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Il debutto degli europeisti: “Conte è l’unica soluzione”

La Republica News
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“Abbiamo come punto di riferimento il premier Conte: per noi è l’unica soluzione per poter continuare ad andare avanti in questa legislatura”.

Eccolo Ricardo Antonio Merlo, il capo ultrà di Giuseppe Conte al Senato, mentre si presenta tra gli stucchi del Quirinale.

“Come procede la campagna di proselitismo?”, chiede un giornalista a questo senatore dall’aria sorniona, che guida gli Europeisti, la famosa quarta gamba nata nelle ultime ore a palazzo Madama e che dovrebbe salvare l’avvocato del popolo dal naufragio.

“Non parlerei di campagna, ma di dialogo”, precisa Merlo.

“Noi non vogliamo allargare il nostro gruppo, ma la maggioranza” aggiunge.

E di fronte alla faccia stupefatta dei cronisti rivendica così il suo credo: “Noi parliamo con tutti. Fu uguale anche nel 2011, quando avvenne la scissione di Fini”.  Era il 2010,  e nacquero politicamente italiani indimenticabili come Mimmo Scilipoti e Antonio Razzi. Merlo c’era già allora.

Li hanno chiamato in tanti modi, questi peones del “dialogo”: salvatori, responsabili, costruttori, cespugli. Il loro obiettivo è evitare il voto, allungare la legislatura, immolarsi sull’altare della governabilità. Sono i salva-poltrona contro cui Di Maio e Di Battista hanno costruito le loro fortune politiche. Merlo è l’uomo dei due mondi. Sta in Parlamento da ben quattro legislature, facendo la spola con la natia Buenos Aires, e a un certo punto riferisce alla nazione il programma, che ruota attorno a due principi: “Primo principio: l’Europa”. “Secondo principio: Giuseppe Conte”.

Merlo è figlio di questo tempo. Nel 2015 permise il gruppo a Denis Verdini. Nel 2018 votò per i populisti M5S- Lega – un governo che faceva dell’antieuropeismo una bandiera – l’anno dopo ha votato per il Conte 2, e il premier lo ha promosso sottosegretario agli esteri. Come dice il loro santo patrono, il vecchio democristiano Bruno Tabacci: “Si lavora con il materiale che c’è”. O Conte o morte, quindi? Macché.  “O Conte o il governo”, aggiorna la sua nobile formula Gregorio De Falco, il comandante che disse a Schettino “torna a bordo cazzo!”. Tradotto: se Conte non ce la farà, Merlo e De Falco ci saranno comunque.

Ma chi sono questi di naufraghi del Palazzo? C’è Maria Rosaria Rossi, che fu “la badante” di Silvio Berlusconi. Ex grillini che non versavano le quote come Maurizio Buccarella e Luigi Di Marzio. E c’è Andrea Causin. Il senatore Causin è un’anima inquieta. Nella sua breve carriera ha cambiato appena cinque partiti: Pd, Italia Futura, Scelta Civica, Forza Italia, Europeisti. Si attende pazienti l’arrivo di Lello Ciampolillo, il no vax che l’altro giorno in aula è stato indeciso fino all’ultimo secondo utile se votare per Conte e che ora si fa corteggiare come una signora che sa di portare estrosa moda.

Stanotte si è invece tirato indietro il senatore di Forza Italia, Luigi Vitali. “Non aveva mai fatto domanda”, si giustificano Raffaele Fantetti e Andrea Causin. “Ribadiamo comunque la nostra stima nei confronti del collega”. E ci mancherebbe. Però così gli europeisti sono dieci. Dovrebbero essere almeno 17 per rendere i renziani non indispensabili.  Vitali ci ha ripensato dopo aver parlato con Berlusconi e Salvini. Racconta con molta franchezza: “Berlusconi mi ha detto: “Ma non hai visto che io ho aperto alle larghe intese? Io ho a cura i problemi del Paese”. Salvini invece mi ha detto che è disposto a parlare con chiunque delle riforme a partire da quella della giustizia e del fisco”. E così Vitali, preso da uno scrupolo di coscienza, ha preferito non tradire.

“Un reincarico a Conte è necessario. In questa pandemia lui è già up to date”, dice  l’ex grillino Gregorio De Falco con piglio militaresco. Non parla, declama. “Abbiamo espresso al presidente della Repubblica la nostra seria preoccupazione. Bisogna fare presto!” Poi tocca a Causin, tutt’altro tono, suadente e affettato. “Serve una attenzione alle imprese che hanno bisogno non solo di sostegno ma anche di comprendere che ci sia un governo capace di portare il Paese fuori dalla pandemia. Conte è una garanzia con le istituzioni internazionali”.

Ce la faranno gli europeisti a salvare Giuseppe Conte? Non tira aria e il tempo stringe. Quando si allontanano nel corridoio del salone delle feste si ha la sensazione che le stagioni passano ma l’Italia conoscerà sempre la coerenza di uomini come il senatore Merlo.



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