Il Pd in ginocchio pure da Berlusconi. Rossi ma non di vergogna indiscreto conta governare con chi non importa

“Il Pd in ginocchio pure da Berlusconi”. Rossi ma non di vergogna, indiscreto: conta governare, con chi non importa

Libero Quotidiano News
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Renato Farina 24 gennaio 2021

D’accordo. La politica è l’arte del possibile. Ma un po’ di pudore in quest’epoca di naufragio della morale sarebbe gradito. Invece no. Ieri il Partito democratico, per bocca del suo attuale stratega, una specie di Togliatti redivivo, cioè Goffredo Bettini, ha gettato l’amo convinto di far abboccare, con l’esca del potere, il pesce più grosso dell’acquario: Silvio Berlusconi. Questa mossa è insieme disperata e sporcacciona. Segno della debolezza e contemporaneamente della doppiezza di questo partito che festeggia il proprio centenario esibendo falce, martello e faccia come il didietro, convinto che può permettersi di tutto, stante la venerazione che circonda qualsiasi oscenità esca da quelle bocche rosse. Ovvio che Silvio non assaggerà il boccone buttato lì con la scusa di salvare la patria e in realtà con lo scopo di consentire alla sinistra di ritardare il redde rationem con il popolo elettore.

Per altro il luogotenente di Forza Italia, Antonio Tajani, si è già espresso con prontezza, dicendo un no che più secco e perentorio non si può. Prima di ricavare qualche ulteriore lezione dall’accaduto, conviene mettere in fila le parole di Bettini, per cavarne l’ideologia che anima tuttora la sinistra. Dice in un incontro davanti al Pd romano: «Ci rimane solo di cercare nelle prossime ore di costruire un gruppo politico nel parlamento, al Senato e alla Camera che non sia solo il recipiente di idee per mettere insieme transfughi, ma che sia una cosa che politicamente esiste». Traduzione: abbiamo fallito, passiamo al piano B: «Il problema è che ci sono forze prigioniere dell’altro campo, quello anti europeista. Si devono unire le forze che credono nell’Europa, nei principi democratici e che non vogliono stare sotto il tallone di Salvini e Meloni e che rappresentino il fulcro di una area moderata e liberal democratica. Noi vogliamo tutti i moderati e i liberali dentro il campo democratico. Penso che nelle prossime ore dobbiamo lavorare su questo».
IL TENTATORENon parole diritte, ma sinuose. Serpentesche. Mangia la mela, è così buona – dice a Berlusconi e forse a Giorgetti, interpretandolo come anima europeista della Lega. In nome di che cosa lo dice? Ed eccoci alla ideologia della superiorità morale e intellettuale, di stirpe quasi divina, a prescindere dal consenso popolare, a loro spetta la guida. «Come Partito Democratico noi abbiamo avuto una fiducia, una fiducia risicata, non assoluta al Senato. Ma l’abbiamo avuta e la prima cosa è dare un segnale agli italiani: noi non abbiamo la scelta, ma l’obbligo di governare». Traduzione. Il M5S non esiste, Conte è una finzione. Parafrasando quel che disse Churchill di Attlee: «È arrivato un taxi vuoto davanti a palazzo Chigi e ne è sceso Conte». Il Pd non ha la maggioranza? Fa niente. Il Pd ha «l’obbligo di governare». Chi gliel’ha dato? Il popolo? Mattarella? Stante questo presupposto, è dovere morale di Forza Italia aderire, scardinare il centrodestra, disarticolarlo, per consentire al Pd di esercitare la propria vocazione di eletto da Dio. Ricostruiamo il contesto. L’europarlamentare Bettini, che ha condotto da dietro le quinte l’operazione che ha consentito di conservare in salamoia Giuseppe Conte, si rende conto che la faccenda non gli è riuscita bene. Pensava di strappare un gruppo più consistente di transfughi per sostituire Italia Viva raggiungendo la maggioranza assoluta. Invece ha portato a casa una minoranza assoluta. L’accaparramento dei centristi sta naufragando. Il 28 il ministro Alfonso Bonafede presenterà la sua relazione sulla giustizia: gli negheranno il voto anche i mastelliani che hanno prestato il loro sì alla risicata fiducia in Senato. Il governo andrà sotto.
NEL NOME DI DIO«Che fare?», chiedeva il compagno Lenin. Diceva anche «Un passo, due passi». Ma qui bisogna fare più in fretta, occorre un salto triplo. E chi se non Goffredo il Maliardo, può parlare scendendo dal monte Sinai dopo aver parlato con Dio? Il quale gli ha detto: Forza Italia! Una maggioranza europeista! Il famoso governo Ursula dal nome della presidente von der Leyen presidente della Commissione Ue! È convinto che a quel punto anche i parlamentari grillini si adegueranno. Conte o non Conte. Conte ter o Pinco Pallino del Pd o magari persino uno gradito a Forza Italia, magari un tecnico alla Cottarelli, purché sia maneggiabile e all’interno di questo raggruppamento il Pd sia egemonico come numeri e come cultura statalista e bideniana. Tajani è stato limpido. Lasciamo decidere il da farsi a Mattarella. Su queste basi: il Conte ter è impossibile, come ammette anche Bettini. Forza Italia non si lascia adescare da «nessun governo istituzionale. Non è sul tavolo». Non siamo prigionieri di nessuno. «È la propaganda di sinistra». Il centrodestra non si spezza ma non credano gli alleati di fare a meno di noi: «Senza Forza Italia il centrodestra non vince». Che succederà ora? Il Pd tendendo la mano ha rivelato gli artigli, la voglia di ingoiare Forza Italia come ha già fatto con i grillini, ridotti a ectoplasmi appiccicati alla prebenda. L’ideologia è quella solita, di cent’ anni fa: Gramsci si è sprofondato giù fino a Bettini-Franceschini, sempre la solita egemonia comunista, gettando fiori ai coglioni cattolici e liberali. Come il lupo travestito da nonnina per papparsi Cappuccetto rosso. Berlusconi rifiutato, trattato per vent’ anni come un essere marcio di dentro e di fuori, viene riabilitato dopo essere stato fucilato, traslato dalla tomba e vestito di nuovo. Dopo averlo buttato nella discarica, ora lo vezzeggiano. Vogliono un governo Pd+Utili Idioti? La storiella dei comunisti buoni e democratici non funziona più. Del resto, il lupo della favola non è finito bene.

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