073825521 d85bea9a 5a49 4659 a459 f6167adabda7

Il diabolico rovescio di quel “Aridaje”

La Republica News
Pubblicità
Pubblicità

073825521 d85bea9a 5a49 4659 a459 f6167adabda7

Come talvolta accade – ma nel dialetto romanesco in modo tutto particolare – ci sono espressioni che proclamate per uno scopo finiscono per suonare nel modo opposto, alla rovescia. Sembra questo il caso dell'”aridaje” con cui l’altro giorno Beppe Grillo ha segnalato il proprio sostegno alla ricandidatura a sindaca di Virginia Raggi.

“Aridaje” quindi nel senso incoraggiante di sù, forza, di nuovo. Ma poi siccome una cosa è il linguaggio e tutt’altra cosa il vissuto dei cittadini amministrati da Raggi negli ultimi cinque anni, ecco che il medesimo ” aridaje” può accogliersi quale spudorata replica di un errore, conferma di cieco accanimento, il classico diabolico perseverare.

Sia nel primo che nel secondo caso il sermo cotidianus in uso a Roma continua ad affermarsi campione di enfasi e brusca immediatezza, ma anche d’ironica ambivalenza – ciò che forse ne consiglierebbe un uso meno generalizzato.

Vedi l’abuso autopromozionale del “daje” all’insegna del quale sia il futuro sindaco del Pd Marino che i cinque stelle affrontarono la campagna elettorale nel 2013. Vinse allora Marino, con il suo ” daje”, ma tre anni dopo toccò ai grillini che a bordo di un camper avevano allestito un ” Daje tour”.

E ancora nel 2016, dopo il no alle Olimpiadi, “La mangiatoia è finita – risuonò il grido di Di Maio – daje Virgì!”, fino al penultimo “daje” di Grillo, agosto 2020, sempre rivolto a Raggi che più volte si è trovata a fronteggiare alterni sbocchi dialettali a valenza intestina: dalle fantasiose minacce della sorella della senatrice Taverna (“Sennò t’appennemo pe le orecchie ai fili dei panni sul balcone”) al più noto e frainteso componimento che la invitava a fuggire “da sta gente de fogna”.

E con questo potrebbe quasi chiudersi l’indagine filologica preelettorale, se non ne rimanesse fuori, tanto più doverosa nel caso di Grillo, una risonanza beffarda certificata nella commedia all’italiana. Scene finali di Riusciranno i nostri eroi (Scola, 1968). Alberto Sordi e Bernard Blier trovano finalmente l’amico Nino Manfredi presso una tribù africana. Lo vogliono portare via, lui finge di non conoscerli, loro insistono, al che l’amico glorifica definitivamente il suo disinteresse alzando gli occhi al cielo e in una lingua inventata, ma molto chiara: “Aridanga romba coyota”.
 



Go to Source