Il primo Natale senza i nonni

Il primo Natale senza i nonni

La Republica News
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Non conoscevano la morte e l’hanno incontrata così. Per loro la morte non era reale, era sempre dietro uno schermo, nelle notizie che a volte arrivavano e li lasciavano intatti. O in certi loro giochi, dove l’abilità sta proprio nel darla, la morte, agli avversari.
Noi genitori li abbiamo protetti e i ragazzi sono rimasti al riparo. Quest’estate mi è capitato di portare le condoglianze a una famiglia che aveva da poco subito un grave lutto. Gli amici dei due giovani che avevano perso la madre neanche cinquantenne, stavano organizzando una festa, per consolarli. Musica a volume sostenuto in giardino, come fosse un compleanno. Appendevano uno striscione con una scritta gioiosa. Non avevano davvero capito ciò che era accaduto. Cercavano di coinvolgere i due orfani, così addolorati.
I nostri figli non erano pronti a nessuna morte, nemmeno a quella dei nonni. Per molti questo sarà il primo Natale senza, e alle feste, si sa, gli assenti si vedono di più. Non è una somma di perdite individuali, è il lutto di una generazione che deve confrontarsi – impreparata – alla scomparsa di un’altra. Viene a mancare chi li ha accompagnati a scuola e a danza quando noi non potevamo, chi in questi giorni cucinava i piatti della tradizione, chi è venuto ad assisterli a casa quando avevano la febbre e noi dovevamo scappare al lavoro. Il Covid 19 si è portato via l’affetto alto e incondizionato dei nonni, il loro sguardo leggero, la presenza sicura. Parlavano una lingua del passato, semplice e densa di tutto quello a cui erano sopravvissuti. I genitori sono – siamo – uno ieri a volte pesante, i nonni un altroieri ancora capace di avvincere.
E anche l’unico welfare davvero efficiente in questo Paese. Non fosse stato per loro, il nostro tasso di natalità sarebbe forse precipitato a livelli da estinzione. Hanno aiutato le figlie che diventavano madri, hanno cresciuto i nostri bambini con un amore responsabile, ma anche più libero di quello che avevano provato da genitori. Meno apprensivi, i nonni, meno preoccupati. Conoscono il mondo da più tempo, sanno che è in salita, ma poi anche in discesa.

I nipoti ormai giovani li hanno visti ammalarsi, a decine di migliaia, e in tanti morire. Anzi, non li hanno nemmeno visti, nella crudezza di queste morti a distanza, straniate, alienanti, disumane per causa di forza maggiore. L’exitus dei nonni è stato, per i nativi digitali, reale e virtuale insieme, i funerali caricati in molti casi sulle piattaforme in streaming. Ma, di fatto, quelle presenze così vere e scontate, sono scomparse. I ragazzi lo hanno capito alla prova dei giorni. Non ci saranno più i pranzi di Natale interminabili, i sorrisi, la banconota da cinquanta passata con discrezione in una bustina rossa. Lo stupore compiaciuto per una crescita che continuava ormai solo negli occhi dei nonni.
Dire che i giovani si adattano a tutto è un modo per sminuire la trasformazione a cui i ventenni di oggi sono chiamati, su vari piani. Intanto la pandemia ha spazzato persino elementi di una lingua consolidata, l’aggettivo “virale” è tornato al suo significato originario: di virus, causato da virus. Dove il virus non è più informatico, ma è ridiventato una particella infettiva submicroscopica, caratterizzata da vita parassitaria endocellulare obbligata. Covid 19 ha azzerato le mobilitazioni planetarie per la giustizia climatica e ambientale: finiti i Fridays for future, intorno ai quali si stava definendo l’identità politica di una generazione. Non solo la didattica, tutto succede a distanza, frammentato. Anche Greta tace, sa che non sarebbe ascoltata, adesso.  
Sul piano personale l’iniziazione all’età adulta passa forse da queste perdite. Questi momenti in cui figure di riferimento importanti vanno spostate da un’esistenza tangibile esterna, a una vita profonda e silenziosa dentro chi le ha amate. Mancheranno per sempre i corpi, il calore di quelli che se ne sono andati.  Scriveva Natalia Ginzburg che siamo adulti “per tutto il muto perdono dei morti che portiamo dentro di noi”.



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