Il decreto Sostegni è legge, 30 giorni per far partire il condono delle cartelle sotto i 5 mila euro

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MILANO – Lievitato con il passaggio al Senato per la conversione in legge da 43 a 94 articoli, per la bellezza di 399 commi, il primo decreto Sostegni dell’era Draghi è stato approvato definitivamente alla Camera mercoledì sera, con 375 sì, nessun contrario e 45 astenuti. Mentre tutto il mondo delle imprese è ormai proiettato verso il secondo testo, atteso ad horas con nuovi criteri per il supporto finanziario alle attività produttive e un importante pacchetto-lavoro, nel testo licenziato dal Parlamento ci sono numerosi aspetti che interessano molti cittadini e contribuenti.

Decreto Sostegni: altri 770 milioni a imprese e famiglie

Il condono per le cartelle: 30 giorni per l’attuazione

Con l’ufficializzazione della conversione in legge, scatta il conto alla rovescia per il condono delle cartelle: l’annullamento automatico di tutti i debiti di importo residuo fino a 5.000 euro risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, ancorché ricompresi in precedenti definizioni agevolate relative ai debiti affidati all’agente della riscossione dal 2000 al 2017.

Una agevolazione, fatta apposta per svuotare il magazzino di vecchi crediti fiscali, limitata alle persone fisiche che hanno percepito, nell’anno d’imposta 2019, un reddito imponibile fino a 30.000 euro e di soggetti diversi dalle persone fisiche che hanno percepito, nel periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2019, un reddito imponibile fino a 30.000 euro.

Ora servono, dunque, le disposizioni attuative da parte del Ministero dell’economia e delle Finananze: devono essere emanate entro 30 giorni dalla data di conversione in legge del decreto. Per individuare le cartelle che finiranno condonate, bisogna invece fare riferimento alla data di entrata in vigore (23 marzo) del decreto: la cancellazione automatica riguarda i debiti che risultano a quel momento.

Gli aiuti per le imprese: Imu e Irap

Nel primo dei cinque Titoli del provvedimento, quello dedicato agli aiuti economici per le imprese che contiene i contributi a fondo perduto per le partite Iva, proprio nel passaggio al Senato era arrivata la proroga dal 30 aprile al 30 settembre 2021 il termine per il versamento, senza sanzioni e interessi, dell’IRAP non versata e sospesa per il decreto Rilancio. Contestualmente, anche lo stop al pagamento della prima rata dell’Imu per le attività che hanno subito un calo del fatturato del 30% rispetto al 2019, nel caso di immobili i cui proprietari siano anche gestori dell’attività: perdita di gettito stimata in 216 milioni, di cui 142,5 in capo ai Comuni da risarcire.  Sempre al Senato è entrata l’estensione ai contratti di locazione di immobili ad uso abitativo stipulati precedentemente al 2020 la misura di detassazione dei canoni non percepiti.

Sempre per le imprese che abbiano perso fatturato (oltre il 30%) a causa Covid, il Sostegni consente di definire in via agevolata gli avvisi bonari per le imposte dirette e l’Iva le cui comunicazioni sono state elaborate entro il 31 dicembre 2020 (con riferimento alle dichiarazioni 2017) ovvero devono essere elaborate entro il 31 dicembre 2021 (con riferimento alle dichiarazioni 2018), qualora tali comunicazioni di irregolarità non siano state inviate per la sospensione disposta dai provvedimenti emergenziali. La definizione agevolata abbatte le sanzioni e le somme aggiuntive richieste con gli avvisi bonari; restano dovuti imposte, interessi e contributi previdenziali.

Fondo per i genitori separati

Oltre agli interventi per i lavoratori (secondo titolo: si va dal miliardo al Reddito di cittadinanza al rinnovo del Reddito di emergenza, passando per i 2.400 euro agli stagionali), tra le numerose misure il primo Sostegni ha introdotto un fondo ad hoc per aiutare i genitori separati o divorziati in difficoltà causa Covid a garantire l’assegno di mantenimento: un emendamento ha istituito un Fondo da 10 milioni per il 2021 per l’erogazione di una parte o dell’intero assegno fino a un massimo di 800 euro al mese.

Più tempo (2 anni) per i voucher

Ancora le commissioni del Senato hanno modificato le norme del Cura Italia sui rimborsi per titoli di viaggio, di soggiorno e di pacchetti turistici, anche in relazione alla sospensione di viaggi e iniziative di istruzione. Sono stati estesi da diciotto a ventiquattro mesi i periodi di validità dei voucher emessi a titolo di rimborso. Inoltre la nuova disposizione prevede che nei casi cui il titolo di viaggio, il soggiorno e il pacchetto turistico sia stato acquistato attraverso agenzia di viaggi o un portale di prenotazione con il consenso delle parti, il voucher possa essere ceduto dal beneficiario all’agenzia di viaggio, ovvero, possa essere emesso direttamente in favore di quest’ultima, nei casi in cui il pagamento o la prenotazione sia stato effettuato dalla stessa.

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