Il Papa: “Ho già firmato le dimissioni in caso di malattia”. E annuncia: “Entro due anni una donna a capo di un dicastero”

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Papa Francesco nominerà entro due anni una donna a capo di un dicastero vaticano. Lo annuncia egli stesso in una intervista al quotidiano spagnolo Abc nella quale rivela anche di avere già firmato, a inizio pontificato, la rinuncia in caso di impedimento. 

“Io ho già firmato la mia rinuncia”, rivela per la prima volta Francesco nella intervista ai giornalisti Javier Martinez-Brocal e Julian Quiros. Non è la prima volta che il Papa parla della possibilità di dimettersi, ma è la prima volta che svela l’esistenza di un documento depositato in tal senso. Dalle parole del Papa si capisce che questo documento fu firmato nei primissimi mesi del Pontificato: “Era quando Tarcisio Bertone era segretario di Stato”, spiega Bergoglio: il salesiano andò in pensione lo stesso anno del Conclave, nel 2013, succeduto dall’attuale segretario di Stato, Pietro Parolin. “Ho firmato la rinuncia e gli ho detto: “In caso di impedimento medico o che so io, ecco la mia rinuncia. Ce l’hai”. Non so a chi l’abbia data Bertone, ma io l’ho data a lui quando era segretario di Stato”. Il Papa non aveva mai accennato all’esistenza di questo documento: “Ora forse – chiosa ridendo con i giornalisti di Abc – qualcuno andrà a chiedere a Bertone: “Dammi quella lettera”… Sicuramente lui l’avrà consegnata al nuovo segretario di Stato. Gliel’ho data in quanto segretario di Stato”.

La rinuncia di un Papa non è una novità assoluta, come apparso chiaramente con Benedetto XVI nel febbraio del 2013. E’ noto che anche Paolo VI lasciò le sue dimissioni scritte in caso di impedimento “e credo che anche Pio XII l’abbia fatto”, puntualizza Francesco. Giovanni Paolo II valutò la cosa ma si risolse a rimanere al governo fino alla fine dei suoi giorni. Poi è arrivata la rivoluzione di Joseph Ratzinger. Il quale, in realtà, aveva preannunciato questa possibilità già nel libro-intervista con il giornalista tedesco Peter Seewald “Ultime conversazioni”, nel 2016, dove spiegava: “Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto e in talune circostanze anche il dovere di dimettersi”. Non è chiaro ora il contenuto esatto del documento scritto dal Papa (“In caso di impedimento medico o che so io”), ma è possibile intuire che esso ricalchi quella previsione di Benedetto XVI. Il quale poi, a febbraio del 2013, disse ai cardinali riuniti in Concistoro di essere “pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”. Una eventualità che anche Francesco è giunto a prevedere, ma che non è comunque alle viste: “Si governa con la testa, non con il ginocchio”, precisa Francesco parlando dei noti problemi di mobilità che da un anno lo costringono alla sedia a rotelle o al bastone da passeggio. Quanto a un consiglio da dare ai successori, “direi loro di non commettere gli errori che ho fatto io, punto e niente di più”, afferma il Papa. Ci sono molti errori? “Sì, ci sono, sì”.

Una donna “ministro” in Vaticano

Una donna a capo di un dicastero “ci sarà”, assicura Francesco. “Ne ho in mente una per un dicastero che si renderà vacante tra due anni. Non c’è nessun ostacolo a che una donna guidi un dicastero dove un laico possa essere prefetto”. La novità è in realtà iscritta nella nuova costituzione apostolica, Praedicate Evangelium, che il Papa ha promulgato a marzo di quest’anno, nella quale, ridisegnando l’organigramma della Curia romana, il primo pontefice latino-americano della storia ha statuito che “qualunque fedele”, dunque anche un laico, anche una donna, “può presiedere un Dicastero o un Organismo”. Da allora, però, pur avendo nominato diverse donne in posti-chiave (il segretario generale del Governatorato, diversi segretari di diversi dicasteri, la sottosegretaria al Sinodo, i membri del Consiglio per l’economica), ancora nessuna donna è ascesa ai vertici degli uffici della Santa Sede. Ora il Papa promette che arriverà entro il 2025 una donna capo dicastero. La costituzione apostolica aveva peraltro suscitato un vivace dibattito sul fondamento giuridico ed ecclesiologico di questa possibilità, la “partecipazione dei laici alla pienezza di potestà che esercitano i vescovi e in alcuni ambiti i chierici”, come spiegò il cardinale canonista Giancarlo Ghirlanda. Un “dicastero di natura sacramentale”, dice ora il Papa, “deve essere presieduto da un sacerdote o da un vescovo. Anche se si discute se l’autorità provenga dalla missione, come sostiene il cardinale Ouellet, o dal sacramento, come sostiene la scuola di Rouco Varela. E’ una bella discussione tra cardinali, una questione che i teologi continuano a discutere”. Ma intanto arriverà, tra due anni, una “ministra” vaticana.

Nessun intervento sul Papa emerito

Rilevante, nell’intervista a Abc, anche il fatto che il Papa riveli di non avere intenzione – come pure si era ipotizzato – di regolare il delicato statuto del Papa emerito: da quando Benedetto XVI ha rinunciato al soglio pontificio, infatti, la prima volta nella storia moderna della Chiesa, non sono regolati normativamente il ruolo, la presenza, il significato dell’esistenza di un Pontefice in pensione accanto a quello regnante. Cosa che, peraltro, ha fatto sorgere nel corso degli anni alcuni conflitti di interpretazione. “Non ho toccato affatto” lo status giuridico del papa emerito, “né mi è venuta l’idea di farlo”, taglia corto il Papa. “Ho la sensazione che lo Spirito Santo non ha interesse a che mi occupi di queste cose”.

Opus Dei, Spagna, colonizzazione

Nell’intervista al quotidiano spagnolo conservatore Francesco spiega il proprio intervento sull’Opus Dei, passato nei mesi scorsi sotto il dicastero del Clero con la previsione che il prelato non potrà più essere vescovo, e sottolinea che non è stata una mossa ostile all’Opera creata da san Josemaria Escrivà de Balaguer: “Alcuni hanno detto: “Finalmente il Papa le ha date all’Opus Dei…!” Io non gli ho dato niente. E altri, invece, dicevano: “Ah, il Papa ci sta invadendo!”. Niente di tutto questo. La misura è una ricollocazione che doveva essere risolta. Non è giusto ingigantire la cosa, né per renderli vittime, né per renderli colpevoli che hanno ricevuto una punizione. Per favore. Sono un grande amico dell’Opus Dei, voglio molto bene alle persone del Opus Dei e lavorano bene nella Chiesa. Il bene che fanno è molto grande”. 

Nell’intervista al quotidiano spagnolo, infine, Francesco torna su alcune sue parole che avevano indisposto la destra politica del paese sulla colonizzazione dell’America latina: “E’ ovvio che lì sono state uccise delle persone, è ovvio che c’è stato uno sfruttamento, ma anche gli indiani si sono uccisi a vicenda. L’atmosfera di guerra non fu esportata dagli spagnoli. E la conquista apparteneva a tutti. Distinguo tra colonizzazione e conquista. Non mi piace dire che la Spagna ha semplicemente “conquistato”. E’ discutibile, quanto volete”, ribadisce il Papa argentino, ma ha colonizzato”. Francesco spiega non prevede di visitare la Spagna: “Forse l’anno prossimo andrò a Marsiglia per l’Incontro del Mediterraneo, ma non è un viaggio in Francia”. Sconsolata, infine, la considerazione del Papa sulla guerra russa in Ucraina: “Non vedo una fine a breve termine perché si tratta di una guerra mondiale. Non dimentichiamolo. Ci sono già diverse mani coinvolte nella guerra. E’ globale”.

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