Il primo Sanremo di Ornella Muti: “Un po’ di svago nella cupezza, ne abbiamo tanto bisogno”

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Cinquant’anni di cinema, quasi duecento film, l’incontro con registi come Dino Risi, Ettore Scola, Francesco Nuti, Carlo Verdone, Francesca Archibugi, Woody Allen, John Landis, Mario Monicelli. Ora, a 67 anni il prossimo 9 marzo, il suo primo festival di Sanremo dove Amadeus l’ha invitata per la serata inaugurale del festival, martedì 1 febbraio. Ornella Muti è pronta: “Sono felicissima per tanti motivi: uno di questi è la possibilità di offrire un momento di svago in una fase di grande cupezza. Cerchiamo di non fare un Sanremo pesante, non ne abbiamo bisogno”, dice all’ANSA l’attrice. “Cosa farò? Non vorrei finire fucilata…”, ride. “Porterò sicuramente i miei temi, il sostegno per il pianeta, il richiamo a ognuno di noi a fare uno sforzo per il futuro, per un’eredità sostenibile da lasciare ai nostri figli e nipoti. Dei rischi legati al clima, per esempio, si parla da tempo, ma passa sempre tutto in secondo piano. Ecco, mi piacerebbe toccare questi argomenti, ma con leggerezza”.

Sanremo 2022, Ornella Muti, Sabrina Ferilli, Maria Chiara Giannetta, Lorena Cesarini e Drusilla Foer sul palco con Amadeus

Una Targa d’oro ai David di Donatello (1976), due Grolle d’oro come migliore attrice (1979), alla carriera (1998), tre Globi d’oro, migliore attrice (1982, 1988), alla carriera (2007), tre Ciak d’oro, migliore attrice protagonista (1988, 1989), Ciak d’oro speciale (2018), un Premio Pasinetti per l’attrice al Festival del Cinema di Venezia (1988) e due Nastri d’argento come migliore attrice protagonista. All’Ariston ci sarà anche un momento celebrativo della sua lunga storia d’amore con il cinema: dopo l’esordio con Damiano Damiani (a 14 anni con La moglie più bella ispirato alla vicenda di Franca Viola che rifiutò il matrimonio riparatore), l’hanno diretta tra gli altri Dino Risi, Mario Monicelli, Marco Ferreri, Ettore Scola, Citto Maselli, John Landis, Paolo Virzì, Francesca Archibugi, Woody Allen. “Ho avuto la fortuna di lavorare con autori e registi importanti: erano anche tempi diversi, i produttori giocavano sulla propria pelle e si assumevano tutti i rischi di un film, seguendolo poi come un bambino. Oggi è tutto più difficile”. La pandemia ha messo in ginocchio le sale: “Avevo girato The Christmas Show con Alberto Ferrari, doveva uscire a dicembre ma poi è rimasto bloccato nella ‘coda’ dei titoli rimasti al palo, peccato”.

‘Il bisbetico domato’ con Adriano Celentano (1980) 

Ma Ornella Muti non mette “mai un punto, altrimenti è finita. Sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, di intrigante”. In questi giorni prova un nuovo spettacolo teatrale: “È ispirato a una pièce americana, Il pittore di cadaveri di Mark Borkowsky, anche se la versione italiana probabilmente si chiamerà Il ritratto di Teresa. È una storia piena di poesia: il protagonista è costretto a dipingere il cadavere di una donna che si animerà solo per lui e lo tirerà fuori dal buco nero, riscattando se stessa. Il regista è Enrico La Manna: è lui che mi ha fatto amare il teatro”. Inevitabile riflettere sul periodo complicato che stiamo vivendo: “Già prima del Covid è morto il compagno di mia figlia piccola Carolina, un bel disastro. Poi ho perso mia madre, un dolore immenso”, sottolinea l’attrice, mamma di Naike, Carolina e Andrea e nonna di tre nipoti. “Sono sempre stata ‘chioccia’, anche troppo, forse perché ho avuto un’infanzia difficile – sospira – e tutto avrei voluto tranne che i miei figli soffrissero. Ma la vita non fa sconti a nessuno”.

Con la figlia Naike 

Accanto a lei c’è la figlia Naike: “Si dà in maniera totale, quasi dimenticando se stessa. È molto attiva in tutto, è lei che mi apre la mente su tante realtà, è un motore che apre nuove strade. I suoi video senza veli sui social? È il suo modo di esprimersi: anche se si mostra, non lo fa mai in maniera fine a se stessa. Tutti guardano le immagini, ma non leggono quello che scrive. E poi si mette in discussione, si fa anche attaccare: ammiro questa sua forza”. Con l’impulso di Naike, l’attrice ha creato l’associazione Ornella Muti Hemp Club, che si occupa di divulgare informazioni sull’uso terapeutico della cannabis e che ha sollevato qualche polemica: “Non spingiamo l’aspetto ludico, ma l’uso a fini curativi – chiarisce – e ci sono tantissimi studi che dimostrano come questa erba medica possa essere di aiuto contro alcune malattie. Poi si è liberi di usarla oppure no”. Dalle polemiche prende le distanze: “I social non mi preoccupano. Non ho tantissimi follower, ma sono tutte persone che mi seguono da tantissimo tempo e mi vogliono bene”.

Nel suo futuro immagina anche la tv? “Le serie mi piacciono e penso che le piattaforme come Netflix diano la possibilità di fare cose anche irriverenti, coraggiose. Non sono molto fortunata su questo fronte in Italia… Ma di progetti ne ho a bizzeffe, anche se non amo parlarne prima che si realizzino”. Per il resto la diva Ornella Muti si sente sempre Francesca Rivelli e ha scelto di vivere in un casolare in Piemonte, tra lo yoga, la natura e la cura per gli animali, tra cui due porcellini domestici: “Sono una persona normale, vivo in una piccola realtà, amo mantenere il rapporto con le persone. Con i social siamo tutti diventati un po’ bugiardi e questo non va bene: la realtà è quella di tutti i giorni”.

PEOPLE

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