezzo ci sono gli interessi degli italiani. Convochiamo un tavolo con imprese e sindacati, e con il ministro Giorgetti che a questo punto deve dirci qual è la linea della Lega dentro il governo. Ricordo – dice Provenzano – che Salvini applaudiva alla proposta del ministro Andrea Orlando ma che poi la Lega, dopo le dichiarazioni di Confindustria, ha fatto marcia indietro. Siamo contenti che il leader abbia capito l’errore commesso, però adesso servono fatti concreti. Noi ci siamo”.

Già, ma quali potranno essere questi “fatti concreti”? Si potrà andare oltre il compromesso trovato dal premier Draghi e finito dentro il “Sostegni Bis”? Si potrà ancora modificare la norma che prevede una cassa integrazione speciale, senza addizionali, per i datori di lavoro che non licenzieranno? Provenzano è convinto che, “in presenza di un accordo con le parti sociali, la disposizione si potrà ancora modificare. Immaginiamo un intervento da parte dello stesso governo più che un emendamento parlamentare al decreto che porterebbe via – conclude il vicesegretario del partito democratico – tempi troppo lunghi”.



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