Il marito della commercialista suicida: “Il lavoro che amava l’ha uccisa. Temeva di non poter gestire tutto”

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“Il lavoro l’ha travolta. Mia moglie amava tantissimo la sua professione. Lo faceva con passione ma lavorava troppo. Non sapeva dire di no. Questo l’ha distrutta ” . È come se riflettesse ad alta voce più che parlare con un interlocutore il marito della donna che mercoledì mattina al nono mese di gravidanza si è lanciata dal quarto piano del palazzo dove abitavano, a due passi da piazza Adriano, nel quartiere Cenisia. Era una commercialista, aveva 36 anni, ne avrebbe compiuti 37 il giorno dopo, giovedì, il suo bambino sarebbe nato con un cesareo programmato il 20 febbraio. “Temeva di non saper gestire tutto, anche se noi le avevamo garantito tutto l’aiuto possibile, ma lei si sentiva lo stesso soverchiata ” , aggiunge la suocera che abita nell’appartamento accanto.

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Non era sola, affatto, ma forse si è sentita così anche solo per un attimo questa donna con una professione solida ma impegnativa e una nuova vita a cui badare tra poche settimane. Era felice di quella gravidanza cercata dopo il matrimonio, celebrato nel mezzo della pandemia poco più di un anno fa. ” Avrò il tempo di godermi il mio bambino ” , aveva detto ai colleghi.

Felice e preoccupata allo stesso tempo perché non è sempre facile essere mamma e lavoratrice insieme, soprattutto se il lavoro è anche una passione che diventa totalizzante. ” Siamo liberi professionisti, ci sentiamo responsabili dei nostri clienti e anche lei era così, una professionista con il suo studio e un carico di lavoro molto importante”, dice Marco Rubatto titolare dello studio commercialista con cui collaborava la donna. Aveva scelto lei, come molto lavoratori a partita Iva, di non interrompere gli impegni con i clienti nemmeno nell’ultimo mese di gravidanza. “Diceva di stare bene, che era tutto a posto – prosegue il collega – Noi siamo sempre stati pronti ad aiutarla. Sapevo che tutto questo la preoccupava e le avevo assicurato che ci saremmo presi in carico i suoi clienti per il tempo necessario quando avesse dovuto assentarsi “. Avrebbe goduto della cassa di previdenza prevista dall’Ordine dei commercialisti. ” Era un periodo difficile, ce ne eravamo accorti ma nessuno immaginava niente del genere”. Si era ammalata anche di Covid, a gennaio. “Diceva che non ne era ancora uscita anche se era guarita, ripeteva che dopo il Covid era cambiata”.

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La malattia in un periodo delicato come la gravidanza, un carico di lavoro che nei due anni di pandemia ha moltiplicato impegni e scadenze fino all’inverosimile, il timore, una volta diventata mamma, di non essere in grado di gestire tutto. Erano questi i suoi fantasmi, li aveva condivisi solo in parte con chi le era vicino ogni giorno, non aveva lasciato intendere, però, quanto tutto questo fosse difficile da affrontare

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