“Il Sud Italia lo abbiamo salvato noi, a Milano”. Gallera a Libero, orgoglio-lombardo: ciò che non sapete sul lockdown

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Lorenzo Mottola 20 aprile 2020

«Tante persone hanno la memoria corta. Se non avessimo sbattuto i pugni sul tavolo nei vertici con il governo il virus si sarebbe diffuso in tutta Italia, sarebbe stata un disastro». Prima amato, poi contestato. Giulio Gallera è uno dei volti della crisi che ha colpito l’ Italia in queste settimane. Si è trovato nell’ occhio del ciclone e ora provano a usarlo come parafulmine. «Ma noi non potevamo fare molto più di quello che abbiamo fatto», dice l’ assessore lombardo al Welfare, «e chi ora si è dato alle polemiche non ha capito una cosa: la battaglia non è affatto finita, a ottobre sicuramente il virus tornerà. Dobbiamo farci trovare preparati».

 
Assessore, gli attacchi a Regione Lombardia iniziano quando lei in un’ intervista apre alla possibilità di candidarsi sindaco a Milano, ha disturbato qualcuno? «Ma non è un attacco a me, vogliono colpire la Regione. Una Regione che ha dimostrato di saper resistere in uno scenario di guerra che ha travolto soprattutto le categorie più fragili». 
Qualche problema però ci dev’ essere stato. Partiamo dall’ inizio, oggi alcuni quotidiani l’ accusano di aver ignorato gli allarmi del governo sul Coronavirus, a partire da una riunione del 22 gennaio. «Deformazioni della realtà vergognose. Il 22 gennaio il governo segnalava ancora che il rischio di contagio era moderato e diffondeva una circolare per adottare una serie di misure preventive. Noi abbiamo girato immediatamente tutte le istruzioni alle nostre Ats (le vecchie Asl, ndr) e a tutti i medici. E per un po’ ha funzionato, fino a fine febbraio abbiamo gestito più di 100 casi di persone arrivate da viaggi in Asia in zone a rischio, andandole a prendere con mezzi e tute speciali, tenendole in isolamento nei nostri reparti per infettivi. In queste cose siamo molto bravi». 
Però poi scoppia la bomba, evidentemente perché le misure di contenimento non erano adeguate. «La bomba scoppia perché una persona entra in Italia dalla Germania con il virus ma senza mostrare patologie apparenti, se non un banale raffreddore. Così per 20 giorni il Covid è circolato senza controlli, prima che potessimo fare qualcosa». 
Si è parlato molto dei tamponi, forse l’ errore è stato non continuare a farne a tappeto da subito? «No, il problema è stato la progressione pazzesca del numero di positivi dovuta al tempo passato prima di sapere del primo caso. Noi all’ inizio siamo stati bravi a tracciare tutti i contatti dei pazienti, esattamente come hanno fatto in Germania. Per esempio abbiamo scoperto un nuovo focolaio nato da una balera di Codogno frequentata da cremonesi. Nonostante ciò i casi raddoppiavano ogni 3 giorni. In due settimane avevamo più di 300 posti in terapia intensiva occupati». 
E a quel punto, a parte chiuderci in casa, cosa si poteva fare? «Nulla, purtroppo ci siamo trovati in una situazione in cui ormai era impossibile seguire i contagi. Quel che si poteva fare andava fatto prima». 
Cioè? «Si poteva imporre in tutto il territorio europeo una quarantena per chiunque arrivasse dalla Cina. Questo ci avrebbe consentito di bloccare il virus. Fontana questa cosa l’ ha detta ed è stato trattato da razzista. Invece un’ operazione del genere avrebbe bloccato la possibilità di diffusione dell’ infezione». 
Con Roma ci sono ancora questioni da chiarire? «Beh, noi abbiamo affrontato questa guerra a mani nude. Noi avevamo risorse adeguate alla gestione ordinaria, anche con i magazzini pieni in una settimana abbiamo esaurito le scorte di un anno di tute, camici, mascherine e così via. Bisognava prevedere un piano straordinario per i rifornimenti. Il problema è che il 31 gennaio il governo ha dichiarato lo stato di emergenza e incaricato la protezione civile di preparare quanto necessario per affrontare un’ emergenza. E invece negli ospedali, tra i medici e nelle Rsa è mancato tutto, dai respiratori in poi…». 
Però accusano voi di aver gestito male la crisi, tanto che tutti dicono che il Sud ha retto meglio della Lombardia. Si parla anche di commissariamento. «Ma siamo alla totale deformazione della realtà. Non si può paragonare la Lombardia ad altre regioni dove non ci sono stati focolai come i nostri. Peraltro sembra che qualcuno abbia completamente perso la memoria. Possibile non ricordare che ai primi di marzo i sindaci e gli scienziati dicevano che le città non si dovevano fermare, che il Covid era un’ influenza, che tutto si sarebbe risolto velocemente? Siamo stati gli unici a chiedere misure più incisive al governo. Se gli spostamenti in Italia sono stati sospesi il 7 marzo è perché l’ abbiamo chiesto noi, esponendoci anche con i nostri scienziati e con una lettera accorata da parte dei nostri medici. Ricordate? “Qua la gente muore, non abbiamo tubi da mettere in gola ai pazienti”». 
Ora però c’ è chi chiede di processarvi per omicidio volontario per le morti nelle case di riposo. «Certo, col senno di poi tante cose si potevano migliorare, ma ricordiamo alcune cose. Noi abbiamo provato a chiudere le Rsa, limitando all’ inizio l’ accesso dei parenti. Il 3 di marzo abbiamo dato possibilità di chiudersi completamente. Io ricevevo telefonate di figli infuriati perché non potevano vedere i genitori. Altro punto: noi abbiamo sempre fatto scelte per cercare di salvare il maggior numero di persone possibile. Se fossimo stati a pensare a renderci inattaccabili rispetto a posteriori letture malevole, non avremmo salvato la vita a tanti lombardi». 
Ora De Luca minaccia di sospendere i collegamenti con il Nord se deciderete di far ripartire le attività produttive. «In realtà le misure che abbiamo previsto hanno prodotto un grande risultato, noi avevamo di fronte proiezioni agghiaccianti fatte dai nostri analisti, per questo abbiamo messo in campo misure di contenimento per evitare di avere centinaia di migliaia di contagiati in più. Senza le misure adottate grazie alle nostre insistenze sarebbe stato un disastro». 
In pratica mi dice che il Sud l’ avete salvato voi? «Certo, assolutamente. Se noi non ci fossimo opposti con rigidità al governo il Sud il 7 marzo non sarebbe stato chiuso. Invece abbiamo sbattuto i pugni sul tavolo chiedendo misure restrittive. Grazie a questo le altre Regioni ci hanno seguito e abbiamo ridotto il contagio. Ora tutto deve ripartire, ma nella garanzia della massima sicurezza sanitaria».  
A proposito, i test sierologici iniziano questa settimana. Sono così utili? «I cittadini si aggrappano a qualunque ipotesi di speranza, ma se qualcuno pensa di poter tornare a bere lo spritz perché ha fatto il test sbaglia. Oggi non ci sono kit che ci danno questa garanzia. Certi esami dicono solo se hai anticorpi, ma in ogni caso non escludono che il soggetto sia ancora contagioso. Gli altri esami, quelli sui quali ci stiamo orientando, sono più efficaci, ma non sono stati validati e non sono certi al 100%». 
Secondo l’ Oms è praticamente certo che a ottobre l’ epidemia riparta. «Sì, ci stiamo già preparando al fatto che le pandemie vanno ad ondate. Anche per questo i processi mediatici sarebbero da posticipare, siamo ancora in trincea. Dobbiamo prepararci a una vita e a un sistema sanitario diversi. Anche perché le persone che hanno contratto il virus si trascineranno a lungo malattie croniche». 
I sindaci lombardi continuano a lanciarvi accuse sulla gestione dell’ emergenza. «Abbiamo bisogno di loro in questo momento, ma da qualche settimana quelli di centrosinistra sono diventati il braccio armato di un attacco alla Regione. Speriamo che la cosa finisca».

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