Il senatore Paolo Romani indagato per corruzione non si presenta dai pm: “Accuse troppo lacunose, non so cosa mi venga contestato”

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Il senatore di ‘Cambiamo’ ed ex Forza Italia Paolo Romani, convocato per essere interrogato oggi pomeriggio dal pm di Bergamo Paolo Mandurino che lo ha indagato per una presunta tangente di 12 mila euro, si è visto “costretto a rinunciare a comparire” in quanto non conosce quali siano esattamente le contestazioni.
E’ quanto emerge in una comunicazione scritta dal parlamentare e depositata dal suo legale, l’avv. Daniele Benedini, al pubblico ministero bergamasco.

Il senatore Paolo Romani indagato per corruzione a Bergamo: “Mazzette per 12mila euro”. Coinvolto anche l’ex eurodeputato Maullu

Romani che rimane a “disposizione dell’autorità giudiziaria” è “interessato” a sapere “di cosa sono accusato. (…) La mia funzione di rappresentante dei cittadini – è uno stralcio del testo – è così delicata da richiedere una accusa chiara e specifica di un fatto che non conosco e che non è conoscibile attraverso” l’atto notificato nei giorni scorsi. Nell’invito a comparire si parla di 12 mila euro ricevuti “come corrispettivo di un atto contrario ai doveri del suo ufficio”.  L’avvocato Benedini ha aggiunto che il suo assistito “con una imputazione così lacunosa non riteneva di poter affrontare un interrogatorio”.

Da quanto si è saputo anche Giuliana Mila Tassari, ex dirigente amministrativa della fallita Maxwork, caso passato alla ribalta delle cronache per via del coinvolgimento dell’ex marito di Valeria Marini Giovanni Cottone, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Mentre un altro indagato, Massimiliano Cavaliere, imprenditore e fondatore dell’agenzia interinale già processato per il crac avvenuto nel 2017, ha iniziato a rispondere ma poi si è fermato. Sotto inchiesta, ma per false comunicazioni a pm, sono finiti pure l’ex europarlamentare ed ex consigliere regionale Stefano Maullu, coordinatore milanese di Fdi, e il fratello Antonio Sandro.

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