Il governo ascolti le piazze. La politica troppo divisa non dia colpe ai cittadini

“Il governo ascolti le piazze. La politica troppo divisa non dia colpe ai cittadini”

La Republica News
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Gentile Direttore,ho scelto di rimanere in silenzio per qualche giorno e l’ho fatto perché in questa fase credo sia più importante ascoltare, capire e lavorare. Il Paese sta attraversando una crisi senza precedenti. È sotto gli occhi di tutti. Una crisi pandemica, sanitaria ed economica. Nessun essere umano al mondo si sarebbe mai immaginato una cosa simile. Parlo del mondo perché la stessa crisi sta mettendo in ginocchio l’intera Europa e molti Paesi extra Ue. Sto sentendo continuamente i mie omologhi. Ci sono proteste ovunque, non solo in Italia. Anche in Germania, Spagna, Francia e Regno Unito – dove i contagi sono quasi il doppio dei nostri – le persone scendono in strada. C’è rabbia, incredulità, sofferenza. È naturale. Sono stati d’animo figli dell’incertezza.Di fronte a tutto questo l’obbligo di un governo è quello di reagire e di ascoltare, ma soprattutto è quello di assumersi le proprie responsabilità. I vandali vanno fermati, ma le piazze vanno ascoltate. Sono un segnale che il governo non può trascurare. Anche gli umori hanno un peso in una situazione come questa. Non possono essere ignorati, bensì vanno condivisi e devono essere compresi. Non basta liquidare le proteste come se le proteste fossero tutte uguali, perché tutte uguali non sono. E allora fermiamoci un attimo a pensare. Guardiamoci intorno e come rappresentanti delle istituzioni cerchiamo di capire che oggi uno dei messaggi più divisivi e conflittuali, forse, lo sta dando proprio la politica. C’è un’Italia spaccata a metà, è vero, perché ad essere frammentato è l’intero arco parlamentare. Dobbiamo essere sinceri prima di tutto con noi stessi. C’è una maggioranza che continua a pestarsi i piedi giorno dopo giorno, le opposizioni che non perdono occasione per soffiare sul fuoco del conflitto e c’è chi riesce a contestare un decreto che ha contribuito a realizzare. È inutile cercare ragioni in questo caos. È più opportuno invece porsi delle domande. Ad esempio: come può in questa fase così delicata prevalere l’ambizione del singolo all’interesse collettivo?
Come può la politica anteporre i propri colori al bene comune?E come può, subito dopo, ergersi a cattedra morale lasciando intendere che siano gli italiani ad essere i principali colpevoli della crisi?Il nostro lavoro deve essere un altro. Abbiamo dei doveri questa volta inderogabili, doveri che rievocano il senso di unità, fraternità, umanità. Ognuno di noi di fronte allo scontro, d’ora in avanti, dovrà trovare la forza di fare un passo indietro e rinunciare. Rinunciare al conflitto per dedicarsi alla Nazione. Rinunciare all’arroganza e ritrovare quel senso di umiltà che proprio la politica sembra aver smarrito.Oggi tutti noi siamo chiamati a tracciare la strada che ci porterà fuori da questo incubo. Chi ha più testa, la usi. Dobbiamo tenere a mente che il Paese rischia di implodere e se non riusciremo a risalire la china, noi per primi ne saremo i responsabili.Servono responsabilità e lealtà istituzionale. Prendo infine in prestito le parole pronunciate già da Pietro Nenni, che oggi tornano ad essere di grande attualità: ci sono nella vita delle testimonianze da rendere alle quali non ci si può sottrarre. La nostra testimonianza, fra qualche anno, dovrà esser quella di aver agito con coscienza, di aver dato il massimo per ricucire un Paese lacerato, che abbiamo l’obbligo di difendere e proteggere. 


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