Immobile: “Rinuncerei ai miei gol per vincere l’Europeo. Belgio super, ma se De Bruyne e Hazard non giocano…”

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FIRENZE – Il passaggio più importante della storia di Ciro Immobile in Nazionale si è compiuto ormai in questo Europeo, vissuto da titolare dopo anni di partite da attaccante sotto esame: “Sento la fiducia di tutti. Mai come questa volta. Siamo davvero orgogliosi di quello che abbiamo fatto. Lukaku? Lo conosciamo bene, sarà una bella battaglia con i nostri difensori”.

Il Belgio è la squadra più forte rimasta all’Europeo?
“Con l’eliminazione della Francia in teoria è così. Restano Spagna, Belgio e chi vincerà tra Inghilterra e Germania: squadre forti ne sono rimaste, mancano tre partite per raggiungere l’obiettivo. Per il Belgio De Bruyne e Hazard sono giocatori fondamentali: se non giocano, li potranno sostituire, ma è inutile negare che spostino gli equilibri e che con loro in campo sia un’altra cosa. L’importante per noi è seguire la linea che abbiamo tenuto finora: la concentrazione massima, qualunque sia l’avversario”.

C’è il Belgio, l’Italia stavolta si inginocchia

Cassano e Balotelli sono per ora i goleador azzurri agli Europei: essere capocannoniere del torneo è un obiettivo?   
“A me piacerebbe vincere e non è retorica, è assolutamente la verità. Se succedesse, cancellerei volentieri i gol che ho fatto. Con l’Austria ho provato a segnare in tutti i modi. Non ci sono riuscito un po’ per sfortuna e un po’ per errori miei. Ma alla fine della partita abbiamo fatto una bella festa, perché non era facile vincere. D’altra parte, se affronti le quindici più forti del ranking Uefa, non puoi aspettarti partite semplici. Che quella del Belgio col Portogallo fosse equilibrata era naturale, vista la forza delle due squadre: noi non facevamo il tifo per nessuna delle due. Il Portogallo è stato migliore nel secondo tempo, il Belgio nel primo. Alla fine è uscito dall’Europeo Cristiano Ronaldo. Lo ritroveremo in campionato. Tutti lo vogliono sfidare perché è il migliore e da quando è arrivato in serie A la competitività si è alzata molto”.
La cosa che si nota è che lei stia cercando di adattarsi al gioco della Nazionale: più di quanto la Nazionale sfrutti le sue caratteristiche?
“No, i miei compagni con l’Austria hanno cercato di mettermi in condizione di fare gol e io ho cercato di aiutare la squadra. Ne ho parlato con Mancini: è soddisfatto della mia intensità di gioco, lo so che non è stata la mia migliore partita, ma sono contento del rapporto di reciproco aiuto con la squadra. Io qui voglio dare il massimo: dopo ogni allenamento resto sul campo per migliorare quelle cose che non fanno parte del mio bagaglio tecnico, perché ho questa convinzione da sempre: non si smette mai di imparare. Ci ha fatto piacere che si sia dimostrato che questo Europeo è particolarmente difficile: noi abbiamo fatto sembrare la Svizzera una squadretta, mentre il campo con la Francia ha dimostrato il contrario”.
Sulla soglia delle 50 presenze e a un gol da Vialli, che cosa manca a Immobile per essere a tutti gli effetti il vero centravanti della Nazionale?
“Il passato ha segnato un po’ la mia storia, col Mondiale mancato e tutto il resto, perché si guarda più a quello che è successo che a quello che si sta facendo. Mai come stavolta ho il supporto di tutti, vado orgoglioso del lavoro che ho fatto. Sono sempre critico con me stesso e penso che 15 gol segnati con la maglia azzurra siano pochi. Ma posso cancellare il passato, questo è un Europeo molto importante per me. Mi preoccupa solo, e ne ho parlato con Mancini, quando non riesco ad aiutare la squadra”.

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Il dubbio tattico sembra tra Chiesa e Berardi a destra.
“Sono diversi. Il ct vuole che giochino larghi e puntino l’uomo. Stanno facendo tutti e due un Europeo straordinario. Non è un modo di dire che siamo 26 titolari: abbiamo bisogno di tutti”.
Il suo rapporto con Mancini è vistosamente buono.
“E’ vero. All’inizio era buono, ora è più che ottimo. Ha conosciuto il mio carattere, sa che per rendere di più ho bisogno di essere coccolato, di sentire la fiducia. Ma anche Vialli mi aiuta tantissimo, avendo fatto il mio stesso ruolo. Tutti mi hanno trasmesso qualcosa, che io cerco di restituire”.
All’Europeo del 2016 lei non era titolare, ma vide l’Italia di Conte travolgere il Belgio.
“Più o meno loro avranno dieci giocatori di quella squadra. Rispetto ad allora la loro personalità è aumentata, hanno molte più presenze internazionali e sono più pronti. A livello tecnico tattico sono più organizzati”.
E’ anche una sfida Lukaku-Immobile?
“L’ultima volta che hanno dato quest’etichetta a una partita, tra Inter e Lazio, lui ci ha fatto due gol, perciò è meglio parlare di una sfida Italia-Belgio. Lukaku ha una forza fisica devastante e una grande velocità. E poi è un grande lavoratore e un bravo ragazzo, da come ne parlano i giocatori dell’Inter. Chi è più bravo tra me e lui devono dirlo gli altri, magari Simone Inzaghi alla fine della prossima stagione, visto che ha allenato me e adesso allenerà lui”.

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Quanto le sono pesate le critiche dopo la partita con l’Austria?
“Veramente non ne ho sentite tante, forse mi sarò perso qualcosa. Ma quando sei il centravanti della Nazionale, non puoi pretendere di non riceverne. In ogni caso, secondo me, per la partita con l’Austria sarebbero ingiuste. Era complicato e conta il risultato. Quando è entrato Belotti, ci ha dato una grande mano, siamo più uniti che mai”.
Perché Mancini sul campo rimprovera soprattutto lei?
“Forse perché ho il nome più corto, Ciro. Mi piace, mi sprona. Significa che ci tiene, che da me si aspetta qualcosa da un momento all’altro, ma poi dentro lo spogliatoio è tutto diverso”.
Adesso il titolare è lei.
“Io mi sento importante, apprezzato, al centro del progetto. Quando ci sono queste premesse, puoi anche giocare solo 40 minuti e darai sempre il massimo”.
Il sentimento che sta prevalendo in questa squadra è la voglia di impresa?
“Abbiamo superato un grande scoglio, la prima partita dell’eliminazione diretta, che è diversa rispetto al girone, perché non puoi sbagliare e lo sai. Questa partita col Belgio la stiamo preparando con entusiasmo: c’è tutta una nazione che ci segue con gioia e amore. La gente si aspetta tanto da noi, ma questo non ci mette ansia e pressione: semmai, ci deve caricare ancora di più, perché dopo tanti momenti così difficili possiamo dare gioia  agli italiani”.
Per un anno voi reduci dalla delusione del Mondiale mancato, lei in particolare, avete accusato il peso di quella sera a San Siro: una semifinale all’Europeo cancellerebbe definitivamente quel ricordo doloroso?
“Quando siamo usciti ai quarti con la Germania ai rigori, nel 2016, è stata una delusione, ma era nulla in confronto al pareggio con la Svezia: il momento più brutto della mia carriera. Però è stato anche un insegnamento per potere cancellare finalmente quel brutto ricordo. Ci sto riuscendo: so che ho grosse responsabilità insieme ai miei compagni per soddisfare le aspettative della gente. Dobbiamo eliminare le cose negative del passato”.
Una delle immagini tormentone di questo Europeo è quella dello scherzo di Insigne, che si nasconde ovunque, poi esce fuori e la spaventa.
“Ha pure ragione, in un certo senso: inganna i momenti di noia in ritiro, poi lui non gioca nemmeno alla playstation e guarda solo serie tv. E’ piccolo e si nasconde dappertutto. L’altro giorno si è chiuso nell’armadio ed è balzato fuori, mentre io stavo parlando al telefono. Verratti stavolta non ha fatto in tempo a riprendere la scena”.
Torre Annunziata e il circolo in cui è cresciuto il piccolo Ciro: altro tormentone video di questi giorni.
“Lì sono nato e cresciuto su un campo di calciotto: mi ci portò mia mamma quando avevo 4 anni e in teoria non si poteva ancora, ne servivano 5. Mi sono emozionato rivedendo luoghi e persone. E il campo: il mio era in terra, l’ho ritrovato in sintetico. So che a Torre Annunziata sono orgogliosi di me, li voglio ricambiare”.

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