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Il sito web del Recovery Plan

La Republica News
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Fatto il Recovery Plan, adesso, cosa resta da fare? Ora che abbiamo un piano, serve un sito web. Non sembri riduttivo: mi rendo conto che davanti ad un documento così importante, ad un complesso di progetti da cui passa la speranza di un’Italia migliore, un sito web possa  sembrare una bazzecola. Ma non lo è. Serve un sito, ma è più corretto chiamarla piattaforma, dove siano elencati tutti i cantieri che apriremo, le ditte incaricate di portare a termine di lavori, i soldi che prenderanno e soprattutto gli obiettivi temporali che hanno, il cronoprogramma. Serve una piattaforma, ma alla fine per noi cittadini sarà solo un sito web, aggiornata in tempo reale di ogni avanzamento e di ogni intoppo. Serve per consentire il monitoraggio civico, per una questione di trasparenza che è uno dei pilastri delle democrazie che funzionano. La trasparenza scoraggia la corruzione (citata da Mario Draghi fra i tre possibili ostacoli al successo del Recovery Plan); e alimenta la fiducia dei cittadini. 

Questa cosa nelle prime versioni del PNRR, quelle del governo Conte, era citata esplicitamente: ad un certo punto c’era un capitolo intitolato “Piattaforma di open government per il controllo pubblico” ma poi tra parentesi c’era scritto “da completare”, perché era una pagina bianca, che nessuno ha mai riempito. Nella versione finale, quella approvata dal Parlamento e mandata a Bruxelles, il capitolo è scomparso, non un buon segno, ma il principio è rimasto: se ne parla laddove viene esplicitato il funzionamento della cabina di regia che dovrà controllare che tutto proceda per il meglio. “Il Portale PNRR” si legge “costituisce la finestra di comunicazione del Piano. Si tratta di un portale dinamico che si adatterà nel tempo alle esigenze dei cittadini e faciliterà il coinvolgimento attraverso una comunicazione chiara e accessibile del PNRR e dei suoi benefici per il Paese”. Insomma, lo faranno: speriamo che abbia dati aperti, e non pdf chiusi, in modo che tutti possano davvero controllare. In poco più di due mesi “il governo dei migliori” ha scritto il nostro futuro chiuso nel Palazzo: forse era inevitabile, dati i tempi stretti, ma è venuta l’ora di aprire le finestre e far entrare la luce del sole.



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