Il volto nuovo della Difesa

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Quando nell’autunno 2001 la portaerei Garibaldi raggiunse nell’Oceano Indiano la flotta che ha dato inizio alla “guerra globale al terrorismo”, gli ufficiali americani hanno guardato con scetticismo i jet italiani: “Ci vorrà parecchio tempo prima che siano in grado di partecipare alle azioni…”. Per ogni raid sull’Afghanistan infatti servivano molte ore di volo e almeno tre rifornimenti di carburante ad alta quota: un’attività che richiede una preparazione perfetta e la capacità di integrarsi in uno schieramento internazionale. Invece i nostri piloti hanno dimostrato di essere pienamente operativi e dopo solo sette giorni l’Us Navy li ha mandati in missione contro i talebani. Li guidava un giovane capitano, Giuseppe Cavo Dragone, che ha condotto personalmente il primo bombardamento sulle basi jihadiste.

Da venerdì l’ammiraglio Cavo Dragone è il comandante in capo delle forze armate. La sua nomina, voluta dal governo su designazione del ministro Lorenzo Guerini e sostenuta dal Quirinale, segna una svolta, rimarcata anche dalle scelte per i vertici della Marina e dell’Aeronautica. L’esecutivo infatti ha puntato su ufficiali con una carriera condotta in prima linea, lontano dai gabinetti ministeriali, e con esperienze che li candidano a essere protagonisti della trasformazione della Difesa in chiave europea.
Quanto i militari siano cambiati dai tempi della leva tutti gli italiani lo hanno capito durante la pandemia: reparti formati da professionisti, addestrati per intervenire rapidamente e in qualunque situazione. L’esperienza maturata in trent’anni di missioni all’estero è stata messa a disposizione dei cittadini, garantendo il sostegno in tutta la Penisola nel momento più buio della storia recente, fino al massiccio contributo all’organizzazione e gestione del piano vaccinale.

Oltre a navi, aerei ed elicotteri, Cavo Dragone è stato comandante delle forze speciali- le figure chiave dei conflitti contemporanei -: ha diretto gli incursori chiamati a prendere posizione in Iraq per fermare l’offensiva dell’Isis, formando le truppe locali e accompagnandole nei raid contro le roccaforti dello Stato Islamico. Poi ha avuto la responsabilità del Coi, il quartiere generale che coordina tutte le attività in patria e nel mondo: appartiene a una generazione di ufficiali con una visione interforze, che supera le tradizionali gelosie tra i corpi per affrontare in modo integrato minacce ed emergenze. Un piccolo modello di “sistema Paese”, che viene rispettato da tutti gli alleati. E che – come ha dichiarato lo stesso Cavo Dragone – “vuole mettere al servizio del Paese, delle Nazioni Unite, della Nato e dell’Unione Europea uno strumento militare credibile, capace, equilibrato e reattivo”.

Non a caso, nell’incarico di capo di Stato maggiore della Marina l’ammiraglio è stato sostituito da Enrico Credendino: si tratta dell’uomo che ha guidato Sophia, la più importante operazione mai lanciata dalla Ue. Lo schieramento nel Canale di Sicilia di una flotta con navi italiane, francesi, tedesche, britanniche, spagnole, irlandesi e personale di tutta l’Unione per soccorrere i profughi e contrastare gli scafisti resta un esempio straordinario di quello che può diventare la Difesa Europea, mettendo le forze militari al servizio dei valori di civiltà: il nome Sophia è quello di una bambina nata a bordo di una fregata che aveva appena salvato la madre da un gommone alla deriva.
Anche il generale Luca Goretti, appena insediato al vertice dell’Aeronautica, ha una storia personale che unisce i due poli del nostro sistema di alleanze. È diventato pilota negli Stati Uniti, ma si è specializzato nella scuola europea per gli equipaggi dei Tornado. Goretti ha preso parte a tutti i conflitti recenti, dalla prima Guerra del Golfo alle campagne aeree in Bosnia e Kosovo, ma ha pure fatto parte dei comitati che coordinano i grandi programmi internazionali di sviluppo tecnologico.

Il governo con queste nomine ha mostrato consapevolezza per il rapido cambiamento della situazione nel Mediterraneo. Uno scacchiere dove si registra – come ha sottolineato Cavo Dragone – “il proliferare di conflitti e focolai preoccupanti, oltre alla presenza di attori terzi che dispiegano assetti militari, tesi a influenzare e destabilizzare la regione”. E dove l’Italia non può rinunciare a tutelare il suo interesse nazionale: “Occorre calibrare – ha dichiarato il nuovo comandante delle forze armate – una risposta armonica, strutturata, puntando a uno strumento di Difesa flessibile e moderno”.

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