Il nodo dei lavoratori sportivi e una riforma dello sport che e ancora in alto mare

Il nodo dei lavoratori sportivi e una riforma dello sport che è ancora in alto mare

La Republica News
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Tutto il dibattito degli ultimi mesi riguardo il decreto di riforma dello sport italiano proposto dal ministro Vincenzo Spadafora (ora frazionato in 6 decretini), è stato centrato soprattutto sull’incompatibilità, il numero massimo dei mandati per i presidenti federali, presidente del Coni compreso. Come se le sorti dello sport italiano fossero legate solo ad una questione di sedie e di poteri da togliere o lasciare al Coni di Malagò. Non è così. Gli argomenti sono tanti. E pochi si sono resi conto, ad esempio, della portata del “Decreto numero 2” proposto al vaglio del Consiglio dei Ministri (forse martedì prossimo). Agli articoli 25 e seguenti, in sintesi, si obbligano infatti le società sportive (ma anche Federazioni e altri enti sportivi) ad “assumere” come lavoratori dipendenti istruttori, allenatori, direttori tecnici, atleti, arbitri (sì, anche arbitri) e chiunque altro recepisce denari. In alternativa ci sarà solo l’inquadramento a libero professionista o a collaboratore coordinato e continuativo (co.co.co.).Ma chi potrà pagare questi ingenti oneri? Le società sportive e gli impianti sportivi stanno fallendo per le chiusure Covid e c’è chi si chiede: “Si pretende un forte incremento dei costi proprio ora che le società sportive sono in guerra per la sopravvivenza ? Il precariato va debellato anche nello sport ma il governo si sveglia ora a pretenderlo con le fragili società sportive dilettantistiche ansimanti e sull’orlo del fallimento o già fallite”? E poco potranno alleviare gli (insufficienti) contributi statali promessi e previsti dalla legge di bilancio all’articolo 7. Pare che anche le società aderenti all’Uisp, l’Ente di Promozione Sportiva vicino al Pd, siano preoccupate, tanto da cominciare ad avanzare riserve su questo articolo che secondo alcuni presidenti di Federazione potrebbe creare enormi danni al mondo dello sport. Anche Italia viva è preoccupata. Per trovare un altro punto controverso occorre leggere nel discusso decreto numero 2 di riforma dello sport, l’articolo 31 che rischia secondo molti di bloccare la formazione dei futuri campioni. Dall’1 luglio 2022 secondo il citato articolo cessa di esistere il vincolo sportivo tra società e atleta. In via di principio è sensato pensare che ogni l’atleta sia libero di scegliere con quale società gareggiare e allenarsi. Ma le società, già in gravi difficoltà economiche e di identità, con l’entrata in vigore di questo articolo non potrebbero più contare su un periodo adeguato per far crescere e formare i propri tesserati in quanto, l’anno successivo, l’atleta potrà traghettare ad un’altra società. Quale società sportiva investirà ancora tempo, passione e risorse per formare i campioni del domani? Il ministro vuole portare in consiglio dei ministri martedì i decreti, manca ancora un accordo sul numero 1, quello che riguarda la governance, ed è decisivo. Poi, l’iter dovrebbe proseguire al Consiglio di Stato (che prenderebbe in esame se c’è stato o meno un eccesso di delega), alle commissioni parlamentari, alla Conferenza Stato-Regioni (dove il centrodestra prevale 17 a 21), eccetera. Inoltre Pd e Italia Viva sono contrari su alcuni punti della riforma, soprattutto per quanto riguarda la governance. Italia Viva vorrebbe estrapolare alcuni elementi positivi e inserirli nella legge di bilancio. Il traguardo della riforma si allontana sempre di più. Martedì vertice al Coni con i presidenti di FederazioneMartedì pomeriggio vertice al Coni: i presidenti di Federazione incontreranno Giovanni Malagò. Tema, i contributi straordinari, 95 milioni, elargiti da Sport e Salute. I presidenti chiederanno a Carlo Mornati, che fa parte del cda di Sport e Salute, quali criteri sono stati scelti. La legge articolo 633, comma 4-ter prevede infatti che “per il finanziamento delle Federazioni sportive… la Sport e Salute spa istituisce un sistema separato ai fini contabili e amministrativi, che provvede al riparto delle risorse, da qualificare quali contributi pubblici, anche sulla base degli indirizzi generali in materia sportiva adottati dal Coni armonia con i principi dell’ordinamento internazionale”. Molto dura oggi la presa di posizione di Giorgio Scarso, presidente della Federazione scherma: “Ci hanno tagliato il 33 per cento dei contributi, il nostro ruolo è stato mortificato. Inoltre viene azzerata l’autonomia decisionale e silenziata ogni capacità organizzativa. Avremmo dovuto conquistare le medaglie degli algoritmi anziché quelle sui podi di tutto il mondo”.  Tolta a Tavecchio la “cassaforte” della Lega Dilettanti? Carlo Tavecchio, ex presidente Figc, da tre anni è l’amministrare unico di Lnd Servizi e Lnd Immobiliare, la “cassaforte” della Lega Nazionale Dilettanti. Ora Tavecchio è in rotta con Cosimo Sibilia, presidente della Lnd: l’ex n.1 della Figc ha intenzione infatti di candidarsi per il Comitato Regionale della Lombardia, il più importante d’Italia, sfidando l’attuale presidente Baretti. Mercoledì a Roma previsto il cda di Lnd Servizi. Cosa farà Sibilia? Confermerà l’incarico a Tavecchio come amministratore unico della cassaforte della Lnd? A questo punto, è probabile che Tavecchio stia al fianco di Gravina nelle elezioni Figc del 15 marzo.   


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