Il triage di Enrico Letta: la priorità del “non evasore” in terapia intensiva. Che orrore

Libero Quotidiano News

Andrea Tempestini
Milanese convinto, classe 1986, a “Libero” dal 2010, caporedattore e digital editor di Liberoquotidiano.it. Il mio sogno frustrato è l’Nba. Adoro Vespe, gatti, negroni e mr. Panofsky.
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23 aprile 2020

“Sappiamo che davanti a code lunghissime, con le terapie intensive piene, a volte gli evasori hanno trovato posto e i cittadini che hanno sempre contribuito con le loro tasse no”Enrico Letta (Repubblica)
Chiariamoci: il “triage” da coronavirus, suppongo, ha fatto impressione a tutti. Cioè, lo hanno fatto davvero: scegliere chi curare nei giorni in cui le terapie intensive esplodevano. Come da manuale, drammaticamente giusto e inevitabile, ma sbatterci il muso contro – e per la stragrande maggioranza di noi farl.o per la prima volta – fa un certo, spaventoso, effetto. I criteri, in estrema sintesi, erano: precedenza ai più giovani e a chi ha meno “patologie pregresse”. Certo Enrico Letta non propone un triage che sabilisca la priorità del non evasore sull’evasore. Eppure, questo criterio lo evoca. “È un discorso brutale, anche sgradevole, ma non è possibile che l’evasione fiscale abbia una conseguenza sulla vita e la morte delle persone e in questo caso l’ha avuta”. L’ex premier riferendosi alle sue stesse considerazioni parla di discorso “brutale” e “sgradevole”, due aggettivi con cui rafforza il mio sospetto, ossia che il triage che stabilisca la priorità del non evasore gli ronzi in testa.
Io odio gli evasori. Perché non posso evadere? Forse. Però giuro mi stanno davvero sulle palle. Anche il concetto di “evasione di necessità” non finisce mai di perplimermi. Ma odio ancor di più questa retorica del “dagli all’evasore” che abbiamo sentito, risentito, arcisentito nelle lunghe settimane del coronavirus. “Non ci sono posti in terapia intensiva perché le persone evadono le tasse”. Il punto è che le persone evadono le tasse perché lo Stato lo ha sempre silenziosamente tollerato. Punto e stop. E quindi sentire un pezzetto di Stato, quale è Enrico Letta, dire che forse quei posti in terapia intensiva sarebbero stati occupati “meglio” da un non evasore mi fa incazzare. Che poi, certo, in fondo in fondo lo penso anche io. Ma penso un sacco di cose orribili, un sacco di fregnacce. Che sono sbagliate. Ergo, meglio non dirle, non sostenerle, sopprimerle nella propria spigoluta intimità. 
Un po’ come il “patentino” per il diritto di voto, quel “test di cultura generale” propedeutico alla possibilità di chiudersi nell’urna che ad ogni santa elezione qualcuno, in particolare da sinistra, ci propone e ci propina. Io, che ho studiato e conosco tre articoli della Costituzione posso votare; tu, zoticone ignorante, invece no. Un orrore assoluto a cui ogni tanto – ammetto – mi capita di indulgere. Ma senza scoomodare Es-Io-Super Io, insomma senza farla troppo grossa, non ci metto troppo a riconoscere che si tratta di cazzata assoluta. E la archivio, la sopprimo (e soprattutto mi rendo conto di non pensarlo davvero). Ecco, mi stupisce che uno come Enrico Letta, che tutto è tranne che persona improvvisata e sprovveduta, abbia scelto di indulgere a quel pensiero su terapie intensive ed evasori fiscali tanto da consegnarlo a Repubblica. 

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