Il figlio del maresciallo Lombardo: “Mio padre non si è suicidato, quella lettera d’addio non l’ha scritta lui”

Pubblicità
Pubblicità

Quello del maresciallo dei Ros Antonio Lombardo non è stato un suicidio e a dimostrarlo c’è una perizia calligrafica che prova come non sia stata sua la mano che ha scritto la presunta lettera d’addio. Così sostengono i figli del maresciallo, Fabio e Rossella, nella formale istanza di riapertura dell’inchiesta sulla morte del padre, ufficialmente suicidatosi nella caserma dei carabinieri di Palermo nel marzo del 1995. Una tesi a cui i familiari non hanno mai creduto. Due inchieste, una del 1997 e una del 2015, sono state aperte e archiviate. Ma nel corso di nessuna delle due – sottolineano i familiari  sarebbe stata disposta la perizia calligrafica sulla base della quale oggi la famiglia del maresciallo chiede nuove indagini.

“Vogliamo sapere cosa è successo quel giorno, e cosa ha portato alla morte di mio padre – racconta Fabio Lombardo – Ci sono troppe stranezze in tutta la vicenda. Dal primo istante, da quando è stato ritrovato il corpo senza vita di mio padre”. Sono strane e contraddittorie – riassume l’avvocato Alessandra Maria Delrio del foro di Sassari – le testimonianze dei presunti testimoni oculari, incomprensibili le circostanze in cui quel delitto è maturato, mai è stata accertata la compatibilità della posizione del corpo con quella dell’ogiva del proiettile rinvenuto in auto.

E poi, aggiunge Fabio Lombardo, ci sono quelle sibilline promesse che il padre avrebbe fatto alla vedova di Paolo Borsellino, Agnese Piraino Leto, annunciandole che da lì a poco le avrebbe portato “su un vassoio di argento la verità sulla morte di suo marito”. Così, come anni prima le disse che avrebbe catturato il boss Riina per vendicare la morte del giudice. “E lo fece”, dice il figlio.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source