Il prosecco alla conquista dell’estremo Oriente

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I produttori italiani di Prosecco hanno una ragione in più per brindare al Natale: Pechino, infatti, ha concesso il formale riconoscimento del marchio in Cina. Una vittoria che spiana praterie nel vasto mercato asiatico al vino italiano, messa a segno grazie a una preziosa sinergia tra le istituzioni italiane sullo sfondo delle tensioni tra Cina e Australia. Il governo cinese, infatti, è ai ferri corti con l’Australia per Taiwan, ma anche per il ruolo del gigante asiatico nel Pacifico e ovviamente per la disputa irrisolta sulle origini del nuovo coronavirus.

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Il consorzio che rappresenta i produttori italiani di Prosecco aveva fatto richiesta di riconoscimento in Cina nel 2014, trovando però l’opposizione australiana: ora le obiezioni sollevate dall’Australian Grape and Wine Incorporated, l’organizzazione che rappresenta i produttori di vino australiani nelle controversie nazionali e internazionali, sono state respinte dall’ufficio marchi cinese che ha riconosciuto il prosecco come indicazione geografica tipica, garantendo la protezione commerciale ufficiale al vino italiano.

Esulta Luca Ferrari, l’ambasciatore italiano a Pechino, rilevando che la svolta è il risultato di una costante sinergia tra la legazione e le istituzioni italiane con il consorzio del prosecco. Stefano Zanette, presidente del consorzio, ha ringraziato anche la Commissione Europea per il contributo “a questo risultato internazionale particolarmente importante, anche considerato il ruolo strategico del mercato cinese”.

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Il consorzio ha aperto un’ambasciata del prosecco nella città di Xian e spera di capitalizzare la crescente passione per le bollicine in Cina: nei primi 9 mesi dell’anno, in Cina sono state vendute 1,35 milioni bottiglie di Prosecco (prima della pandemia, nel 2019, ne erano state vendute 916mila).

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