Il virus respiratorio che attacca i bimbi, arriva lo sciroppo che può bloccarlo

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UN VIRUS che si ripresenta da anni, ma che ora, grazie alla pandemia Covid, ha accelerato i tempi. Il virus respiratorio sinciziale, così, quest’anno è tornato in anticipo: a ottobre anziché a gennaio, com’è sempre avvenuto. Ha attaccato migliaia di bambini in tutta Italia, e pure molti anziani. “Bronchiolite”, la definiscono negli ospedali di fronte ai genitori in apprensione con il figlioletto tra le braccia colpito da febbre e difficoltà respiratorie. Tra quei genitori, nei giorni scorsi, c’erano pure il rapper Fedez con la moglie imprenditrice e blogger Chiara Ferragni, mamma e papà di Vittoria, la secondogenita colpita dal virus respiratorio sinciziale e trattata all’ospedale Buzzi di Milano.

Per studiarlo e curarlo nel contempo, sono stati avviati due studi paralleli: in entrambi il protagonista è il policlinico San Matteo di Pavia. Nel primo la clinica Pediatrica e il laboratorio di Virologia del policlinico stanno conducendo un esame approfondito sul virus, con il proposito di “fotografarlo” e capire come si muova; nell’altro sempre Pediatria sta studiando un farmaco specifico (che ora manca) applicandolo su 5 piccoli pazienti.

Il virus dei bimbi 

Il virus respiratorio sinciziale (RSV) è un virus a RNA, classificato come pneumovirus. Ne sono stati identificati alcuni sottogruppi: A1, A2, B1 e B2. È ubiquitario, cioè può trovarsi in luoghi diversi nello stesso momento, e quasi tutti i bambini vengono infettati entro i 4 anni. Le epidemie si verificano con cicli annuali in inverno o all’inizio della primavera in climi temperati. Dato che la risposta immunitaria contro il virus respiratorio sinciziale non protegge dalle reinfezioni, la percentuale di contagio è di circa il 40% tenendo conto di tutti i soggetti esposti. Tuttavia, gli anticorpi anti-virus respiratorio sinciziale riducono la gravità della malattia. Il RSV è la causa più frequente di patologia delle vie aeree inferiori nei lattanti ed è responsabile di oltre 50.000 ricoveri ospedalieri ogni anno negli Stati Uniti nei bambini al di sotto dei 5 anni.

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Può sfociare anche in forme gravi

“Abbiamo diversi progetti che incudono lo studio di questo virus, ci stiamo lavorando da anni – spiega il professor Fausto Baldanti, responsabile del Laboratorio di Virologia Molecolare del policlinico di Pavia – . Perché dà patologia nei bambini soprattutto a causa del fatto che non hanno un’immunità: spesso si presenta in forma lieve, ma può portare anche a forme gravi di bronchioliti. Tuttavia può colpire pure gli anziani perché, andando avanti con l’età, vanno incontro a un decadimento del sistema inmmunitario. Infine è particolarmente aggressivo negli immunocompromessi, e può portare a forme aggressive”. “Per questo virus non ci sono farmaci, ma sono stati proposti anticorpi monoclonali da utilizzare su neonati”, conclude Baldanti.

Lo studio sui piccoli pazienti

Proprio per conoscerlo di più nei meccanismi che gli consentono di replicarsi nello spazio e nel tempo, è in corso un progetto, finanziato dall’Istituto superiore di sanità, che vede il policlinico San Matteo (con Baldanti e il primario di Pediatria Gian Luigi Marseglia) coordinatore per il Nord Italia insieme a due altri parter: la clinica pediatrica del Policlinico Umberto 1 di Roma, per il centro Italia e la clinica pediatrica di Catania, per il sud.
“Il nostro progetto prevede l’osservazione di tutte le infezioni che arrivano nei nostri centri, anche con valutazione del genoma del virus in questione, per verificare se ci siano varianti che possano amplificare la gravità della malattia o se si tratti di un virus stabile – spiega Marseglia – . A breve ciò ci consentirà di fotografare la situazione nazionale in tre latitudini diverse. Entro l’estate prossima avremo tutti i dati, che verranno pubblicati proprio nell’ottica di conoscere meglio un virus che sta mietendo moltissime vittime e affolla Pronto soccorso e reparti di piccoli pazienti”.

Primo farmaco in sperimentazione

Parallelamente il policlinico di Pavia, unico in Italia, sta lavorando anche al primo farmaco in grado di bloccare l’RSV. Si tratta di uno studio sperimentale, iniziato nel 2019, ma poi sospeso causa Covid e ora ripreso in tutto il mondo. Alla sperimentazione partecipano Usa, Europa, Asia e Oceania. “Per questo virus non ci sono farmaci, ma anticorpi monoclonali che si propongono ai neonati – insiste Baldanti – . Nel 2016 è stato pubblicato un lavoro su Science in cui il nostro gruppo di ricercatori, insieme ad alcuni colleghi di Bellinzona ha individuato un anticorpo monoclonale in grado di coprire tutte le varianti dell’RSV. In secondo luogo stiamo sperimentando un farmaco innovativo, una molecola in grado di impedire che il virus si attacchi al suo recettore: una specie di ancora a livello della mucosa respiratoria a cui si aggancia in modo da evitare che entri nelle cellule per provocare l’infezione”.

L’équipe del professor Marseglia lo sta somministrando a 5 bambini nel reparto di Pediatria. “Stiamo applicando questa nuova strategia terapeutica su base volontaria – sottolinea Marseglia – si tratta di uno sciroppo, quindi molto ben tollerato perché si somministra per bocca e i bambini lo ritengono gradevole. Ha scarsi effetti collaterali e ha, appunto, l’obiettivo di “spiazzare” il virus”. Marseglia conclude: “Grazie ai dati che raccoglieremo, saremo in grado, probabilmente fra un anno, di scattare una fotografia mondiale del virus respiratorio sinciziale”.

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