Il regalo che sopravvive al Natale? Un vino da collezione: ecco i più quotati

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La bottiglia di vino giusta per le feste in famiglia o tra amici? Tra le scelte possibili c’è anche quella dell’etichetta pregiata da investimento, da conservare negli anni in cantina. Si acquista direttamente dalle case di produzione, in alcune enoteche specializzate, oppure durante le aste dedicate. Se ben orientata, la spesa iniziale può essere limitata a qualche centinaio di euro. La promessa però è di una rivalutazione molto elevata che negli anni può raggiungere diverse migliaia di euro. Molto dipende dal nome e dall’annata della bottiglia. 

Il contesto è quello dei vini pregiati che in Italia e a livello internazionale è in forte ascesa, anche per effetto della corsa dei millennials, i giovani che da poco hanno scoperto questo mondo e che adesso puntano a fare l’acquisto giusto. E se fino a qualche anno fa in questo mercato i vini italiani erano apprezzati ma ancora di nicchia, adesso iniziano a scalare sempre di più le classifiche. Lo dimostra l’interesse di grandi operatori: quest’anno la società americana Liv-ex, specializzata in quotazioni dei vini da collezione e in strumenti di analisi, ha lanciato il primo barometro tutto dedicato ai vini dell’Italia. Si chiama Live-ex Italy 100 e si aggiunge agli indici sui principali vini mondiali che la società già propone. 

Cosa dice questo misuratore? Da inizio anno Live-ex Italy 100 è salito dell’11,5%. Il vero boom si è registrato però negli ultimi cinque anni, con una rivalutazione che per i nomi italiani è stata del +47% e che ha battuto quella dell’indice principale Liv-ex 100 (+40%). 

Ma di quanto si rivaluta un vino da investimento? «Il valore delle bottiglie pregiate cresce intorno a un 10-15% annuo – spiega Filippo Bolaffi, ad della casa d’aste torinese Bolaffi -. Per i nomi più quotati è facile arrivare a un incremento del 50% in poco tempo».

Come orientare la scelta? La varietà di cantine ed etichette tra cui scegliere è molto ampia. Ci sono realtà già affermate da tempo altre che stanno via via emergendo. Per restare in Italia, il vino più nominato nelle aste internazionali è sicuramente il toscano Sassicaia, insieme al Masseto, sempre espressione del territorio bolgherese, e al Brunello di Montalcino.

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Adesso però stanno conquistando spazio anche altre regioni italiane. Finora nei cataloghi delle aste, tra i nomi italiani, la posizione dominante è andata sempre ai vini toscani. Adesso iniziano ad affermarsi anche quelli del Piemonte con il Barolo e il Barbaresco che sono sempre più citati sulle piazze internazionali. «Questi due vini di recente hanno superato le eccellenze toscane e sono ricercati in tutto il mondo» dice Filippo Bolaffi. 

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Quali etichette selezionare in quest’area «emergente»? L’esperto parla di cantine che hanno già raggiunto una dignità collezionistica. Per il Barolo il riferimento sono Bruno Giacosa e Giacomo Conterno. «Sono sul mercato già da moltissimi anni e da anni sono apprezzati in tutto il mondo – dice Filippo Bolaffi -. Inoltre offrono produzioni piccole per vini che sono importanti». Le bottiglie uscite 10 anni fa dalla cantina, hanno visto moltiplicare più e più volte il proprio prezzo a conferma del riconoscimento arrivato dai collezionisti e dagli investitori internazionali. 

Ci vuole pazienza. «Un Barolo del 2018 è meglio non vada aperto adesso perché la sua massima maturazione arriverà tra 10 anni – spiega Filippo Bolaffi -. Un periodo di tempo in cui assumerà un prezzo più importante anche perché nel frattempo molte bottiglie saranno state bevute e quindi il valore di quelle rimaste aumenterà».

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Come sarà il 2022 per il mercato dei vini di pregio? «Difficile fare una previsione – dice Francesco Tanzi, esperto di cru per la casa d’aste Pandolfini -. Certo è che il settore sta vivendo una fase straordinaria con le aggiudicazioni che quest’anno hanno raggiunto quotazioni sbalorditive e impensabili anche per noi che operiamo da anni in questo mondo». Per l’esperto, chi acquista le etichette da collezione cerca, oltre alla passione per il gusto di un buon calice, anche l’interesse per una forma di investimento che ormai sta diventando come l’oro o altri asset alternativi. È una delle ragioni del boom.

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Nei prossimi anni proseguirà la corsa dei prezzi? «Ce lo auguriamo – risponde Francesco Tanzi -.  Di sicuro contribuirà il fatto che le aziende, da un punto di vista produttivo, cercano sempre di più di raggiungere la massima eccellenza con la giusta selezione delle uve nei vigneti e l’impegno nella qualità». Per l’esperto l’Italia è appena all’inizio della corsa nelle classifiche e presto raggiungerà la Francia. Il recente lancio del barometro dei vini italiani Live-ex Italy100 è un importante segnale. 

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