Il preside ribelle di Tortoli Ho riaperto applicando le norme

Il preside ribelle di Tortolì: “Ho riaperto applicando le norme”

La Republica News
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Zona gialla sì, come da novembre: ma per gli studenti sardi delle superiori la didattica è praticamente ovunque ancora a distanza. Tranne in un istituto di Tortolì, cittadina di undicimila abitanti sulla costa ogliastrina, in Sardegna. Qui la metà degli ottocento iscritti all’istituto professionale Ianas (Ipsia, agrario, Nautico, Sociosanitario e Alberghiero) sono tornati tra i banchi, in presenza. Non si tratta però di un’iniziativa di protesta dei ragazzi o delle famiglie. Bensì di una decisione del dirigente scolastico Gian Battista Usai, 63 anni, a capo della scuola con cinque indirizzi dal 2010. Con una circolare ha riaperto seguendo l’ultimo dpcm nazionale e tralasciando l’ordinanza emanata l’otto gennaio dal presidente della Regione Solinas che impone il riavvio per le superiori solo il primo febbraio.

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Quando ha deciso di riaprire?

“Non è esattamente una decisione ma la conseguenza di una lettura attenta del dpcm del 14 gennaio. Nel testo si invitano le scuole superiori nelle regioni classificate gialle, a tornare in presenza, con percentuali tra il 50 e 75 per cento. Sabato ho quindi riunito tutti i collaboratori e insieme siamo giunti alla stessa conclusione: l’ordinanza regionale è precedente al dpcm. Non solo: ci sono anche delle deliberazioni dei Tar di Lombardia, Friuli ed Emilia Romagna che cassano ordinanze simili alla nostra che imponevano ancora un rinvio”.

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Altre consulenze?

“No, solo qualche consulenza a livello amicale, informale. Esperti di questioni giuridiche hanno tutti concordato sul mancato adeguamento della ordinanza regionale. E poi… La nostra zona, l’Ogliastra, è stata sottoposta proprio la scorsa settimana a uno screening di massa regionale con tamponi antigenici rapidi. I numeri dei positivi sono residuali. A ciò si aggiunge il parere positivo del Cts nazionale sul rientro in classe, di domenica”.

Quindi, come avete fatto?

“L’orario era già predisposto da tempo per il rientro al 50 per cento… Abbiamo quindi coinvolto insegnanti, impiegati e collaboratori scolastici e dato notizia alle famiglie e ai ragazzi. Con tutti i mezzi a nostra disposizione: telefonate (soprattutto), sito, registro elettronico. La risposta è stata positiva…”

Ha consultato la Regione prima di pubblicare la circolare?

“No, nessuno. Perché, già negli scorsi mesi, quando i dpcm che si sono succeduti in maniera decisamente corposa non è stata avviata una consultazione costante. Ma non credevo di ritrovarmi solo, ieri mattina”.

In che senso?

“Pensavo che anche altri dirigenti scolastici di istituti superiori procedessero per l’apertura oggi, ripeto, da dpcm. E invece no”.

Qualche collega dirigente l’ha contattata?

“No, nessuno. Anche se non vorrei che la scelta dettata da una norma, possa essere letta come provocazione. Perché non è il mio stile…”

C’è stata qualche reazione?

“Mi hanno chiamato dall’ufficio scolastico regionale, il direttore. Ha lamentato scarsa comunicazione con l’ufficio, vero. Ma in tutti questi mesi devo ammettere che non c’è stato un flusso costante di comunicazione”.

La sua, quindi, è la strada giusta?

“Ci siamo lasciati con l’intento di approfondire le rispettive posizioni. Non è arrivato alcun diniego formale”.

Dagli assessorati regionali?

“Nessuno”.

Pronti, quindi, per il secondo giorno classe. Precauzioni particolari?

“Oltre al distanziamento, utilizzo costante della mascherina, sanificazione nei tre plessi abbiamo diversi rilevatori automatici della temperatura. Ed è stata disposta una vigilanza stretta, oltre un codice di comportamento già applicato”.

E se ci fosse un contagio quali e di chi sarebbero le responsabilità?

“Le responsabilità sono esattamente le stesse che, io dirigente, ho corso la settimana scorsa quando ho fatto entrare i ragazzi fragili, circa trenta… O quelle che ho corso durante le ore di attività professionale, già in presenza. Niente di diverso”.



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