Il grido muto di un corpo ferito

Pubblicità
Pubblicità

Un uomo riceve le cure dai medici volontari. Zaporizhzhya, 29 marzo 2022. Foto di EMRE CAYLAK/AFP

Un uomo riceve le cure dai medici volontari. Zaporizhzhya, 29 marzo 2022. Foto di EMRE CAYLAK/AFP

Un uomo riceve le cure dai medici volontari. Zaporizhzhya, 29 marzo 2022. Foto di EMRE CAYLAK/AFP  

Dove prende piede la retorica, un corpo riporta la concretezza. Dove alligna la propaganda, un corpo dice la verità. Dove comincia ad attecchire l’indifferenza, dove matura l’assuefazione, solo i corpi scuotono l’una e l’altra. Dove tutto si fa simbolo, nel bene e nel male, il corpo rivendica il contrario dell’astrazione. 

Giorno dopo giorno, fotografia dopo fotografia, il rischio che la guerra torni a essere una parola, un concetto – buono per posizionarsi ideologicamente, o per alzare le spalle e pensare ad altro – è altissimo. A quel punto, nella ripetizione, un corpo fa la differenza. Perché su un corpo una ferita non è una metafora: è pelle lacerata che qualcuno, se si è fortunati, si incarica di ricucire. Il disastro di un bombardamento, l’effetto di un razzo, di un’esplosione non sono locuzioni dall’effetto remoto e intangibile, ma eventi reali che lasciano segni reali – sul paesaggio, sulle case, e sui corpi. Così, questa immagine di un uomo ferito che riceve cure da medici volontari a Zaporizhzhya turba la nostra eventuale distrazione, e la sommuove. La didascalia più esatta dell’immagine sta nei versi di una straordinaria poetessa polacca, Wislawa Szymborska:

Nulla è cambiato. / Il corpo prova dolore, / deve mangiare e respirare e dormire, / ha la pelle sottile, e subito sotto – sangue, / ha una buona scorta di denti e di unghie, / le ossa fragili, le giunture stirabili. / Nelle torture, di tutto ciò si tiene conto.

Il corpo trema, dice Szymborska, come tremava prima e dopo la fondazione di Roma; e il grido con cui risponde al dolore inflitto è e sarà un grido di innocenza, “secondo un registro e una scala eterni”. Il corpo si torce, si dimena, si divincola, illividisce, sbava, sanguina. Nulla è cambiato. 

Il corpo c’è, e c’è, e c’è / e non trova riparo.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source