Il discorso di Putin alla Giornata della Vittoria: “L’Occidente ci ha dichiarato guerra”

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MOSCA – L’operazione militare speciale, come il Cremlino si ostina a chiamarla, non è più un tabù. Vladimir Putin comincia il suo discorso per il 9 maggio, la Giornata della Vittoria che commemora i 78 anni dalla resa nazista all’Urss, proprio da qui.

“La civiltà è di nuovo a un punto di svolta. Una guerra è stata lanciata contro la nostra patria, ma difenderemo il nostro Paese e il Donbass”, dice il presidente russo ai veterani della Seconda guerra mondiale e ai soldati riuniti per la parata militare annuale.

Putin alla parata di Mosca onora i caduti, ma il trionfo diventa un requiem

Se l’anno scorso, ad appena tre mesi dall’aggressione contro l’Ucraina, insisteva sui parallelismi tra il conflitto in Ucraina, una lotta per la denazificazione, e la sfida che Mosca affrontò quando Adolf Hitler invase l’Unione Sovietica nel 1941, adesso il leader del Cremlino cerca di addossare la responsabilità dei combattimenti all’Occidente.

Accusa gli Stati Uniti e i suoi alleati di aver dimenticato il trionfo sovietico sui nazisti nella Seconda guerra mondiale e le “élite occidentali globalizzate” di “mettere i popoli gli uni contro gli altri, dividere le società, provocare conflitti sanguinosi, seminare russofobia e nazionalismo aggressivo” con l’obiettivo di “provocare il collasso e la distruzione del nostro Paese”. Il popolo ucraino, aggiunge, è diventato “ostaggio di un colpo di Stato” e delle ambizioni dell’Occidente. E ricorda i memoriali ai soldati sovietici distrutti in vari Paesi.

Poi si rivolge ai soldati riuniti davanti a lui e in particolare ai riservisti mobilitati: “Niente è più importante ora del vostro compito militare. La sicurezza del Paese oggi dipende da voi, il futuro del nostro Stato e del nostro popolo dipende da voi. Compiete le vostre missioni militari con onore, combattete per la Russia”.

La telecamera intanto indugia anche sui “volontari” seduti sugli spalti tra gli esponenti dell’élite politica del Paese: il primo ministro Mikhail Mishustin, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, il numero due del Consiglio di Sicurezza Dmitrij Medvedev.

“L’intero Paese si è mobilitato per sostenere i nostri eroi. Tutti sono pronti ad aiutare, pregando per voi”, aggiunge. Ritorna il paragone tra il 1945 e il presente. “Le battaglie decisive per il destino della nostra Patria sono sempre diventate patriottiche, nazionali e sacre”.

Il discorso dura appena 10 minuti e si conclude col consueto: “Per la Russia, per le nostre valorose forze armate, per la vittoria! Urrà!”. È l’inizio della parata militare, ridotta all’essenziale.

La parata militare in tono minore

Non ci sono carri armati, eccetto il T-34 che come sempre apre la sfilata dei mezzi. Nessuna parata aerea benché sia una giornata soleggiata. Gli unici mezzi nuovi presentati alla popolazione sono veicoli corazzati Spartak e Akhmat sul telaio dei camion Kamaz “per il trasporto truppe nella zona dell’operazione militare speciale”. Tra gli 8mila uomini che sfilano, ci sono anche 530 reduci dal fronte ucraino, sottolinea la tv di Stato.

Putin passa mezzi e truppe in rassegna. A sorpresa, al suo fianco sugli spalti, sono sette i leader dell’ex Urss e non soltanto l’annunciato kirghizo Zhaparov. Sono stati invitati all’ultimo minuto, benché – come aveva tenuto a sottolineare il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov – quest’anno non ricorra un anniversario tondo della fine della Seconda guerra mondiale. Una dimostrazione di forza? O inconsapevoli scudi umani?

Le misure di sicurezza, del resto, sono eccezionali dopo l’attacco con due droni contro la cupola del Palazzo del Senato del Cremlino. Tutto il centro è stato chiuso al traffico. Militari con il volto coperto dalla balaclava, forze antisommossa Omon, militari, polizia e agenti in borghese presidiano crocicchi e ponti. Cani anti-droga si muovono tra le auto parcheggiate. “Quando si ha a che fare con uno Stato sponsor del terrorismo, è meglio prendere misure preventive”, spiega Peskov.

Annullato in tutto il Paese, non solo a Mosca, il Reggimento immortale, il corteo di cittadini che mostrano le foto ingiallite dei loro familiari che hanno combattuto contro i nazisti. Eppure tra i veterani che seguono Putin davanti al monumento al Milite ignoto c’è anche una donna in un cappottino rosso che tiene tra le mani il ritratto di un familiare caduto.

Il presidente russo si ferma a salutarla. La telecamera zooma sul “ritratto di eroe”. Non è un caduto nella Seconda guerra mondiale, ma uno dei tanti soldati morti in Ucraina.

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