Il sondaggio: Bologna giallorossa, Lepore corre verso la vittoria al primo turno

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BOLOGNA. Andasse davvero così, sarebbe la vittoria più netta di sempre a Bologna, almeno da quando i sindaci si eleggono direttamente. Persino meglio di quella di Sergio Cofferati, nel 2004 col suo 57,4% del riscatto dall’onta di Giorgio Guazzaloca, primo sindaco di centrodestra nel Dopoguerra sotto le Due Torri (1999). Matteo Lepore, quarantenne assessore alla Cultura e al Turismo di Virginio Merola, non solo vincerebbe al primo turno, secondo il sondaggio YouTrend per il gruppo Gedi. Ma raggiungerebbe subito il 60,1%, in vantaggio di quasi trenta lunghezze sul civico sostenuto dal centrodestra Fabio Battistini, che arranca al 32,5%. Un successo che premia l’alleanza giallo-rossa Pd-M5S, coi pentastellati seconda forza all’8,1% e un Pd che sfonda il 40,1%, arrotondando pure il 39% delle Regionali che incoronarono Bonaccini. Una coalizione modello per l’Italia, pensa lo stesso Lepore, che sogna un nuovo Ulivo – “sarebbe bello rifare quel che fece Romano Prodi” – e che auspica “si vada con questo schema alle politiche del 2023”.

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Non è detto che il modello funzioni ovunque però. Il direttore di YouTrend Lorenzo Pregliasco raffredda la febbre da laboratorio giallo-rosso. Primo, perché grossa parte del successo di Lepore dipende da un buon giudizio sul governo della città. Merola chiude dieci anni di mandato infatti sfiorando il 70% di giudizi positivi. “Un dato molto alto, rispetto alle altre città” spiega Pregliasco. E poi perché “Bologna fatica a essere modello, visto che è una città diversa da tutte le altre. È almeno 20 punti più a sinistra del resto del Paese. Se Lepore vincesse molto bene il risultato si presterebbe a due letture: da una parte chi esalta l’alleanza col M5S, dall’altra chi dice che con questi numeri non era necessaria”. Certo però è vero che “se i nostri dati fossero confermati, il M5S potrebbe intestarsi di esser stato “quasi” determinante per la vittoria al primo turno. Senza l’8,1% del M5S infatti Lepore sarebbe al 52%. Molto meno certo di evitare il ballottaggio”. Un successo insomma, nonostante le ombre non manchino. Il Movimento, pur sotto la nuova guida di un Giuseppe Conte che riscuote il 45,6% di fiducia in città (più di Enrico Letta, al 38,9%, dato più basso di quello del Pd), dimezza infatti i suoi consensi rispetto alle precedenti comunali del 2016, quando era al 16,6%. Raddoppia tuttavia, rispetto alle ultime regionali, quando era sprofondato al 4,2% in città, penalizzato anche dal voto utile per Bonaccini.

Resta invece l’incognita della sinistra-sinistra. Tutte le altre cinque liste in appoggio a Lepore sono infatti stimate all’11,2%. Dentro questo dato ci sarebbe anche Coalizione Civica, la lista (promossa anche dalla vicepresidente della regione Elly Schlein) che nel 2016 correndo da sola prese il 7%, e che ora vorrebbe acchiappare la doppia cifra, superando il 10%. Così come tutto da scoprire è il risultato della lista civica sponsorizzata da Isabella Conti, la sindaca renziana di San Lazzaro che ha impegnato Lepore in una gara combattutissima alle primarie, ottenendo il 40% dei 26mila votanti. E il cui obiettivo ora è superare anche nell’urna il M5S e la sinistra: “Più Conti e meno Conte” ha detto scherzosamente due giorni fa, alla presentazione del programma elettorale condiviso con Lepore.

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Si vedrà. Intanto il candidato Pd prosegue la sua navigazione tranquilla. Aiutato anche da un centrodestra più impegnato nella competition interna, con Fratelli D’Italia che s’avvicina sempre di più alla Lega, che nella promozione del suo candidato. Il partito della Meloni raggiungerebbe infatti in città l’11,9%, con un balzo di quasi dieci punti dal 2,4% delle scorse comunali, ma resta alle spalle del partito di Salvini, che conserva il 16,3%. Incalo dalle Regionali, quando a Bologna raggiunse il 18,4%, ma in forte crescita rispetto a cinque anni fa, quando era al 10,3%. La competizione interna, tuttavia, rischia di ripercuotersi sull’affluenza. La rilevazione di YouTrend valuta una partecipazione al voto del 60% circa, in linea con quella di cinque anni fa. “Ma il rischio di una smobilitazione dell’elettorato di centrodestra – ammette Pregliasco – senz’altro c’è. Se la partita è chiusa, molti potrebbero restare a casa”.

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