Il passo avanti di Petrocelli: “M5S fuori dal governo interventista”. D’Incà: “Non rappresenta il Movimento”

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“Penso che per il M5S sia arrivato il momento di ritirare ministri e sottosegretari dal governo Draghi. Questo governo ha deciso di inviare armi all’Ucraina in guerra, rendendo di fatto l’Italia un paese co-belligerante”. A dirlo è il presidente M5S della commissione Esteri, Vito Petrocelli, detto “Petrov” tra gli intimi del Movimento per la sua passione per la Russia e l’inclinazione a sostenere le politiche di Putin. Già noto per la scelta di disertare, oggi, la seduta della commissione sull’invio degli aiuti militari a Kiev, oggi Petrocelli nel giorno in cui Zelensy parla alla Camera decide di tornare all’attacco. “Confermo la mia contrarietà alla fornitura di armi prevista dal decreto Ucraina, che ci catapulta nel conflitto in corso, complicando enormemente le possibilità di giungere ad un accordo di pace”, sostiene il grillino.

Ma dal Movimento replica piccato il ministro Federico D’Incà: “Quelle di Petrocelli sono considerazioni personali. Le sue posizioni non rappresentano il M5S. Le posizioni del partito sono quelle indicate da Conte”. Da parte sua l’ex premier in una riunione tenuta ieri sera con i vertici del M5S ha ribadito “l’inopportunità” dell’ordine del giorno approvato alla Camera che impegna il governo ad aumentare le spese per la Difesa verso il traguardo del 2% del Pil.

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Petrocelli all’Agi sostiene: “Condanno fortemente l’invasione russa come gravissima violazione della Carta delle Nazioni Unite, e mi preoccupa che da giorni l’operazione militare, da limitata e in difesa delle popolazioni russofone del Donbass – vittime di anni di gravi crimini da parte delle milizie in particolare quelle dichiaratamente neonaziste – possa assomigliare sempre più alle tristi campagne e sanguinose occupazioni della Nato e degli Usa in Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia”. Se, sostiene il presidente grillino della commissione Esteri, l’obiettivo è “arrivare ad un accordo che garantisca la sovranità territoriale dell’Ucraina e le istanze di sicurezza della Russia in un quadro più generale di nuova pacificazione dell’Europa”, allora in questo scenario “con l’invio di armi l’Italia ha deciso di ridurre al minimo la possibilità di un suo ruolo di mediazione, oltre che derogare per l’ennesima volta all’articolo 11 della Costituzione”.

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