Il giallo degli studenti in viaggio studio allestero Sts Education fallita che fine faranno i nostri figli

Il giallo degli studenti in viaggio studio all’estero: “Sts Education fallita, che fine faranno i nostri figli?”

La Republica News
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«Trascorri un anno scolastico all’estero per vivere un’avventura indimenticabile!» Inizia così il sogno divenuto incubo per oltre 700 ragazzi italiani, rimasti “prigionieri” in paesi lontani, e per migliaia di genitori che all’improvviso si sono scoperti privi di qualunque informazione sul futuro dei loro figli.Questa volta a far saltare i piani di un anno di formazione lontano dall’Italia, non è stato il Covid-19 ma il fallimento improvviso della Sts Education, uno dei più grandi organizzatori di vacanze studio al mondo. Un crac che tira dentro non solo le famiglie dei giovani viaggiatori, ma anche l’Inps che il 10 ottobre (appena sei giorni prima del fallimento) ha saldato all’azienda le prime quote previste dalle borse di studio Itaca, il programma rivolto ai figli dei dipendenti pubblici che vogliono frequentare il terzo o il quarto anno di scuola superiore all’estero.
L’addio alle armi della Sts Education srl (la filiale italiana del colosso Sts Sweden) è arrivato venerdì scorso con un laconico comunicato dove si spiega che proprio il fallimento della casa madre e la riduzione del 60% dei ricavi hanno convinto la controllata italiana a portare i libri in tribunale. Un evento inatteso – secondo l’Astoi, il fondo di garanzia di Confindustria incaricato di tutelare i consumatori da insolvenze e fallimenti dei tour operator – che per bocca del direttore generale Flavia Franceschini spiega: «Stiamo cercando di comprendere cosa sia accaduto. Dall’esame dei bilanci non sono emerse anomalie e non è stato possibile cogliere nessun preavviso».La dipartita silenziosa di Sts ha gettato nell’incertezza migliaia di persone accendendo i gruppi whattsapp dei genitori che hanno tuttora i loro figli all’estero, o hanno già pagato per farli partire nei prossimi mesi. «Ho appena ricevuto la comunicazione ufficiale per l’anno di mia figlia nel Regno Unito – scrive Valentino. – Sts Italia ha pagato fino a dicembre, ma se non verranno pagate altre 2.600 sterline sarà costretta a tornare in Italia». A lui risponde Alessia: «Mio figlio dovrebbe partire a gennaio per la Germania. Noi abbiamo versato tanto la quota di iscrizione quanto la prima rata, ma non sappiamo se perderemo tutto».Nonostante il rischio Covid-19 molti ragazzi sono partiti proprio tra agosto e settembre, la maggior parte con destinazione Europa, altri verso gli Stati Uniti. In alcuni casi la Sts – dopo essere stata pagata dalle famiglie e dall’Inps per le borse di studio – ha saldato il loro soggiorno, in altri ha versato solo parte delle somme, in altri ancora si è limitata a un acconto.A un genitore che chiede alla filiale tedesca della Sts se il viaggio della figlia sarà cancellato, i referenti ancora al lavoro rispondono: «Non direi che viene automaticamente cancellato. Ma sarà deciso in seguito se il programma avrà luogo o meno». Stesso tono negli Stati Uniti dove una delle agenzie che fino al fallimento ha lavorato con Sts spiega: «Al momento non c’è molto che possiamo fare. Quello che sappiamo è che verrà nominato presto un curatore fallimentare e sarà lui il riferimento per avere ulteriori informazioni».Il problema per molti genitori non è solo sapere se il soggiorno e la scuola dei figli saranno garantiti nei prossimi mesi, ma anche – in caso di annullamento – se i soldi versati potranno essere rimborsati. «Nelle mail del nuovo contratto – dice Silvia – non c’è nessun numero di pratica. Speriamo solo che non sia necessario. Le prove dei pagamenti ce le abbiamo tutte. Dovrebbero tener conto di quelle». Pagamenti consistenti perché, per un intero anno scolastico in Spagna il progetto Itaca dell’Inps prevede costi per quasi 10mila euro, 12mila in Argentina, 8.500 in Francia. E così le quote già versate restano appese a un procedimento fallimentare dagli esiti imprevedibili, mentre i ragazzi italiani attendono di capire se anche per loro – come per milioni di coetanei rimasti in patria – la didattica a distanza finirà per essere vissuta non più all’estero, ma sullo schermo di un tablet.


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