Il pugno di La Cruz va sempre a bersaglio, oro nei pesi massimi

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TOKYO – “Yo soy La Cruz”, e poi baci alla mamma, la mano al capo a fare il saluto militare, il pugno alzato sotto la tribuna dei cubani, una battaglia durissima e un incontro memorabile, stravinto ai punti. Julio Cesar La Cruz è il terzo oro cubano nella boxe: l’en plein, sette su sette, è sfumato per l’isola della Revolucìon, due dei suoi boxeur si sono persi nei tornei. Uno, Lazaro Alvarez è già sul podio, ma terzo, nei piuma. C’è un’altra possibilità nei pesi leggeri con Andy Cruz, opposto in finale all’americano Davis. Ma intanto Julio Cesar La Cruz ha distrutto il russo Gazhimagomedov nella finale dei massimi, verdetto unanime, riprese tutte uguali: l’avversario, più potente, lo cercava e lui colpiva e si difendeva, danzandogli intorno, imprendibile. Alla fine l’esultanza è arrivata prima di sapere, lui sapeva già.

È il secondo oro olimpico per La Cruz, cinque anni fa a Rio era stato campione dei mediomassimi. È passato di categoria, ma il suo pugno va sempre a bersaglio, prima che lui scompaia, introvabile alla risposta dell’avversario. Lo chiamano “La sombra”, l’ombra. È nato a Camaguey, nella terza città più popolosa dell’isola, ha 31 anni, quattro titoli mondiali dei mediomassimi alle spalle. Il suo obiettivo, sin prima dei Giochi di Tokyo, era il torneo olimpico di Parigi: “Voglio vincere entrambi gli ori” diceva, dando quasi per certa la vittoria in Giappone, e il ring non l’ha smentito.

Nel 2008 era stato vittima di una paralisi facciale dopo un incontro, nel 2014 era stato vittima di una rapina. I ladri dissero di non sapere chi fosse, gli spararono e il proiettile gli finì nel fianco. Fu salvato per miracolo, ha conservato quella pallottola in un vaso e ha promesso a se stesso di tornare più forte di prima. Nel suo cammino a Tokyo ha battuto anche il connazionale Reyes Pla, fuggito da Cuba e ora battente bandiera spagnola. “Solo un cubano può battere un altro cubano” aveva detto lo sconfitto, e così è andata. La Cruz è il candidato numero uno alla Coppa Val Barker, assegnata da una giuria al miglior pugile dell’Olimpiade, tutte le categorie comprese, un albo d’oro che ha tra i suoi iscritti anche Nino Benvenuti, Teofilo Stevenson, Patrizio Oliva. “Yo soy La Cruz”, il suo ultimo pugno, è probabilmente, come tutti gli altri, arrivato a destinazione.

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